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Lyft, primo bilancio da quotata: cresce il fatturato (con le perdite)

di Marco Valsania


Uber marcia verso la Borsa

3' di lettura

Lyft mette a segno una forte crescita, ma aumentano anche le sue perdite: nel primo trimestre dell’anno - nonché primo bilancio da azienda quotata - la società di trasporto alternativo rivale minore di Uber ha riportato entrate quasi raddoppiate (+95%) a 776 milioni di dollari. Il passivo si è però aggravato a 1,14 miliardi, anche se in buona parte a causa di costi legati al collocamento e in particolare ai compensi in azioni. Questi oneri sono stati pari a 859 milioni. Al netto di voci di spesa straordinarie, il passivo è stato di 211,5 milioni, inferiore ai 228,4 milioni dell’anno scorso e ai 274 milioni attesi dagli analisti.

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I risultati, nel dopo mercato, non hanno rincuorato gli investitori: il titolo ha bruciato quasi il 3%, dopo aver già perso il 16% dalla sua quotazione a 72 dollari di fine marzo. I travagli di Lyft a Wall Street hanno aumentato l’ansia per l’imminente initial public offering della sua grande concorrente Uber, che sbarcherà in Borsa venerdì - il pricing del titolo avverrà giovedì sera - a una valutazione recentemente ridimensionata ma tuttora ipotizzata attorno ai 90 miliardi di dollari, un record dalla quotazione di Alibaba nel 2014. Anche Uber è tuttora in forte perdita.

Lyft, che ha una quota del 30% del mercato del ride-hailing, rivendica oggi un maggior potenziale di crescita rispetto a Uber, che negli ultimi trimestri ha riportato incrementi delle entrate al passo del 20 per cento. Se la società ha previsto di rallentare il passo nei prossimi mesi, la crescita ipotizzata al 60% nel secondo trimestre e le revenue annuali di 3,3 miliardi sono superiori ai pronostici. Il chief executive Logan Green ha inoltre sottolineato che il numero di utenti attivi della sua piattaforma, quelli cioè con almeno un viaggio nel trimestre, è salito del 46% in un anno a 20,5 milioni. Uber punta invece, accanto alle attività core, su una crescente diversificazione, dai servizi di consegna pasti alla logistica. Entrambe appaiono tuttavia scontare maggior prudenza degli investitori sulle prospettive e performance del settore tecnologico e internet al consumo.

Lyft, a caccia di continua innovazione, martedì 7 maggio ha anche annunciato che comincerà a offrire in via sperimentale corse su auto self-driving targate Waymo, la controllata di Google, nell’area di Phoenix, Arizona. Il programma pilota riguarderà dieci veicoli, diventando uno dei più ambiziosi sforzi commerciali sulla nuova frontiera hi-tech. Le vetture saranno dotate di un guidatore di sicurezza. Il mercato delle auto-robot si sta a sua volta scaldando sempre più in presenza di una gara a chi arriva prima: la General Motors ha appena fatto sapere di aver raccolto 1,2 miliardi di dollari per la propria divisione self-driving GM Cruise.

Bilanci, collocamenti azionari e sviluppi tecnologici non rappresentano le uniche sfide davanti alle aziende del trasporto alternativo. Devono fare i conti anche con scioperi proclamati per la giornata di mercoledì da autisti sia di Lyft che di Uber negli Stati Uniti come in Gran Bretagna e Australia: proteste avranno luogo in almeno otto città americane, tra le quali New York dove gli autisti si fermeranno per due ore durante il momento di punta del traffico nella mattinata. Altrove - da Los Angeles a Boston, da Chicago a San Francisco dove entrambe le aziende hanno sede - gli scioperi dureranno 24 ore. I lavoratori chiedono aumenti di paga e benefit. Uber e Lyft insistono nel trattare gli autisti alla stregua di liberi professionisti e non come dipendenti.

Lyft ha risposto alle proteste affermando che i suoi autisti guadagnano in media oltre 20 dollari l’ora e che i compensi sono aumentati negli ultimi due anni. Sia Lyft che Uber hanno poi indicato di essere impegnate a migliorare le condizioni di impiego, ma senza affrontare direttamente le richieste degli scioperanti. Nei loro prospetti azionari, anzi, le due società hanno affermato che una eventuale riclassificazione degli autisti come dipendenti avrebbe gravi ripercussioni per il loro business. Ma le Ipo hanno dato ancor più fiato alla protesta, esacerbando il contrasto tra le paghe, i diritti degli autisti e le cifre intascate adesso da investitori e vertici aziendali. Le società di ride-mailing rimangono anche nel mirino per qualità del servizio e potenziali abusi ai danni di passeggeri: nelle ultime ore un ex autista di Lyft è stato incriminato per reati di rapimento e molestie sessuali nei pressi di Chicago.

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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