gig economy

Vittoria per Uber e Lyft: possono continuare a operare in California

La corte d’appello contesta l’ingiunzione del giudice emessa la settimana scorsa che avrebbe costretto le due aziende a considerare i propri autisti dipendenti

(Afp)

2' di lettura

Uber e Lyft non dovranno cambiare la classificazione degli autisti da contractor a dipendenti. O almeno non dovranno farlo in tempi brevi. L'appello presentato dalle due società per ritardare la conversione da contractor a dipendenti dei loro autisti è stato accolto dalla giustizia della California, che così concede tempo ai due colossi delle auto con conducenti e non li costringe a sospendere il loro servizio nello stato. Un tempo che potranno usare per fare campagna in vista del referendum di novembre in California, dove gli elettori sono chiamati a esprimersi sulla Proposition 22, che esenta Uber e Lyft dal pagare tutti i benefit ai loro dipendenti in linea con la legge dello stato.

La corte d’appello ha contestato l'ordine del giudice che imponeva di rispettare una legge statale sul lavoro e ha fissato la discussione al prossimo 13 ottobre. Dopo la notizia le azioni di Lyft sono aumentate dell'8,6%, mentre le azioni di Uber hanno guadagnato il 7,75%.

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Lyft aveva già annunciato la sospensione delle attività dopo la vittoria in tribunale della California, che aveva fatto causa a Uber e Lyft accusandole di violare le regole non classificando i loro autori come dipendenti ma come “contractor”, appaltatori indipendenti. L’ingiunzione del giudice emessa la settimana scorsa, obbligava le due aziende a trattare i propri autisti come dipendenti a partire proprio dalla mezzanotte di oggi. Ma dopo la decisione dei giudici di accogliere l’appello delle aziende, Lyft ha annunciato che non sospenderà il suo servizio in California come precedentemente annunciato.

Regolamentazione della gig economy

La vicenda si inserisce in una storia più lunga di regolamentazione della gig economy. La California, uno Stato spesso visto all’avanguardia nello stabilire politiche che vengono successivamente adottate da altri Stati, a gennaio ha implementato una nuova legge che rende difficile per le gig companies classificare i lavoratori come appaltatori indipendenti. È proprio questa norma che Uber e Lyft sono costrette a rispettare, ha stabilito il giudice lo scorso 10 agosto. Considerare gli autisti come dipendenti dà loro diritto a prestazioni come salario minimo, indennità di malattia e assicurazione contro la disoccupazione

La California rappresenta il 9% delle corse globali di Uber e il 16% di quelle di Lyft, che opera solo negli Usa. Entrambe le società affermano che la stragrande maggioranza dei loro autisti non vuole essere dipendenti: sostengono che il loro modello di business, flessibile su richiesta, non è compatibile con il diritto del lavoro tradizionale e sostengono quella che chiamano una “terza via” tra l'essere dipendenti e “contractor”.

La Proposition 22

Lyft, Uber, DoorDash, Instacart e Postmates stanno spendendo più di 110 milioni di dollari per sostenere la Proposition 22 che si voterà in California a novembre: una misura che consacrerebbe la loro proposta di “terza via” per un nuovo statuto dei lavoratori della gig economy. Non mancano i contrari a questa visione: chi sostiene che che le aziende dovrebbero rispettare le stesse regole delle altre imprese per non creare una nuova sottoclasse di lavoratori con meno diritti e tutele. Un sondaggio di Refield & Wilton del 9 agosto tra i californiani ha mostrato che il 41% degli elettori intende sostenere la proposta delle aziende, mentre il 26% si oppone e il resto è ancora indeciso.

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