dopo l'espulsione

M5S, Di Battista difende Paragone: «Più grillino di tanti altri»

Con l'endorsment di Di Battista la cacciata di Paragone è destinata ad aprire l'ennesimo fronte di polemiche all'interno del M5S, già scosso dal "caso Fioramonti"

di Vittorio Nuti


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(ANSA)

3' di lettura

«Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali. Non c'è mai stata una volta che non fossi d'accordo con lui». Lo scrive Alessandro Di Battista, esponente di spicco pentastellato, che commentando un post di un'attivista prende così le difese del senatore Gianluigi Paragone appena espulso dal M5S. Poi l'invito «a leggere quel che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell'ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%.».

Paragone ringrazia: «Ale sa cosa difendo»
Su Facebook, Paragone ha subito ringraziato di Battista «per le belle parole che usato per me, in mia difesa. Ale rappresenta quell’idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento: stop allo strapotere finanziario, stop con l’Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porte girevoli, lotta a difesa dei veri deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa». In un video, il senatore ha poi preannunciato l'intenzione di appellarsi «all'ingiustizia arbitraria dei probiviri del nulla, guidati da qualcun altro che è il nulla, e si arroga il diritto di espellermi», pronto anche ricorrere «se mi gira» alla giustizia ordinaria «per far capire l'arbitrarietà delle regole».

Lezzi: espellere anticorpi è sbagliato
Oltre a Di Battista, a schierarsi sui social con il giornalista è la senatrice M5S ed ex ministra per il Sud del Governo Conte I, Barbara Lezzi. «Gianluigi Paragone è e resta un mio collega. Fino a quando, e sono certa che continuerà così, lavorerà senza sosta per i deboli, per assicurare un salario minimo decente, per fare in modo che le multinazionali osservino le leggi del nostro Paese resterà un mio collega. Fino a quando avrà il coraggio di non rispondere né alla Lega, né al Pd, né ad altri ma solo al buonsenso e alle sue idee, come sempre ha fatto, resterà un mio collega. Per il resto, non sono permalosa. Non è una buona idea espellere gli anticorpi, caro Movimento 5 Stelle. In alto i cuori», si legge in un post pubblicato su Facebook.

L’ironia del dissidente: «Sono stato espulso dal nulla»
La scelta di buttare fuori Paragone dal Movimento era stata comunicata all'interessato dal Collegio dei probiviri M5S a ridosso di Capodanno, motivata tra le altre cose anche con il suo voto contrario alla legge di bilancio 2020 in difformità dal gruppo parlamentare grillino. «Sono stato espulso dal nulla. C'era una volta il 33%....ora..», il commento a caldo del senatore dissidente, scritto a penna su carta intestata del Senato e pubblicato sul suo profilo Facebook.

Tensioni interne al M5S
Con l’endorsment di Di Battista, la cacciata di Paragone è destinata ad aprire l'ennesimo fronte di polemiche all'interno del M5S, già scosso dal "caso Fioramonti", l'ex ministro della Scuola e dell'Università Lorenzo Fioramonti che ha lasciato il governo dopo l'approvazione della manovra deluso per la scarsità dei fondi stanziati per l'istruzione, e cu sui la maggioranza rosso-gialla avrebbe dovuto avere «più coraggio». Fioramonti - secondo molti osservatori pronto a fondare un suo movimento politico "verde" schierato con Conte - ha poi lasciato anche il M5S dopo gli attacchi subiti per la mancata "restituzione" al M5S di una quota dello stipendio di parlamentare, incassando per questo la solidarietà di Paragone.

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