PARLAMENTARI SUL PIEDE DI GUERRA 

M5S, caos rimborsi. Oggi l’assemblea sulla riorganizzazione

di Manuela Perrone


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Da sinistra a destra, Luigi Di Maio e Davide Casaleggio (foto Ansa)

3' di lettura

Aumentano i mal di pancia tra i parlamentari M5S sui 2mila euro che ogni mese devono restituire, versandoli sull’apposito conto corrente intestato al Comitato per i rimborsi creato da Luigi Di Maio e dai capigruppo di Camera e Senato, Francesco D'Uva e Stefano Patuanelli.

L’obiettivo del nuovo conto era quello di evitare altre “rimborsopoli”, ma alcuni eletti sollevano perplessità sulla legittimità delle nuove regole. Qualcuno richiama l’articolo 782 del Codice civile, in base al quale «la donazione deve essere fatta per atto pubblico» redatto da un notaio o da altro pubblico ufficiale, a pena di nullità. Questo passaggio, ha spiegato un deputato all’AdnKronos, non avviene. Tutto sta nel qualificare la donazione in questione come “di modico valore” (esentata dal passaggio dell'atto pubblico) oppure no.

I parlamentari sul piede di guerra sarebbero una ventina e invocano un chiarimento da parte dei vertici, «altrimenti non verseremo più un euro». Nel frattempo fanno circolare una scheda elaborata dallo Studio Cataldi, dal nome del titolare Roberto Cataldi, deputato M5S, secondo cui «la modicità deve essere valutata anche in rapporto alle condizioni economiche del donante». «Se si dovesse aprire un contenzioso» sulla legittimità delle donazioni, afferma l’avvocato, «il giudice dovrebbe valutare tanti elementi e la sua non sarebbe una decisione scontata. Non escludo ci possa essere una pronuncia che dichiari nulla la donazione». In sintesi: ci si muove sul filo.

Francesco D’Uva, capogruppo del M5S alla Camera, prova a spegnere le polemiche: «Qualora ci fossero dubbi verranno fugati. Il Comitato rimborsi è stato costituito per creare un conto intermedio, che servirà a far decidere agli iscritti su Rousseau la destinazione delle restituzioni e a evitare una nuova “rimborsopoli”. Noi andiamo avanti su questa strada».

Il caso scoppia alla vigilia dell’assemblea dei gruppi M5S, più volte slittata, prevista oggi alla fine dei lavori d’Aula con il leader Luigi Di Maio. È la riunione in cui il capo politico illustrerà ufficialmente il nuovo assetto del Movimento, elaborato dopo la prima sconfitta alle regionali (in Abruzzo). Quattro le novità, che scaglionate saranno messe ai voti su Rousseau: la nascita di una sorta di “segreteria” con referenti nazionali per tema, dall’economia alle infrastrutture; coordinamenti regionali per potenziare la presenza sui territori; addio al vincolo dei due mandati per gli incarichi di consigliere comunale; apertura alle alleanze con le liste civiche.

Ma sui nomi da piazzare nelle varie caselle il confronto interno sarebbe ancora apertissimo. Di Maio sa che la riorganizzazione dovrà assicurare più spazio ai non fedelissimi, quanti rivendicano di rappresentare le istanze di quel 40% di iscritti che su Rousseau aveva votato Sì al processo a Salvini sul caso Diciotti. E che chiedono una gestione meno verticistica e più partecipata del Movimento. Dare voce a quest’ala pentastellata può tornare utile, in tempi di spasmodica ricerca di distinguo dalla Lega per evitare di farsi travolgere alle europee del 26 maggio.

I sondaggi danno il M5S in lieve rialzo: sarà questo il tasto su cui batterà Di Maio per dimostrare la bontà della nuova strategia comunicativa, volta a insistere di più sui provvedimenti targati Cinque Stelle e a differenziarsi dal Carroccio sui temi etici. Anche se adesso il sentiero delle promesse elettorali si fa strettissimo: al di là di parole e slogan, bisognerà capire come reagire nei fatti ai crudi numeri del Def e alla prospettiva di tempi durissimi per la finanza pubblica.

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