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M5S, il dissenso è solo congelato. Le ombre su Italia 5 Stelle

Luigi Di Maio ha incassato un plebiscito sul taglio dei parlamentari, ma i malumori restano. Alla kermesse a Napoli nel fine settimana mancherà Di Battista. Elezione dei capigruppo verso fumata nera

di Manuela Perrone


M5S festeggia il taglio dei parlamentari: è vittoria del popolo

3' di lettura

Il plebiscito sul taglio dei parlamentari ha certificato il congelamento del dissenso in casa Cinque Stelle. Poche le defezioni (cinque deputati in missione, cinque che non hanno partecipato alla votazione), nessun voto contrario. Una grande vittoria politica per Luigi Di Maio. Ma i malumori nei confronti della sua leadership restano intatti. E rischiano di ricadere, a cascata, su altri due appuntamenti: l’elezione dei nuovi capigruppo alla Camera e al Senato e la kermesse Italia 5 Stelle, in programma a Napoli sabato 12 e domenica 13.

Mercoledì si concluderà la prima votazione per eleggere i capigruppo, ma la maggioranza dei pentastellati è convinta che si tratterà di una fumata nera. Colpa del regolamento dei gruppi, che prevede l’elezione a maggioranza assoluta dei componenti e non contempla il ballottaggio. A ogni nuova votazione, si ricomincia daccapo: possono cambiare candidati e squadre. Tanto che a Palazzo Madama, dopo l’assemblea infuocata del 24 settembre e il rientro nei ranghi, è nato un gruppo di lavoro su base volontaria (per ora hanno aderito in 16) per elaborare una bozza di revisione nel regolamento.

Intanto però il rischio, neanche tanto velato, è che questa tornata si trasformi in una conta tra “dimaiani” e “antidimaiani”. Al Senato - dove già si è registrato l’addio di Silvia Vono, migrata in Italia Viva - si sfidano in quattro (l’ex ministro Danilo Toninelli, l’attuale vicecapogruppo Gianluca Perilli, l’ingegnere foggiano Marco Pellegrini e l’umbro “critico” Stefano Lucidi), emblemi dell’eterogeneità dei malesseri: la rabbia di chi è stato tagliato fuori dal Governo, l’irritazione verso scelte non condivise, come l’alleanza con il Pd in Umbria, l’insofferenza nei confronti di un Movimento poco orizzontale e sempre più verticistico.

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Alla Camera il clima non è molto diverso. I candidati capogruppo sono rimasti in tre (erano undici): Anna Macina, Francesco Silvestri, Raffaele Trano. Anche loro, con i loro team per il direttivo, espressione di sensibilità differenti e di differenti modalità di rapportarsi al leader. «È però improprio parlare di correnti», racconta un deputato a microfoni spenti. «Nessuno è mai riuscito finora a organizzarsi in correnti. Si tratta più di piccoli gruppi mutevoli, incapaci di incidere davvero». La vecchia distinzione tra fedeli di Di Maio e seguaci di Roberto Fico non regge più. Vuoi per la carica istituzionale di Fico, che lo ha tirato fuori dalle liti interne, vuoi per il repentino passaggio di Di Maio dalle braccia di Matteo Salvini a quelle di Nicola Zingaretti, che ha spiazzato (e paradossalmente anche depotenziato) l’ala “sinistra” del M5S.

Persino un outsider come il deputato pescarese Andrea Colletti, una voce spesso controcorrente nel M5S e convinto che il taglio dei parlamentari sia destinato a «produrre più danni che benefici», alla fine non ha votato contro la legge costituzionale: risultava in missione. D’altronde, Di Maio aveva fatto trapelare con chiarezza che non ci sarebbero stati sconti nei confronti di chi avesse votato “no”. I vertici gettano acqua sul fuoco sulle voci di scissione: «È da quando siamo nati che se ne parla sulla stampa. Ma, alla fine, dal Movimento se ne sono sempre andati singoli. Emorragie contenute e fisiologiche». Eppure le sirene della Lega e di Italia Viva continuano a tentare. Nuovi capigruppo invisi oppure un’alleanza organica con il Pd alle elezioni regionali, specie se in Umbria il test del 27 ottobre dovesse deludere, potrebbero fare da detonatore. Prova ne sia l’autocandidatura in Calabria della deputata vibonese Danila Nesci, stoppata da Di Maio, che ha invece raccolto il sostegno dell’ex ministra del Sud Barbara Lezzi.

È con questo carico di mal di pancia e rivendicazioni che si aprirà Italia 5 Stelle. Alessandro Di Battista non ci sarà, ufficialmente per motivi familiari. La presenza di Davide Casaleggio è assicurata, Beppe Grillo dovrebbe partecipare o comunque inviare un videomessaggio. Arriverà sabato sera sul palco il premier Giuseppe Conte. E c’è attesa per l’intervento di Di Maio, che lancerà le candidature per la squadra di 12 «facilitatori» (l’equivalente dei componenti della segreteria negli altri partiti, responsabili dei diversi settori) e affronterà il tema delle alleanze alle regionali.

Il timore è quello di contestazioni plateali, una riedizione dell’“occupy palco” messo in scena dagli espulsi nel 2014 al Circo Massimo che però stavolta rovinerebbe la festa per il decennale del M5S. C’è l’incognita dei dissidenti che hanno lanciato la Carta di Firenze, guidati dal consigliere regionale Davide Barillari. Ma c’è anche un allarme budget, rivelato dall’AdnKronos: una “fronda” di eletti potrebbe rifiutarsi di versare i 1.500 euro richiesti per la kermesse. Al momento tanti non hanno donato o hanno donato meno della cifra stabilita. Un deputato mastica amaro: «Ci sono i 300 euro da dare mensilmente a Rousseau, direi che può bastare».

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