IL CONTRATTO PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO

M5S e Lega: prevalenza Costituzione su diritto Ue, ma lo ha già previsto la Consulta

di Andrea Carli

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2' di lettura

Nel pacchetto delle questioni da affrontare in termini costituzionali il contratto di governo M5S-Lega tiene dentro, al paragrafo 20, «l’affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario, in analogia al modello tedesco, fermo restando il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione». Da alcuni esperti di diritto costituzionale arrivano due osservazioni. La prima: questa prevalenza è già stata riconosciuta in passato dalla Corte costituzionale, per inserirla in Costituzione il percorso è lungo e non è detto che giunga a compimento. La seconda osservazione: il riferimento al modello tedesco è privo di base.

Il principio di prevalenza della Costituzione già riconosciuto dalla Consulta
Cominciamo dal primo punto. «La previsione di una superiorità dei principi supremi dello Stato iscritti nella nostra Costituzione e dei diritti inviolabili della persona umana su qualunque norma dell’ordinamento dell'Unione, anche prevista nei trattati, è desumibile dall’interpretazione evolutiva dell’articolo 11 della Costituzione, frutto di una costante giurisprudenza della Consulta a partire dalla sentenza 173/83 (in questa direzione va anche la 1166 del 1988, ndr). Pertanto - osserva Carlo Curti Gialdino, ordinario di Diritto e istituzioni dell’Unione europea presso l’università di Roma La Sapienza - la proposta di modifica è difficilmente conciliabile con l’impostazione consolidata dei rapporti tra il diritto dell’Unione e il diritto italiano, nonostante qualche recente scricchiolio».

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La procedura (complessa) per inserire il principio in Costituzione
Se invece l’intento è quello di inserire il principio di prevalenza in Costituzione, allora il percorso si preannuncia in salita. «Se è così - spiega Anna Maria Poggi, docente di istituzioni di diritto costituzionale all’università di Torino (la professoressa è stata uno dei 35 saggi per le riforme nominati dall'ex premier Enrico Letta) - bisogna anzitutto modificare l’articolo 117 della Costituzione, già revisionato nel 2001. Parliamo di una procedura molto complessa, poche volte andata in porto. Ma mettiamo pure che si riesca a modificare l’articolo 117. A quel punto saremmo solo a metà del percorso, poichè modificare questo articolo non equivale a potersi sottrarre dall’osservanza del diritto comunitario, cui siamo sottomessi in virtù dei Trattati».

Il nodo della legge annuale europea e il rischio di procedure di infrazione
In altri termini - conclude Poggi - per sottrarci dall’osservanza del diritto dell’Unione dobbiamo chiedere la modifica dei Trattati stessi e iniziare un negoziato assai lungo e complesso con le istituzioni europee. Nel frattempo ogni anno (in quanto membri dell’Ue) bisogna approvare una legge europea con cui si dà ingresso al diritto dell’Unione nel nostro ordinamento: se il Governo prossimo futuro decidesse di non approvarla avremmo sicuramente delle procedure di infrazione dinanzi la Commissione europea».

Rimando all’ordinamento tedesco privo di base
Infine, la seconda osservazione. Il rimando che nell’accordo viene fatto all’ordinamento tedesco è, secondo Curti Gialdino, «assolutamente privo di base, come dimostra una semplice lettura dell’articolo 23 della Legge Fondamentale tedesca, introdotto in occasione della ratifica del trattato Maastricht nel 1992, e come si evince da una consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale federale tedesca».

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