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Prove di accordo M5S-Pd, cosa c’è sul tavolo del negoziato

Da una parte il M5s non apre e non chiude a nessuno. Dall’altra parte il Pd non è disposto ad appoggiare qualunque soluzione, checché ne dica Matteo Renzi. Alla vigilia dello show down in Senato che dovrebbe portare alle dimissioni del premier Giuseppe Conte e alla fine del governo giallo-verde, nelle case pentastellata e democratica prevale la prudenza

di Emilia Patta


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3' di lettura

Da una parte il leader pentastellato Luigi Di Maio: «Ho visto che alcuni stanno già facendo proposte a mezzo stampa su aperture del M5s ad altre forze politiche. Secondo me è profondamente sbagliato. Noi dobbiamo affidarci al presidente della Repubblica e al percorso istituzionale che vorrà delineare». Insomma, il M5s non apre e non chiude a nessuno.

Dall’altra il segretario del Pd Nicola Zingaretti: «Come abbiamo sempre detto: aspettiamo le dichiarazioni di Giuseppe Conte e l’apertura della crisi. A quel punto alla direzione del 21 agosto riaffermeremo una posizione chiara: o nel corso delle consultazioni siu verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamente anche nei contenuti o è meglio il voto». Insomma, il Pd non è disposto ad appoggiare qualunque soluzione, checché ne dica Matteo Renzi.

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Alla vigilia dello show down in Senato che dovrebbe portare - secondo tutti gli indizi e secondo la logica politica - alle dimissioni del premier Giuseppe Conte e alla fine del governo giallo-verde da lui presieduto, nelle case pentastellata e democratica prevale la prudenza. Prudenza che tuttavia non deve essere considerata come frenata, perché la strada di una trattativa per la formazione di un governo istituzionale (o di legislatura che dir si voglia) sostenuto da M5s, Pd e gruppi minori è ormai aperta. E a meno di difficili riconciliazioni dell’ultima ora tra M5s e la Lega - in queste ore il pressing di Matteo Salvini sugli ex alleati di governo è fortissimo - è anche l’unica strada al momento percorribile per evitare il ritorno al voto in piena sessione di bilancio. Non a caso dal vertice domenicale con Beppe Grillo e con Davide Casaleggio è arrivato un sostanziale via libera alla trattativa con gli antichi nemici del Pd: primum evitare il ritorno precipitoso alle urne.

Più che frenata si può dunque parlare di una comprensibile reticenza della vigilia da parte dei due gruppi dirigenti interessati: da parte di Di Maio perché, essendo lui l’uomo dell’accordo con Salvini, teme di vedere la sua leadership ridimensionata se parte il treno del governo con il Pd; da parte di Zingaretti perché la strada del dialogo “istituzionale” con i pentastellati è stata aperta dal suo nemico interno Renzi, verso il quale non c’è fiducia.

Eppure, accanto e quasi a prescindere dai leader, i pontieri di M5s e Pd raccontano di un canovaccio già scritto. E paradossalmente i nodi più complicati da sciogliere non riguardano tanto il programma (tra salario minimo, riduzione del cuneo fiscale, misure per la tutela ambientale e in favore dell’economia circolare, taglio dei parlamentari ad alcune condizioni un programma minimo coerente già c’è) quanto i nomi. Difficile per il Pd digerire un ruolo di primo piano di Di Maio, difficile digerire anche un Conte bis nonostante la svolta anti-salviniana degli ultimi giorni. Per questo da Renzi arriva l’invito ad affrontare la trattativa nel bene del Paese «senza porre veti». «L’importante è che ci sia un governo, che non si vada a votare per evitare l’aumento dell’Iva e per mettere in sicurezza gli italiani. Dei giochi dei partiti non mi occupo fortunatamente», ridadisce l’ex premier.

Ad ogni modo il Conte bis resta in campo nonostante le smentite e le resistenze in casa democratica. Il Pd spinge tuttavia per Roberto Fico, soluzione che avrebbe anche il vantaggio di lasciare libero il posto di presidente della Camera per un democratico. Come soluzione “terza” i nomi che circolano di più tra i pontieri sono quelli del presidente uscente dell’Anac Raffaele Cantone e dell’ex presidente dell’Istat Enrico Giovannini. Ma siamo ancora alle caselle di partenza. Tutti gli occhi nelle prossime ore saranno puntati su Conte, sul suo discorso e sulle sue probabili dimissioni. Solo dopo si apriranno realmente le danze, con la regia del Quirinale.

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    Emilia Pattacapo servizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: storia dei partiti, teoria politica, diritto parlamentare, diritto costituzionale, sistemi elettorali

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