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M5s e Pd uniti su investimenti green, divisi su giustizia e immigrazione

Sulla giustizia la contrapposizione, da settimane, è sul nodo prescrizione. Posizioni distanti anche sull’immigrazione, con il capo politico del M5s Luigi Di Maio che ha stoppato fin qui sia le modifiche ai decreti sicurezza sia, soprattutto, la proposta del Pd di approvare lo ius culurae

di Emilia Patta

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Sulla giustizia la contrapposizione, da settimane, è sul nodo prescrizione. Posizioni distanti anche sull’immigrazione, con il capo politico del M5s Luigi Di Maio che ha stoppato fin qui sia le modifiche ai decreti sicurezza sia, soprattutto, la proposta del Pd di approvare lo ius culurae


3' di lettura

Si fa presto a dire contratto di governo. A partire dallo strumento: di “contratto” stile Conte 1 a Largo del Nazareno non vogliono neanche sentir parlare. Che tuttavia c’è da mettere a punto l’agenda per il 2020 e rilanciare l’azione del governo lo aveva già detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti durante la convention bolognese del partito a metà novembre. Bene, dunque, la presa di posizione del garante del M5s Beppe Grillo in favore di una fase due del governo Conte.

D’accordo su investimenti green e aiuti alle fasce deboli
Quando però si scende nei particolari la strada sembra meno libera rispetto alle enunciazioni generali. Ma i dirigenti dem non si perdono d’animo e sottolineano le cose che uniscono Pd e M5s: «Sugli investimenti verdi per uno sviluppo sostenibile, sugli interventi sul territorio contro il dissesto idro-geologico, così come sulla misure necessarie a sostenere i ceti più deboli a partire da un rafforzamento del taglio del cuneo fiscale sul lavoro siamo sostanzialmente d’accordo - è la riflessione che si fa in queste ore a Largo del Nazareno -. E su questo si può senz’altro costruire un’agenda comune».

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Giustizia, contrapposizione sul nodo prescrizione
Investimenti “green” e sostegno alle fasce più deboli, dunque. Ma restano due macigni difficilmente superabili: la riforma della giustizia e l’immigrazione. E tra i dem è forte il timore che, così come accaduto almeno fin qui sulla questione dello scudo penale per l’Ilva, sarà poi il Pd a dover cedere alle impuntature del M5s. Esattamente quello che Zingaretti non è più disposto a fare. Sulla giustizia la contrapposizione, da settimane, è sul nodo prescrizione: a gennaio entra in vigore la norma approvata dal precedente governo giallo-verde che prevede la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio, a prescindere dall’esito (condanna o assoluzione). Il Pd ha proposto varie soluzioni per evitare che una persona resti sotto processo per anni ma dal M5s e dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede finora si è risposto con un muro, tanto che il vicesegretario dem Andrea Orlando ha ventilato la possibilità che il Pd voti assieme al centrodestra un Ddl contro il blocco della prescrizione presentato da Forza Italia.

Distanti anche sull’immigrazione
Posizioni distanti anche sull’immigrazione, con il capo politico del M5s Luigi Di Maio che ha stoppato fin qui sia le modifiche ai decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini secondo le indicazioni a suo tempo giunte dal capo dello Stato (ma la ministra Luciana Lamorgese ha ribadito anche in queste ore che le modifiche sono pronte) sia, soprattutto, la proposta del Pd di approvare lo ius culurae per dare cittadinanza agli stranieri che hanno fatto in Italia il percorso scolastico. Per Di Maio, che teme di dare acqua al mulino della propaganda leghista, non è una priorità.

I nodi della legge elettorale e dell’Emilia Romagna
Su tutto campeggiano poi due questioni squisitamente politiche: la riforma della legge elettorale, con Zingaretti fermo nella richiesta del maggioritario a doppio turno nazionale per costringere il M5s e i piccoli partiti del centrosinistra alla scelta di campo tra il fronte europeista e il fronte sovranista e Di Maio fermo sulla richiesta del proporzionale per poter posizionare il movimento su una sorta di “terza via”; e soprattutto le elezioni in Emilia Romagna, con il M5s al momento intenzionato a correre in solitaria, e dunque di fatto “contro” il governatore uscente Stefano Bonaccini candidato del Pd e del centrosinistra. «È chiaro che se Bonaccini perde salta tutto, altro che nuova agenda di governo», dicono lontano dai microfoni quasi tutti i dirigenti dem. Anche per questo a Largo del Nazareno ancora si spera in un altro intervento in extremis di Grillo per salvare la regione rossa dall’assalto leghista.

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