guerra di cordate

M5S, fumata nera sui capigruppo. In testa gli attuali vice Silvestri e Perilli

Appena 33 voti alla Camera per la candidata “governista” Anna Macina: un alert per Di Maio. Al Senato Toninelli conquista solo 25 voti. Avanti a oltranza finché non ci sarà la maggioranza assoluta

di Manuela Perrone


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(Ansa)

2' di lettura

Come previsto, il primo voto per l'elezione dei nuovi capigruppo M5S si è concluso con una fumata nera: nessuno dei tre candidati alla Camera e dei quattro al Senato ha raggiunto la maggioranza assoluta dei componenti dei gruppi prevista dal regolamento. Ma nei numeri delle preferenze si nascondono molte sorprese. Perché la “continuità” con la gestione dimaiana sembra avere molto più seguito a Palazzo Madama che a Montecitorio.

Basta scorrere i risultati. Al Senato l’attuale vicecapogruppo Gianluca Perilli, che ha partecipato al tavolo di trattativa con il Pd sul programma di Governo, ha ottenuto 43 voti, staccando nettamente l’ex ministro Danilo Toninelli, portavoce del malessere degli esclusi dall’Esecutivo, che ne ha ottenuti soltanto 25. Terzo con 15 preferenze il senatore umbro Stefano Lucidi, critico con l’alleanza con i dem in Umbria, che in squadra ha annoverato dissidenti come Mario Giarrusso. Quarto, con 14 voti, Marco Pellegrini.

Alla Camera solo 33 voti su 161 sono andati alla deputata della commissione Affari costituzionali Anna Macina, sostenuta dai “governisti”. Che alle prossime votazioni potrebbero confluire sul vicecapogruppo Francesco Silvestri, risultato in testa con 67 preferenze: ha premiato evidentemente la sua squadra, ben bilanciata con la presenza di critici di “sinistra” come il toscano Riccardo Ricciardi. Del tutto inaspettato il secondo posto all’outsider Raffaele Trano, il più in contrasto con la linea ufficiale.

Che cosa succederà adesso? Alla Camera si procederà a oltranza fino a quando un candidato non raggiungerà la maggioranza assoluta. Ma i giochi sono aperti: le squadre possono accorparsi, ritirarsi. Potrebbe anche accadere che si azzeri tutto per ricominciare daccapo o che spuntino nuovi candidati. Al Senato idem, ma qualora non si raggiunga la maggioranza assoluta dei componenti del gruppo neppure al secondo scrutinio (previsto giovedì 10 ottobre dalle 9 alle 16), si procede a una terza votazione in cui è sufficiente la maggioranza assoluta dei votanti, schede bianche comprese. Se neanche questa tornata dovesse essere risolutiva, si terrà il ballottaggio tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze. La sensazione di molti parlamentari è che alla fine la spunteranno proprio gli attuali vice Perilli e Silvestri, superando la guerra tra cordate grazie a una composizione equilibrata dei team proposti per i direttivi.

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