la fuga dal movimento

M5S, lasciano i deputati Nitti e Aprile. In due mesi 12 addii e un’espulsione

L’emorragia non si ferma, mentre si aspettano le decisioni dei probiviri sui morosi delle restituzioni. E si ingrossano le file del gruppo Misto

di Manuela Perrone


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Luigi Di Maio (Ansa)

3' di lettura

Anche i deputati Michele Nitti e Nadia Aprile hanno lasciato il M5S. Direzione gruppo Misto, lo stesso in cui l’ex ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti lavora per lanciare “Eco”, la sua nuova creatura politica ambientalista. Da dicembre sono così saliti a undici (otto deputati e quattro senatori) i parlamentari che hanno detto addio al Movimento, a cui va aggiunta l’espulsione di Gianluca Paragone a Palazzo Madama.

Lo sfogo di Nitti
Direttore d’orchestra, eletto in Puglia all’uninominale, Nitti aveva espresso il suo malessere da settimane. Già il 3 gennaio, a pochi giorni dallo strappo di Fioramonti, seguito a stretto giro dai deputati Danti Cappellani, Nunzio Angiola e Gianluca Rospi, aveva espresso solidarietà ai colleghi: «Mi spiace verificare - aveva scritto in un post su Facebook - che non si sia ancora capaci di interrogarsi a fondo sulle motivazioni che portano stimati e riconosciuti professionisti, dapprima a mettersi a disposizione del Movimento, e poi decidere di prenderne le distanze».

Le critiche al sistema delle restituzioni
Con particolare vigore Nitti aveva bollato come «ridicola e insensata» la retorica «stucchevole della “fuga col malloppo”, tanto più se riferita a coloro che hanno sempre lavorato». E si era detto stanco del «veemente e noioso richiamo a dogmi, assiomi e pattuizioni che non si può pretendere di assurgere a valore costituzionale». Dieci giorni dopo il deputato, fermo ad aprile con i suoi versamenti, era tornato a difendere l’altra fuoriuscita, Rachele Silvestri (che ha traslocato al Misto insieme a Max De Toma il 9 gennaio), da quelle che ravvisava come «forme di squadrismo». «Chi non conosce i vincoli giuridici dei parlamentari - aveva tuonato in questa occasione - non sa di cosa parla e pretende di assurgere a giustificazione delle proprie offese princìpi che non hanno, per l’appunto, alcun valore giuridico e anzi violano un concetto basilare della nostra democrazia».

Aprile: «Deriva autoritativa»
Nadia Aprile, che accusa il Movimento di «deriva autoritativa» e di «metodi intollerabili», non restituiva un euro da dicembre 2018, tanto che durante gli ultimi tempi era indicata tra i parlamentari a forte rischio espulsione. La deputata ha giustificato la sospensione del versamento mensile con l’obbligo, comunicato lo scorso marzo, di destinare i bonifici al conto intestato al Comitato per le rendicontazioni/rimborsi, ovvero a Luigi Di Maio e ai capigruppo di Camera e Senato. «Criticità e incongruenze» di cui sostiene di aver chiesto conto, senza ottenere risposta.

Il “cantiere” di Fioramonti
Le argomentazioni di Aprile e Nitti sono molto simili, in ogni caso, a quelle di Fioramonti. Che ha bisogno di venti deputati per formare un gruppo autonomo: potrebbero seguirlo sia i quattro usciti a gennaio sia gli ex Cinque Stelle espulsi ma comunque eletti nelle file del M5S. Si tratta di Silvia Benedetti, Andrea Cecconi, Veronica Giannone e Gloria Vizzini. Sono in molti a scommettere che dopo le elezioni regionali di domenica 26 gennaio altri colleghi si muoveranno.

Le manovre in Senato
In Senato l’ultimo a fare la valigia è stato Luigi Di Marzio. Prima di lui c’erano stati i tre senatori passati alla Lega (Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro) e l’espulsione di Paragone. In bilico c’è adesso Lello Ciampolillo, moroso da ottobre 2018 e pugliese come Nitti. In una lettera aperta intitolata “Salviamo insieme il Movimento”, il 20 gennaio il senatore ha definito i mancati versamenti «una forma di protesta interna. Tutte le battaglie per cui il M5S ha chiesto il voto in Puglia - si legge - sono state abbandonate dai governi Conte 1 e Conte 2 e, ancor di più, dai rappresentanti del Movimento nazionale e regionale: Tap, Xylella, Ilva, ripubblicizzazione Acquedotto Pugliese». Giurando fedeltà al M5S, Ciampolillo ha chiesto di essere sentito, avvisando però che pagherà le quote ma «solo dopo aver chiarito preliminarmente queste questioni».

Attesa per i probiviri
Entro la settimana, probabilmente mercoledì 22 gennaio, il collegio dei probiviri - composto dalla ministra Fabiana Dadone, da Raffaella Andreola e da Jacopo Berti - renderà noti i provvedimenti assunti nei confronti dei circa 35 parlamentari non in regola con i versamenti. Secondo indiscrezioni, le espulsioni si limiteranno a due, le sospensioni saranno meno di venti. Il resto sarà una pioggia di richiami.

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