sul blog di grillo

M5S: Nato mette a rischio Ue, ridiscutere presenza Italia

di Andrea Gagliardi

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3' di lettura

«La Nato gioca con le nostre vite. Il M5S si oppone da sempre a questa immonda strategia della tensione e chiede, con una pdl in discussione alla Camera, che la partecipazione dell’Italia sia ridiscussa e sottoposta al giudizio degli italiani». Lo afferma il deputato Manlio Di Stefano sul blog di Beppe Grillo. «Il nostro territorio, le nostre basi, i nostri soldati non possono essere ostaggio di giochi di potere e degli umori del presidente americano di turno», scrive, attaccando «la strategia della tensione» Nato nei confronti della Russia. A seguire un elogio del neo presidente Usa Donald Trump, che «ad oggi, fortunatamente, ha rassicurato gli animi e parlato di ottime relazioni con la Russia e di stupidità da parte di chi alimenta tensioni e odio».

Morra: chiarire posizione su euro, serve referendum
Dopo il flop del M5S sul passaggio al gruppo Alde all’Europarlamento e i due addi dal Movimento a Strasburgo (Marco Affronte diretto ai Verdi e Marco Zanni approdato al gruppo euroscettico dell'Enf che vede Matteo Salvini tra i suoi ranghi, ndr), i Cinquestelle alzano dunque la posta. E rilanciano sull’adesione dell’Italia alla Nato. Mentre il senatore M5s Nicola Morra lancia da Fb un appello a favore di un referendum popolare sull’euro, «affinché i cittadini decidano il rimanere o meno dell'Italia all'interno dell'Eurozona».

Bulgarelli: associazione Rousseau cerchio magico
Contemporaneamente cresce il dissenso interno per la gestione del gruppo all’Europarlamento. Carlo Sibilia, deputato M5s ed ex membro del direttorio, è molto duro sul mancato accordo con il gruppo liberale Alde di Guy Verhofstadt. «L’Alde è agli antipodi rispetto ai programmi da noi propugnati, ho cercato di spiegare in tutti i modi che quella scelta era un errore, ma siamo andati incontro a una Caporetto» afferma in un’intervista a Repubblica. Sotto accusa soprattutto Davide Casaleggio, considerato l’ispiratore del tentato passaggio dal gruppo degli euroscettici di Farage a quello dei liberali di Verhofstadt a Styrasburgo.

Casaleggio, insieme all’eurodeputato Davide Borrelli e al capogruppo M5s al Comune di Bologna Max Bugani, gestisce l’associazione Rousseau, alla quale fa riferimento l’omonima piattaforma online che consente agli iscritti di partecipare alla scrittura delle leggi. Ed è proprio il ruolo svolto da Rousseau a finire nel mirino della senatrice Elisa Bulgarelli (non nuova a critiche rispetto al M5S negli ultimi tempi), che scrive polemicamente in un post: «Ma l’associazione Rousseau è “la segreteria” del partito 5 stelle ovvero il centro dei cerchi e cerchietti magici del moVimento? E pensa se non stessero lavorando al DDM (Direct democracy movement)....Beppeeeeeeeeee aiutaci tu!».

Su regole e penali battaglia in tribunale
Agli addii a Strasburgo, intanto, è probabile che faccia seguito una vera e propria guerra di carte bollate. «O ci si dimette o si paga la sanzione di 250mila euro prevista dal Codice» (per gli Europarlamentari, ndr), ha tuonato ieri Beppe Grillo sul blog. Quel Codice «vale meno della carta straccia», è stata la replica di Affronte. Difficile che Affronte e Zanni paghino la multa prevista in un contesto, quello del Parlamento europeo, dove il vincolo di mandato tra l'altro non è normato. La sfida alle regole dei Codici M5S, del resto, non è nuova nell’universo pentastellato e ha investito parlamentari espulsi ed esponenti locali. Oggi è stato notificato a Grillo, legale rappresentante dell’associazione del 2009 cui fa capo il M5S, l’atto di citazione sul nuovo “non statuto” e sul regolamento, impugnati da tre iscritti al Movimento rappresentati dall'avvocato Lorenzo Borrè, che già aveva ottenuto il reintegro di un gruppo di trenta sospesi tra Napoli e Roma. Nelle 41 pagine del ricorso si formulano circa 15 motivi di nullità dei documenti, dall'inesistenza di «delibera assembleare» (al voto online del 26 ottobre scorso hanno partecipato 87.213 iscritti, senza il quorum del 75% previsto dal Codice civile) alla «distorsione informativa circa le finalità di votazione».

Ma gli occhi dei Cinque Stelle sono puntati soprattutto sull’udienza di domani al tribunale civile di Roma sul ricorso d’urgenza depositato a maggio dall’avvocato Venerando Monello, iscritto al Pd, contro il codice di comportamento fatto firmare alla sindaca di Roma Virginia Raggi e ai consiglieri pentastellati prima di essere eletti. Anche là è contemplata una penale da 150mila euro. Monello contesta la violazione del divieto di vincolo di mandato e chiede anche che la sindaca sia dichiarata ineleggibile. I legali di Raggi sostengono che l'eventuale dichiarazione di nullità non potrebbe produrre alcun effetto sul suo incarico. La sentenza, secondo il legale che ha sollevato la questione, potrebbe arrivare a metà della prossima settimana.


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