Nuove alleanze

M5S, parla Corrao: in Europa dialoghiamo anche con Macron

di Manuela Perrone

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Ignazio Corrao


4' di lettura

Un futuro polo sovranista a Strasburgo con M5S, Lega, polacchi, ungheresi, estrema destra austriaca e altri movimenti populisti dell’Est? L’europarlamentare pentastellato Ignazio Corrao nega trattative in questa direzione, conferma il dialogo con tutti (anche Macron, liberali e Verdi) e attacca: «Il PiS, il partito nazionalista al governo in Polonia, sta negoziando il passaggio al Ppe, a cui appartiene anche Fidesz del premier ungherese Viktor Orbàn. Non siamo noi gli alleati dei nazionalisti, ma sono Berlusconi e Merkel che li usano per affossare ogni tentativo di seria riforma dell’eurozona. Rappresentano un’Europa degli egoismi che respingiamo e che non ha futuro». Mai come oggi è cruciale il puzzle delle alleanze: per il Movimento, che siede all’Europarlamento nell’Efdd con i britannici di Farage in uscita causa Brexit, e per la Lega, che è nell’Enf con Marine Le Pen.

Il patto di governo vi spingerà a cercare una “casa comune” in Europa per contare di più?
In Europa ci alleeremo con quelle forze politiche che riconoscono l’esigenza di un forte cambiamento delle politiche europee e che si impegnano a realizzarlo. Ci muoveremo con la stessa trasparenza e coerenza dimostrata nel negoziato con la Lega, dove abbiamo raggiunto un accordo che contiene i nostri 20 punti per migliorare la qualità della vita degli italiani. Ai cittadini non interessano le alchimie politiche ma i risultati raggiunti. Il programma per le europee del Movimento 5 Stelle sarà la nostra bussola.

Salvini non fa mistero della sua affinità con Orban (e con i Paesi Visegrad) e della volontà di cambiare con lui le regole in Europa. È immaginabile che a Strasburgo voi e la Lega possiate imboccare strade diverse?
Non c’è nessuna alleanza fra Movimento 5 Stelle e Lega ma una collaborazione per il governo del cambiamento, basata su un contratto scritto. Dovevamo assicurare al Paese un governo forte e in grado di rispondere ai bisogni dei cittadini e così abbiamo fatto. Non so cosa abbia in mente Salvini ma noi siamo intenzionati a dialogare con tutti per trovare la migliore soluzione.

Avevate aperto al dialogo con Macron, con i liberali e con i Verdi, nell’ottica di costruire un’alternativa di centro all’Ue a trazione tedesca. Il governo con la Lega non rischia adesso di pregiudicare il confronto?
No, anzi. Essere al governo ci rende più forti e appetibili. Il Movimento 5 Stelle è una opportunità per tutte quelle forze politiche che non si arrendono a questa melina. Dove sono gli Eurobond, i trasferimenti fiscali e la fine dei paradisi fiscali nell'Eurozona? Persino Mario Draghi, in uno dei suoi ultimi discorsi a Firenze, ha ammesso che servono trasferimenti fiscali fra gli Stati membri e che siamo lontani dall’avere un’area valutaria ottimale. Ripeto, noi siamo pronti al dialogo con tutti. Discutiamo di contenuti.

I rapporti con la Germania restano tesi, nonostante le aperture della cancelliera Merkel sul bilancio dell’eurozona e su forme di solidarietà finanziaria tra gli Stati. Come le giudicate?

La Merkel ha iniziato ieri la campagna elettorale del PPE a Monaco proponendo il Libro bianco sulla sicurezza europea. Per loro la priorità è rassicurare qualche lobbista dell'industria tedesca, per noi rispondere alla fame di diritti e giustizia dei 100 milioni di poveri europei. Nel nostro accordo di governo per il cambiamento c’è la richiesta di utilizzare il 20% dello stanziamento del Fondo sociale europeo per finanziare il reddito di cittadinanza. Una proposta, tra l'altro, che ha fatto propria anche il Parlamento europeo votando a favore lo scorso 6 ottobre alla risoluzione della mia collega Agea.

I timori che il governo giallo-verde volesse uscire dall’euro hanno pesato sui mercati e sullo spread. Il premier Conte, con i vicepremier Di Maio e Salvini, ha smentito, ma gli eurodeputati pentastellati e leghisti hanno appena votato un emendamento proposto dal gruppo Gua al quadro finanziario pluriennale 2021-2027 a favore dei Paesi che vogliono abbandonare la moneta unica. Perché questa ambiguità?

Abbiamo votato a favore dell’emendamento per difendere il principio di solidarietà, che vige fra tutti i Paesi membri, anche in situazioni gravi ed estreme come quella di una eventuale uscita dall’euro. L'Italia non vuole uscire dall’euro e non è una minaccia per l’Europa. Affermare il principio di collaborazione con i Paesi in difficoltà non significa affatto volere uscire dall’euro. Chi maliziosamente suggerisce una analogia è in malafede. L’emendamento che lei cita è stato comunque votato anche da Curzio Maltese, Eleonora Forenza, Alessandra Mussolini, Stefano Maullu e tanti altri parlamentari europei che, come noi, sono preoccupati da eventuali conseguenze impreviste nella zona euro, che comunque non ci auguriamo.

Il nodo immigrazione agita gli animi. Al Consiglio europeo di fine giugno arriverà la riforma del regolamento di Dublino proposta dalla presidenza bulgara, che a Lussemburgo è stata appena bocciata da 11 Paesi, Italia e blocco di Visegrad compresi. L’idea del governo, trainata dalla Lega, sarebbe quella di non presentare altre proposte. Ma non è un passo indietro rispetto alle battaglie M5S per cambiare Dublino?

Qui c'è un grande fraintendimento. Non è il governo Conte che ha fatto cadere la riforma del regolamento di Dublino, ma l’egoismo degli altri Stati europei. Noi abbiamo sostenuto la controproposta congiunta dei Paesi mediterranei che chiedevano ricollocamenti veri e non promesse da marinai. Su Dublino la Merkel sta facendo il gioco delle tre carte. Ma noi vogliamo fatti e senza ricollocamenti automatici e obbligatori fra gli Stati membri non ci sarà accordo e lo abbiamo manifestato in maniera esplicita anche durante l’iter di approvazione del regolamento in Parlamento europeo che ha seguito la mia collega Laura Ferrara.

Il nuovo governo italiano è il più filo-russo nella storia della Repubblica. La contrarietà di M5S e Lega alle sanzioni è nota, ma la Nato ha già frenato sull’ipotesi di cancellarle. Come replica a chi vi giudica una minaccia per l'Europa e per l’alleanza atlantica?
Parla il nostro lavoro. Al Parlamento europeo abbiamo sempre gettato ponti e col dialogo abbiamo spesso fatto convergere i nostri partner verso le nostre posizioni. Lo stesso farà il governo. Il dialogo e mediazione saranno le nostre parole d’ordine anche rispetto ai rapporti tra gli alleati atlantici e la Russia, rapporti che vanno rivisti soprattutto per garantire pace e stabilità a livello internazionale.

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