La partita per il Colle

Quirinale, scontro nel centrodestra. Berlusconi resta ad Arcore: la deadline è il 27 gennaio

Niente di fatto anche nel centrosinistra, M5s spinge ancora per trovare un nome alternativo a quello di Draghi: «Deve rimanere a Palazzo Chigi»

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3' di lettura

Il voto per il Quirinale mette in forte tensione sia il centrodestra che il centrosinistra. Nonostante gli appelli di Salvini e Meloni a verificare in un vertice i numeri di Silvio Berlusconi,l’ex premier resta ad Arcore. Secondo quanto si è appreso, il leader azzurro ha rinviato il suo arrivo a Roma a data da destinarsi. Il Cav era atteso nella capitale nella serata di mercoledì, essendo stato fissato, seppur informalmente, per giovedì 20 gennaio il vertice di centrodestra che avrebbe dovuto sciogliere il nodo della sua candidatura al Quirinale. Nulla di tutto questo, è stato chiarito, con la riunione pertanto congelata - secondo fonti azzurre - e che potrebbe anche tenersi la prossima settimana. «C’è tempo», è filtrato da chi ha avuto modo di parlargli, lasciando trapelare che la deadline per Berlusconi resta quella della quarta votazione. Quindi giovedì 27 gennaio.

Nulla di fatto anche nel centrosinistra

Il centrosinistra non ha ancora trovato la quadra sul dossier Quirinale. Il vertice tra il leader del Pd Enrico Letta, quello dei Cinque stelle Giuseppe Conte e il ministro della Salute Roberto Speranza, in rappresentanza di LeU, che si è svolto nella mattinata di mercoledì 19 gennaio nella casa dell’ex premier e che è durato due ore - è stato il primo incontro ufficiale nel campo del centrosinista- si è concluso con un nulla di fatto, ovvero non è stata raggiunta un’intesa su un candidato comune al Colle. «Ne parleremo con il centrodestra nei prossimi giorni», ha spiegato il segretario del Pd. «Lavoreremo insieme per dare al Paese una o un presidente autorevole in cui tutti possano riconoscersi - ha poi aggiunto -. Aperti al confronto, nessuno può vantare un diritto di prelazione». Il M5s ha confermato il no a Berlusconi, se il nome del Cavaliere sarà in campo i Cinque Stelle diserteranno le prime tre votazioni.

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Per M5s Draghi al Quirinale metterebbe a rischio la stabilità dell’esecutivo

Intanto l’incontro con Pd e LeU ha dato ai Cinque Stelle l’opportunità di delineare la sua posizione. Fonti M5s hanno posto l’accento sulla difficoltà di proseguire in un quadro di maggioranza di governo che, senza Draghi, difficilmente potrebbe reggere, riassumendo il pensiero espresso dal leader pentastellato durante il summit. Ecco perché M5s spinge ancora per trovare un nome alternativo a quello del presidente del Consiglio, in modo da poter far rimanere Draghi a Palazzo Chigi. «L’incontro è andato bene. Siamo pronti a un’azione forte, a un confronto anche ampio e condiviso. Ovviamente andranno rimosse dal tavolo candidature di parte come quella di Berlusconi», ha spiegato Conte dopo l’incontro con Letta e Speranza. «Siamo pronti ad offrire al paese e a tutti i cittadini che aspettano un presidente o una presidente autorevole che possa rappresentare tutti. Avrete sicuramente delle proposte più avanti quando avremo il confronto anche con le altre forze», ha aggiunto.

Colloquio tra Conte e Di Maio alla Farnesina

Terminato il vertice con i leader del Pd e di LeU, Conte ha raggiunto la Farnesina per incontrare il ministro degli Affari esteri, Luigi Di Maio. Il colloquio è durato un’ora. Un primo faccia a faccia tra i due esponenti del Movimento che nell’ultimo periodo si erano incontrati solo nelle riunioni della “cabina di regia”. Di Maio avrebbe sottolineato l’urgenza che i gruppi restino “compatti” anche per rimarcare la centralità del M5s, e dei suoi numeri in Parlamento. Resta quindi “centrale” la questione del proseguimento della legislatura: punto fondamentale da garantire e su cui lavorare. Anche con l’obiettivo di preservare Draghi da ogni tentazione di tatticismo politico.

Letta fa punto con capigruppo, timori Conte su Draghi? Non bruciamo nomi

Il segretario del Pd, dopo l’incontro di questa mattina con Conte e Speranza, ha fatto il punto con le capigruppo dem Devora Serracchiani e Simona Malpezzi, a Montecitorio. I timori di Conte sulla tenuta dei gruppi dem sul nome di Mario Draghi? «Non è il momento di bruciare nomi» ha risposto Malpezzi ai giornalisti.

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