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M5S-Pd, totoministri: per l’Economia Gualtieri o Barca, Gabrielli all’Interno

Al Pd andranno - secondo l’accordo di massima raggiunto nella tarda serata di ieri - sette ministeri tra cui Esteri, Economia, Interni e forse anche Infrastrutture e Lavoro. Resta il nodo dei vicepremier

di Emilia Patta


Crisi di governo: il duello sui ministri

3' di lettura

Incagliata sul ruolo di Luigi Di Maio nel governo e sulle caselle “pesanti” chieste dal segretario del Pd Nicola Zingaretti, la trattativa si è poi sbloccata nel corso della serata di ieri 27 agosto con l’interlocuzione diretta tra Zingaretti e il premier Giuseppe Conte. Al Pd andranno - secondo l’accordo di massima raggiunto in tarda serata - sette ministeri tra cui Esteri, Economia, Interni e forse anche Infrastrutture e Lavoro. Resta il nodo dei vicepremier, una diarchia che Zingaretti non vorrebbe replicare chiedendo un vicepremier unico per il Pd (in pole Dario Franceschini, che avrebbe anche i Rapporti con il Parlamento, ma c’è anche l’ipotesi di Andrea Orlando, che avrebbe anche l’Ambiente). Quanto a Di Maio, le ipotesi ancora in campo sono due: o ministro della Difesa senza fare il vicepremier oppure lo Sviluppo economico restando vice.

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Agli Esteri resta in pole Paolo Gentiloni. Agli Interni ieri crescevano le quotazioni del capo della Polizia Franco Gabrielli, una soluzione “tecnica” che sarebbe gradita anche al M5s. Restano tuttavia in pista per il Viminale Marco Minniti e Andrea Orlando nel caso in cui non andasse a fare il ministro.

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Per la fondamentale casella dell’Economia ieri crescevano le quotazioni del presidente della commissione Bilancio dell’Europarlamento Roberto Gualtieri, ma tra gli zingarettiani continuano a farsi i nomi di Antonio Misiani e di Fabrizio Barca mentre i renziani spingono Pier Carlo Padoan. Via dalle Infrastrutture Danilo Toninelli, che dovrebbe prendere il posto di capogruppo in Senato di Stefano Patuanelli spostato al governo, per il delicato ministero sono in corsa per il Pd la vicesegretaria Paola De Micheli, Roberto Morassut e in quota renziana Ettore Rosato.

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Il M5s insiste per tenere alla Giustizia Alfonso Bonafede, mentre nel caso in cui, come sembra, Di Maio si trasferisca alla Difesa al Lavoro potrebbe andare l’attuale capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio. Ma in casa renziana si fa il nome di Delrio anche come commissario Ue, nomina per cui restano comunque forti le quotazioni dell’ex premier Enrico Letta. Della minoranza del partito resta in corsa Lorenzo Guerini, che lascerebbe il Copasir all’opposizione per avere la delega ai Servizi ora nelle mani di Conte.

Quanto a Matteo Renzi, conferma che non farà parte del governo e dice ai suoi che si comporterà come si fa «con un governo amico». Tuttavia molti nel Pd stanno pressando Zingaretti affinché anche i renziani più vicini all’ex premier siano coinvolti nel governo: in questo modo - è il ragionamento - Renzi avrebbe più difficoltà a creare un partito suo uscendo dal Pd o comunque a mettere in difficoltà il governo. Si fanno tra gli altri (oltre a Rosato, Delrio e Guerini) anche i nomi di Anna Ascani, Teresa Bellanova e Simona Malpezzi. Ma da parte renziana si ribatte che l’eventuale entrata nel governo dei renziani deve essere proporzionata alla loro forza nei gruppi parlamentari (sono in maggioranza): almeno tre ministeri o niente. Insomma, da giovedì - quando Conte avrà l’incarico - la partita dei ministeri non sarà solo tra M5s e Pd ma anche interna ai demcoratici.

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    Emilia Pattacapo servizio

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: inglese, francese

    Argomenti: storia dei partiti, teoria politica, diritto parlamentare, diritto costituzionale, sistemi elettorali

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