ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl ministro degli Esteri

M5S, da pupillo di Grillo alla rottura con Conte: la parabola di Di Maio

In 50 deputati e 20 senatori potrebbero seguire il ministro degli Esteri

di Andrea Marini

Di Maio: "M5S rischia di diventare forza politica dell'odio"

2' di lettura

Da pupillo di Beppe Grillo, a cui il cofondatore del M5S affidò nel 2017 la leadership del suo Movimento, alla possibile fine di un Valentino Tavolazzi qualunque, il consigliere comunale di Ferrara che nel 2012 fu il primo (di una lunga serie) espulso nella storia del M5S. Per Luigi Di Maio, classe 1986, la parabola all’interno dei pentastellati ha dell’incredibile.

I rischi per il governo

Una rottura, quella tra M5S e Di Maio, che potrebbe avere anche conseguenze sul governo: su 72 senatori e 155 deputati M5S, in 50 alla Camera e 20 a Palazzo Madama potrebbero seguire il ministro degli Esteri in un nuovo gruppo (cifra che potrebbe crescere in caso di stop al terzo mandato). Una rottura con il ministro degli Esteri che non è escluso possa portare Conte e i suoi seguaci a togliere l’appoggio al governo Draghi, mettendo a rischio l’alleanza con il Pd e la stessa sopravvivenza dell’esecutivo.

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Vicepresidente della Camera

Giovanissimo neodeputato M5S, il 21 marzo 2013 Di Maio, da ragazzo semi sconosciuto di Pomigliano D’Arco, viene eletto vicepresidente della Camera (il più giovane della storia, a 26 anni). In un movimento nato con il motto “uno vale uno”, quell’incarico di prestigio lo porta inevitabilmente a emergere. L’atteggiamento pacato spingono Grillo a definirlo un “politico” rispetto a figure emergenti più barricadere come quella di Alessandro Di Battista. Sarà a Di Maio che Grillo affiderà la guida politica, confermata con voto bulgaro su Rousseau.

Vicepremier

Le elezione politiche del 4 marzo 2018 sono un trionfo per il M5S, ma bisogna scendere a patti con le altre forze politiche, in primis la Lega di Matteo Salvini, altro vincitore delle elezioni. Nasce il governo giallo-verde: Di Maio fa un passo indietro dalla premiership, ceduta a Giuseppe Conte, e diventa vicepremier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro. Ma l’abbraccio con Matteo Salvini è mortale: la Lega decolla nei sondaggi e oscura il M5S.

L’addio alla leadership

Dopo la caduta del governo Conte 1, nel 2019, inizia a saldarsi l’intesa con il Pd. Segue il fuoco amico, il gelo di Grillo e il passo indietro dalla leadership del Movimento nel 2020. Ma la rinascita istituzionale è dietro l’angolo e coincide con l’approdo alla Farnesina nel 2019 sotto il Conte bis e con poi la conferma due anni dopo quando a palazzo Chigi arriva Mario Draghi. Al ministero degli Esteri conferma il suo atteggiamento pacato e pragmatico. Ma nel Movimento le cose non migliorano, tanto meno quando arriva Conte. Anzi. Fino alla resa dei conti che sembra inevitabile.

La guerra in Ucraina

La frattura con il nuovo leader del M5S, Giuseppe Conte, avviene sull’invio delle armi all’Ucraina: l’ex premier critica il Governo, di cui lo stesso ministro degli Esteri pentastellato fa parte. Di Maio poi manda frecciate all’ex premier dopo l’ultimo ko elettorale alle comunali 2022 («Alle elezioni amministrative non siamo andati mai così male») e ne contesta l’atteggiamento ribelle («Non si può attaccare il governo un giorno sì e uno no»).

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