verso le elezioni del 26 maggio

M5S in ritirata dalle amministrative: corre solo in metà dei capoluoghi

di Andrea Gagliardi e Manuela Perrone


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(ANSA)

3' di lettura

Liste e candidati sindaci in 15 capoluoghi di provincia sui 30 complessivi. Con l’incognita di Bergamo e Potenza. Così il M5s si prepara ad affrontare le elezioni amministrative del 26 maggio, indette insieme alle europee. Si voterà in 3.856 Comuni, ma il Movimento 5 Stelle si presenterà in appena 127 casi: solo uno su 30. Una percentuale che avvalora la diagnosi di «problemi di fondo» sui territori fatta dal leader Luigi Di Maio all’indomani del tracollo alle regionali in Abruzzo. E che, magra consolazione, sale sensibilmente (50%) nei capoluoghi di provincia.

Il record delle liste è in Toscana (34) seguita dalla Lombardia (14). Va segnalata la presenza del M5s nei tre capoluoghi di provincia pugliesi al voto (Bari, Lecce e Foggia), nonché l’assenza di una lista pentastellata ad Avellino, città natale di Luigi Di Maio e patria del sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia, dove l’anno scorso il M5S aveva vinto con Vincenzo Ciampi, defenestrato però a novembre, dopo appena 5 mesi, con un voto di sfiducia del Consiglio comunale.

Di Maio aveva ammesso: «È necessario arrivare sempre alle amministrative con un percorso che preveda un lavoro sul territorio fatto di incontri con categorie, mondo del sociale, con gli amministratori, non improvvisando come a volte accade. Questo vuol dire pure che dove non siamo pronti dobbiamo smetterla di presentarci». Un ordine che sembra eseguito alla lettera.

Interessante a questo proposito il caso di Potenza, dove il gruppo M5s ha scelto con “ primarie” interne il nome dell’avvocato Marco Falconeri come candidato sindaco. Ma a pochi giorni dalla scadenza dei termini (26 aprile), la lista non è stata ancora presentata, perché non ha ancora avuto la certificazione da parte dei vertici del M5s. E la certificazione è considerata molto a rischio. C’è poi il caso di Bergamo, dove il candidato sindaco M5s Nicholas Anesa (commerciante e attivista) è stato annunciato a inizio febbraio. Anche qui la lista non è stata ancora certificata. Apparentemente c’è un problema di firme a sostegno da raccogliere. Ma c’è anche chi parla di scelta politica di non far correre la lista in un comune importante, dove il M5s rischia di restare sotto il 10%.

Il M5s candida a sindaco di Firenze Roberto De Blasi, architetto, anche in questo caso dopo mesi di fibrillazioni e incertezze. In Toscana il Movimento ha concesso l’uso del simbolo ai candidati sindaco di Livorno, con il nome di Stella Sorgente (attuale vicesindaco della giunta di Filippo Nogarin che non si ricandida e corre alle europee) e di Prato, dove si presenta Carmine Maioriello ex bancario. In Puglia il Movimento ha scelto invece una musicista per contendere la prossima primavera la poltrona di sindaco di Bari all’uscente Antonio Decaro (Pd): Elisabetta Pani, 44 anni, pianista e docente del Conservatorio di Foggia. A Forlì si candida a sindaco il consigliere comunale Daniele Vergini.

Il numero esiguo dei Comuni in cui il Movimento scende in campo è un record negativo assoluto dal 2011 a oggi, nonostante sia ormai forza di governo: otto anni fa, nati da appena due anni, i pentastellati si presentarono in 75 dei 1.177 comuni al voto entrando in 28 consigli comunali. Nel 2012 corsero in 101 su 1.012 municipi, eleggendo quattro sindaci, tra cui il primo in un capoluogo di provincia: Federico Pizzarotti a Parma. L’anno dopo il M5S corse in un comune su tre dei 700 in cui si votava. Nel 2014, l’anno di Nogarin che conquista Livorno, riuscì a presentare una lista ogni 7 comuni (4.098 quelli totali alle urne).

Stessa quota l’anno seguente. Nel 2016 era presente in 251 comuni su 1.342, il 18,7%: fu l’anno del trionfo di Virginia Raggi a Roma e di Chiara Appendino a Torino. Nel 2017 il flop: il Movimento non vince da nessuna parte e non va al ballottaggio in nessuna grande città, incassando sconfitte pesanti a Genova, Parma, Palermo. Eppure l’anno dopo trionfa alle politiche. Confermando la definizione di elettorato «a fisarmonica» coniata dall’Istituto Cattaneo di Bologna: si allarga quando la competizione si muove in una dimensione nazionale, si restringe e si rimpicciolisce in chiave locale.

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