La rifondazione di M5S

M5S-Rousseau, la difficile trattativa per una separazione consensuale

Il rapporto con l’associazione guidata da Davide Casaleggio è uno dei nodi più intricati per Conte, impegnato nel rilancio del movimento. Al centro (anche) un arretrato di 450mila euro

Conte e svolta Green, Grillo avvia rifondazione M5S

2' di lettura

Separazione consensuale o divorzio. Il rapporto con l’associazione Rousseau di Davide Casaleggio resta uno dei nodi più complicati per Giuseppe Conte, l’ex premier impegnato nella rifondazione del Movimento 5 Stelle creato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio (padre di Davide, morto nel 2016). Il varo del nuovo partito dovrebbe avvenire entro marzo: nel simbolo ci sarà la data del 2050 e al centro la “Transizione ecologica ed energetica”, nuovo caposaldo delle politiche M5S lanciato da Grillo proprio nelle fasi di formazione del governo Draghi.

Mancati versamenti

Intanto, però, ci sono molte questioni da risolvere in una specie di intrico burocratico in cui spicca per implicazioni anche politiche la relazione con l’associazione Rousseau. Il nuovo M5S confermerà il principio della “democrazia diretta” e sembra ormai orientato a fare uso di un portale che rimpiazzerà la piattaforma che fa riferimento a Davide Casaleggio, finora custode dell’infrastruttura web del movimento e dei dati degli iscritti. I rapporti sembrano definitivamente incrinati dopo il lancio del “Manifesto Controvento” da parte dell’associazione guidata da Casaleggio junior, avvenuto senza informare Grillo e Conte.

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Un legame difficile da sciogliere, anche per una ragione finanziaria: vale a dire il conto da saldare per gli arretrati delle restituzioni dei parlamentari. Casaleggio reclama versamenti mancati per 450mila euro. Presentando il manifesto ControVento si era lamentato per il calo delle risorse provenienti dai parlamentari e aveva sottolineato l’evidenza dei mancati versamenti: «Ci sono restituzioni non in linea con la data corretta: è trasparente ciò che sta accadendo su quel fronte» aveva detto riferendosi a quanto risulta dal sito del Movimento. Una situazione di frizione che ha fatto saltare il voto su Rousseau per dare il via libera all’ingresso del M5S nella giunta regionale del Lazio di Nicola Zingaretti.

La rivolta dei parlamentari

C’è ovviamente un risvolto politico perché la stragrande maggioranza dei gruppi M5S non vuole più avere alcun rapporto con Rousseau che ormai considera come un partito nel partito. La sfiducia è tale che i parlamentari sono disposti a convincere quanti hanno smesso di versare il contributo mensile di 300 euro alla piattaforma a “sanare” gli arretrati per chiudere ogni pendenza con l’associazione di Milano e il suo presidente. Sono solo 90, 52 deputati e 38 senatori, i parlamentari del Movimento in regola con le cosiddette “restituzioni” di quota delle loro indennità che includono anche il contributo per la piattaforma Rousseau. Nei prossimi giorni il tesoriere del M5S Claudio Cominardi potrebbe aprire un conto corrente intestato al Movimento: lì i deputati e i senatori verseranno eventualmente i soldi che da mesi, ormai, hanno smesso di inviare a Rousseau.

La trattativa

Da parte sua Casaleggio aveva inizialmente minacciato la secessione. È la mossa su cui puntano molti degli espulsi, quelli che hanno detto no a Draghi e che ora guardano alla ricostituzione di un Movimento delle origini, lontano da quella che definiscono la “deriva” impressa da Luigi Di Maio. Vogliono la scissione e vogliono Casaleggio jr e Di Battista dalla loro. Il presidente di Rousseau ha poi smorzato i toni ed è stato avvistato la scorsa settimana a Roma dove ha avuto una serie di incontri. Si tratta: andare alle vie legali costerebbe troppo, per tutti. Per questo la strada dell’accordo sembra l’unica percorribile.

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