oggi la decisione

M5S sceglie il capodelegazione al governo: ecco chi sta con Patuanelli e chi con Bonafede

Ministri, viceministri e sottosegretari M5S sono stati convocati al gran completo dal reggente Vito Crimi per scegliere chi guiderà la squadra di governo pentastellata al posto di Luigi Di Maio

di Manuela Perrone


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3' di lettura

L’appuntamento è per martedì 28 gennaio alle 19. Ministri, viceministri e sottosegretari M5S sono stati convocati al gran completo dal reggente Vito Crimi per scegliere il nuovo capodelegazione, colui che guiderà la squadra di governo pentastellata al posto di Luigi Di Maio.

In gara le due anime M5S
Già dai due nomi in ballo - Stefano Patuanelli e Alfonso Bonafede - si capisce che andrà in scena l’antipasto del confronto tra le due anime in cui il Movimento è ormai spaccato: quella filodem, che spinge per traghettare il M5S nel campo progressista largo invocato dal premier Giuseppe Conte e dal segretario Pd Nicola Zingaretti per battere le destre, e quella neutralista, fautrice della “terza via” tra destra e sinistra sostenuta da Di Maio.

Con Patuanelli tre ministri
Il ministro dello Sviluppo economico - apprezzato dai parlamentari per come ha saputo guidare il gruppo in Senato, ma anche per la competenza e la pacatezza - ha aperto all’adesione al fronte riformista, ovvero alla necessità di una scelta di campo, vissuta da una parte dei Cinque Stelle come ancora più indispensabile dopo la sostanziale sparizione del M5S in Emilia Romagna e in Calabria. Per quello Patuanelli viene considerato il candidato “naturale” dei filo progressisti, anche se lui ha negato ogni ambizione. Sulla sua stessa linea, nell’Esecutivo, sono schierati altri tre ministri: Sergio Costa (che potrebbe essere l’eventuale candidato unitario in Campania, se il dem Vincenzo De Luca fosse costretto a un passo indietro), Federico D’Incà, impegnato strenuamente negli ultimi mesi a limitare la diaspora dai gruppi, e Vincenzo Spadafora, l’ex uomo ombra di Di Maio ma principale pontiere con il Pd ai tempi della formazione del Governo giallorosso. Anche il nome di Spadafora è circolato tra i possibili aspiranti capodelegazione, ma sconta diverse resistenze tra i colleghi. C’è poi Lucia Azzolina, che in passato non ha lesinato critiche a Di Maio e che viene considerata appartenente all’ala sinistra del Movimento.

Bonafede garanzia per i dimaiani
Il Guardasigilli, nonostante le gaffe recenti e qualche discussione con il capo politico, resta invece uno dei fedelissimi di Di Maio, visto dall’ex leader e dai suoi come il miglior baluardo contro un eccessivo appiattimento sul Pd e contro la diluizione del Movimento nel campo progressista. Sulle stesse posizioni, pur con alcuni distinguo, ci sono il sottosegretario a Palazzo Chigi, Riccardo Fraccaro, le ministre Fabiana Dadone (molto legata ad Alessandro Di Battista), Paola Pisano (vicina a Davide Casaleggio) e Nunzia Catalfo.

“Neutralisti” i big tra i viceministri
In difesa del M5S “duro e puro”, ago della bilancia e non alleato strutturale dei riformisti, si sono schierati inoltre già nel giorno del voto in Emilia i viceministri Laura Castelli, Stefano Buffagni e Manlio Di Stefano. Quest’ultimo ha appena ribadito il concetto con schiettezza: «Fanc... a chi cerca di imporci un rinnovato bipolarismo. Noi siamo altro e siamo nati con lo scopo di scardinare il sistema». È il pensiero di Di Maio e di Di Battista, ma anche quello dell’europarlamentare Ignazio Corrao. Soprattutto, è l’idea di chi non vuole trasformare l’ex alleato Matteo Salvini nel nemico da combattere.

Il ruolo di Crimi
Lo stesso reggente si è già preoccupato di tenere alta la bandiera del neutralismo, incarnando la continuità con la gestione Di Maio. Oggi proverà a fare sintesi evitando la conta, anche se non si esclude del tutto la possibilità che il nome del capodelegazione venga messo ai voti. Ma se alla fine dovesse spuntarla Bonafede, che non ha ambizioni di correre come capo politico, per Patuanelli potrebbe invece spalancarsi proprio la porta di una candidatura a guidare il “nuovo” Movimento che uscirà dagli stati generali. Anche se la partita deve ancora cominciare. E il destino stesso del Movimento, con un volto storico come Max Bugani che parla apertamente di rischio scissione, non è mai stato incerto come oggi.

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