il nuovo direttivo

M5S senza pace: ancora una fumata nera per il capogruppo alla Camera

Il capogruppo vicario Francesco Silvestri ha ottenuto 95 voti, l'ex sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa<b/>83

di Manuela Perrone


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(ANSA)

3' di lettura

Finisce con una nuova fumata nera la terza votazione del capogruppo M5S alla Camera. Il capogruppo vicario Francesco Silvestri ha ottenuto 95 voti, l'ex sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa 83. A nulla è valsa, almeno in prima battuta, l’intesa tra le due squadre finora rivali, capitanate dallo stesso Silvestri e da Raffaele Trano e “gradita” ai vertici M5S.

Le squadre in campo
I team per il nuovo direttivo erano stati presentati martedì, dopo le candidature di Silvestri e Crippa per il ruolo di capogruppo arrivate lunedì. Il primo guidato da Silvestri è il frutto di un accordo tra le due squadre che si erano sfidate alle due prime votazioni (un’altra era stata annullata un’ora dopo il via) senza mai raggiungere il quorum della maggioranza assoluta dei componenti del gruppo. Squadre capitanate l’una dal capogruppo vicario e l’altra da Trano, l’outsider che si è fatto portavoce delle istanze della nuova guardia di eletti pentastellati.

Il passo indietro di Trano
Proprio Trano ha scelto di fare un passo indietro rinunciando a qualunque incarico nel direttivo. «Bisogna guardare al bene del gruppo», spiega. «Bisogna essere responsabili». Viene dal suo team Marco Rizzone, ricercatore che Silvestri ora schiera come tesoriere. Il suo vice è rimasto invece il toscano Riccardo Ricciardi, vicino al presidente della Camera Roberto Fico ed esponente dell'ala “sinistra” del Movimento. Fabio Berardini, Angela Ianaro e Nicola Provenza figurano invece come candidati a delegato e segretario d'Aula.

I malesseri verso la gestione di Di Maio
Crippa ha invece proposto Luca Frusone come vicecapogruppo, Giuseppe Buompane come tesoriere, Soave Alemanno, Gianpaolo Cassese e Paolo Ficaro come delegato e segretario d’Aula. Un gruppo che rappresenta i malesseri verso la gestione di Luigi Di Maio e le sue scelte nella formazione del nuovo Governo giallorosso.

Le spaccature nel Movimento
Il quasi testa a testa del nuovo round di mercoledì rivela quanto profondi siano le spaccature dentro il Movimento, resistenti anche all'urgenza, rappresentata a tutti i livelli, di eleggere un capogruppo per affrontare l’esame della legge di bilancio e i tanti nodi sul tavolo, Ilva compresa. In serata l'assemblea dei deputati dovrà ratificare un alleggerimento del quorum (la maggioranza assoluta dei votanti), dalla terza votazione in poi, dunque dalla prossima. Ultima spiaggia per uscire dall’impasse. E non si esclude che possa uscire fuori ancora un altro nome, in grado finalmente di coagulare tutte le anime del Movimento.

Il lodo Trizzino: il capo politico non abbia ruoli di governo
Dal deputato Giorgio Trizzino, ormai da tempo critico con la leadership M5S, è arrivato un decalogo (condiviso dal gruppo parlamentare e rivelato dall’AdnKronos) per «realizzare la base di impianto per un confronto costruttivo». Al centro la richiesta di una «distinzione netta del ruolo di capo politico, che deve indirizzare la linea strategica del Movimento, da quella di responsabilità con incarichi di governo (nazionale, regionale e locale). Un altro colpo a Di Maio.

Morra a Palazzo Madama “convoca” i senatori
Non va meglio al Senato, dove sul fronte Ilva sono almeno trenta i senatori che condividono la linea dura dell’ex ministra Barbara Lezzi: no allo scudo penale, no a immunità generalizzate o altri interventi fuori dal perimetro costituzionale. «Non saranno mai votate, e non solo dai senatori pugliesi», afferma un parlamentare. Un’altra mina sulla strada di un’eventuale trattativa del Governo con il colosso angloindiano, che spunta le armi di Di Maio. E mercoledì sera alle 21 il presidente dell’Antimafia, Nicola Morra, ha convocato una riunione aperta a chiunque dei suoi colleghi voglia partecipare. Il tema? «La visione». Sottinteso: quella che il M5S sembra avere perso.

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