il travaglio del movimento

M5s, tutti i nodi da risolvere dopo gli Stati generali

Al netto delle incognite ancora tutte da chiarirsi la due giorni dissolve lo spettro di smottamenti alle viste per Palazzo Chigi

di Nicola Barone

Stati Generali M5S, no scissione. Di Battista: pronto a tornare

Al netto delle incognite ancora tutte da chiarirsi la due giorni dissolve lo spettro di smottamenti alle viste per Palazzo Chigi


3' di lettura

Dal capo politico a una guida collegiale con forme e modi che segneranno di fatto un passaggio di stato del M5S. Scongiurato il rischio maggiore, quello di una costola che prende la sua via, si apre per il Movimento una fase di ridefinizione della leadership, comunque entro la cornice di forza politica di governo. Al netto delle incognite ancora tutte da chiarirsi la due giorni di riunioni degli Stati generali, un vero e proprio spartiacque, dissolve lo spettro di smottamenti alle viste per Palazzo Chigi.

Il rientro in gioco del pasionario Di Battista

La svolta “costituente” sarà sottoposta alla valutazione degli iscritti, in tempi ancora non previsti. Con ogni evidenza l’anima più radicale del Movimento sembra aver sotterrato al momento l’ascia di guerra, anche se agli Stati generali è Alessandro Di Battista - pur cambiando registro - a disegnare il perimetro di gioco. Sua la richiesta di mettere “nero su bianco” il doppio mandato come limite massimo per consiglieri e parlamentari. Insomma, nessuna deroga a uno dei cardini del Movimento che fu di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo. Altro paletto un comitato di garanzia fatto da iscritti e parlamentari pentastellati («senza nessun esponente del governo») per le nomine nei ministeri e nelle partecipate statali. Sul doppio mandato, difeso come un argine insuperabile da molti altri, anche Luigi Di Maio dà il suo assenso («limite sacrosanto»). Ma all’interno dei Cinque Stelle non è un mistero che ampie componenti caldeggino l’ipotesi di modificare quel criterio confidando magari in contesti che rendano “necessario” un superamento di fatto del divieto.

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Le conseguenze della frenata di Di Battista sulla scissione potrebbero farsi sentire già dalle prossime ore. Ad esempio nei “dissidenti” che siedono al Parlamento europeo guidati da Ignazio Corrao, il cui addio potrebbe non essere più così scontato.

Dal premier plauso al coraggio di cambiare le idee

Il dado è tratto, almeno simbolicamente, si aspetta adesso il piano concreto della proposta. «Abbiamo deciso di darci una struttura, fino a ieri non si è parlato di sedi regionali o segreterie di partito, non è venuta fuori nemmeno la richiesta di un nuovo capo politico ma piuttosto di un doppio organo collegiale per la gestione del Movimento», sintetizza il sottosegretario al Mef Alessio Villarosa. La discussione agli Stati generali è andata in scena domenica in streaming assoluto a causa della seconda ondata del coronavirus che ha rinviato ufficialmente per mesi l’assemblea. Virtuali il palco, la platea, il leggio davanti a Vito Crimi nel ruolo di presentatore oltre che reggente politico. «Siete una comunità tosta che ha affrontato scelte sofferte, spiega il premier Giuseppe Conte, riconoscendo al M5S «battaglie che ora sono patrimonio comune». Non senza però dare il senso della evoluzione obbligata. «La coerenza è sicuramente un valore, ma quando governi devi valutare la complessità, bisogna avere anche il coraggio di cambiarle le idee, quando ti accorgi che queste sono migliori di quelle che avevamo».

Per Rousseau destino incerto dopo lo strappo

Incombe poi il problema futuro per la piattaforma Rousseau, da settimane al centro di un braccio di ferro tra una parte del Movimento e Davide Casaleggio assente agli Stati generali. La partita vede in primo piano Roberto Fico secondo cui «gli strumenti di cui il Movimento si avvale devono essere del Movimento». Per il presidente della Camera, non nominando la piattaforma, «ciò significa una responsabilità in più, ma anche maggiore autodeterminazione».

Sullo sfondo il ruolo Di Maio che invoca unità («è la forza del Movimento») contro le divisioni che «non servono a nessuno». Riprendere la guida del Movimento non è suo interesse, tiene a sottolineare; ma l’esecutivo - e un maggiore peso in esso - rimane l’orizzonte, l’unico possibile.

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