ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl prossimo step

Ma la didattica (per ora) rimane analogica

La vecchia lezione frontale, che dopo la parentesi forzosa del Covid e della Dad, è tornata a occupare quasi esclusivamente la scena

di Eu.B. e Cl.T.

(insta_photos - stock.adobe.com)

2' di lettura

Lo step successivo alla digitalizzazione delle scuole sarà innovare la didattica. Che, per ora, resta fortemente analogica. In nome della vecchia lezione frontale, che dopo la parentesi forzosa del Covid e della Dad, è tornata a occupare quasi esclusivamente la scena. Come si evince anche da una recente indagine conoscitiva della commissione Istruzione della Camera. Il documento approvato prima della pausa estiva chiude un lavoro avviato a marzo 2019. Pur non potendo realizzare, a causa della fine anticipata della legislatura, gli obiettivi iniziali (fare un bilancio dello stato dell’innovazione didattica e digitale nelle scuole e formulare proposte di riforma nell’interesse degli studenti) la relazione consegna cinque suggerimenti al prossimo Parlamento.

I suggerimenti per il prossimo Parlamento

Il primo riguarda la necessità di «recuperare una visione sana dell’apporto che le tecnologie possono dare alla scuola». Pur giudicando centrale la presenza in classe di studenti e insegnanti, a detta degli estensori, «l’integrazione della tecnologia in nuovi modelli didattici, può aiutare molto a fare la scuola “aumentata”». Un consiglio seguito dalla considerazione che l’innovazione «deve integrare ogni attività didattica ed extra-didattica» e che un’attenzione particolare va riservata «all’insegnamento dell’uso critico degli strumenti digitali». Con un accenno, e veniamo al terzo monito, all’esigenza di proteggere la privacy di tutti i soggetti coinvolti. Chiudono il lavoro altri due suggerimenti: da un lato, utilizzare le tecnologie per accrescere l’orientamento dei ragazzi; dall’altro, ripensare la formazione dei docenti.

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Una nuova didattica

Anche i presidi, con il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, chiedono, da tempo, una “nuova” didattica. «Nelle nostre classi, salve rare eccezioni, si fanno lezioni come si facevano 50 anni fa - sottolinea Giannelli -. Serve invece un approccio motivante, coinvolgente». E quindi, un forte investimento in formazione, senza il quale difficilmente un professore potrà abbandonare gli schemi tradizionali a cui è abituato. Con il rischio di dilapidare l’investimento di 1,1 miliardi che lo stesso Pnrr dedica a nuove competenze e nuovi linguaggi. Prevista per garantire pari opportunità e uguaglianza di genere, in termini didattici e di orientamento, rispetto alle materie Stem, alla computer science e alle competenze multilinguistiche, dall’infanzia alle superiori, la misura è ancora ferma. L’avviso pubblico è atteso per ottobre. Ma con le elezioni alle porte il timing potrebbe cambiare.

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