Opinioni

Ma su donne, giovani e Sud il Pnrr non dà risposte sufficienti

di Giovanna De Minico

(ASDF - stock.adobe.com)

3' di lettura

Dal Covid è nato un processo virtuoso dell’Europa che ha intrapreso la via maestra della solidarietà sociale. Così, cessato il virus, le cose potranno riprendere il corso ordinario. Ma non si tratterà di ritornare allo status quo, piuttosto di approdare a una normalità atipica. Questa qualità comporta la volontà politica di diventare migliori sul terreno economico-sociale di come eravamo prima. Non c’è automatismo nell’atipicità, perché essa dipende dal deliberato intento politico di lavorare con mezzi, progetti e uomini per riempire antiche distanze tra genti, generazioni e generi. Nessuno deve essere lasciato indietro, il mantra più volte pronunciato dal presidente del consiglio, ad esempio, quando al Senato presentava il 26 aprile il suo Pnrr davanti un’assemblea finalmente informata su un progetto da prendere o lasciare. Lo prese e con un’ampia maggioranza; neanche Fratelli d’Italia votò contro. Bizzarria di una politica, dove un partito di destra è finito nel governo, mentre un altro dichiara una severa opposizione, ma si astiene dal votare contro l’atto in cui si trova la principale ragion d'essere del governo cui si oppone.

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Promette quel che non accadrà. Le favole rimangono tali anche se raccontate da uno statista versato in economia come Draghi. Dovremmo invece mantenere i piedi saldamente piantati a terra, come ci chiede anche l’Europa con le sue opportune condizionalità.

Vorrei concentrare l'attenzione su tre protagonisti della favola: Donne, Giovani e Sud. Il Pnrr avrebbe dovuto dare una forte spinta a queste categorie per posizionarle sulla stessa linea di quelle più fortunate. Questa volta era proprio l’Europa a ordinarlo, non più tesoriera avara, ma generosa elargitrice di risorse. Invece, ai tre si presta un ampio omaggio verbale, ma di fatto sono “lasciati indietro” e dimenticati. Per il diritto comunitario e costituzionale la nostra sovranità rinunciava a una fetta considerevole di potere, per creare occasioni lavorative ai tre dimenticati e migliorarne le condizioni sociali e di vita. Premesse queste, necessarie per diventare parte del processo politico europeo. Al progetto inclusivo l’Europa ha contribuito rinunciando al metodo intergovernativo, improduttivo e segnato da egoismi nazionalistici, e si è avviata verso una politica comune. Insomma, ci sta prospettando una solidarietà senza distinzioni di sesso, razza, territori, età, che non poche resistenze ha trovato nei Paesi frugali e in un’incerta Germania.

In questo contesto sovranazionale il Pnrr avrebbe dovuto generare posti di lavoro, non cattedrali nel deserto, gli Hub, dove i giovani usciranno sì upskilled ma pur sempre disoccupati.

Quanto alle donne l’elenco dei problemi si fa più ricco. Su questa categoria si consuma un’alternativa ideologica: il favor è alle donne, lavoratrici e leve familiari, o alle imprenditrici d’assalto? La scelta è tra gli artt. 2 o 41 della Costituzione. Il nostro piano ha scelto il 41, come l’anima liberista voleva. Dunque, diventeremo manager costruite a tavolino, mentre si muove un universo, scomposto ma autentico, di commesse, maestre, chimiche e anche casalinghe che chiedono qualche cosa in più del 33% di asili nidi. Qui rivendichiamo il diritto di lavorare senza subire discriminazioni nell’assegnazione delle mansioni, nel rientro post partum, nella gara con i colleghi maschi alle cariche direttive e politiche, nella libera scelta di studiare filosofia e diritto piuttosto che le discipline Stem e, perché no, in una concezione “gentile” e inclusiva di esercizio del potere.

Infine, la nota dolente del Sud. Questa terra riceve attenzione secondo l’archetipo di una commedia napoletana di brutta fattura: turismo e sole. Poi è frenata nell’ambizione a competere con il Nord. I porti industriali e le vere infrastrutture ci sono negati. Dove sono le armi per entrare nel mercato e scalfire la dominanza di chi già è lì? Questo Pnrr va raddrizzato nella sostanza e allineato agli obiettivi di uguaglianza sostanziale, della cui esistenza si è accorta persino l’Europa. Lo confermano i lavori della Conferenza per il Futuro dell’Europa: una nuova agenda sociale è stata scritta e cose belle si annunciano, alle quali dobbiamo sperare che anche la politica italiana voglia piegarsi. Abbiamo il diritto non a una favola, ma a un pensiero positivo: una Donna, Giovane e del Sud che non si senta più l’ultima degli ultimi.

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