ASIMMETRIE EUROPEE

Ma l’Italia non rinuncia all’imposta sulla finanza: nessuna marcia indietro

di My.L.

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Una mano offre incentivi fiscali, l’altra disincentivi fiscali. Una ruota gira a destra, l’altra a sinistra. La strada scelta dall’Italia per cercare di attirare a Milano almeno una fetta dell’attività finanziaria che dovrà abbandonare la Gran Bretagna post-Brexit sembra un po’ tortuosa: da un lato è in Parlamento la legge speciale «per Milano capitale finanziaria» che mira ad offrire incentivi fiscali agli investitori e alle società che decideranno di venire a Milano, dall’altro però l’Italia è l’unico paese che non ha intenzione di cancellare la Tobin Tax che invece fa scappare gli investitori. Tra i corridoi di Via XX Settembre, sede del ministero dell’Economia, il concetto arriva forte e chiaro: non è allo studio l’abolizione della tassa sulle transazioni finanziarie varata del 2013 dal Governo Monti. Nessun ripensamento. L’Italia rischia dunque di restare l’unico Paese (per ora in compagnia solo della Francia) a mantenere questa imposizione proprio ora in cui tutti cercano di diventare competitivi per attirare investitori dalla Gran Bretagna. «Nella competizione post-Brexit è come se noi corressimo con lo zaino pieno di pietre», commenta Francesco Perilli, presidente di Equita.

«Come Comitato Select Milano abbiamo offerto al Parlamento una soluzione: utilizzare parte del gettito della Web Tax, che a regime dovrebbe essere di 4 miliardi l’anno, per abolire la Tobin Tax - spiega Bepi Pezzulli, avvocato d’affari e presidente del Comitato Select Milano -. Si tratta di un’imposta che diminuisce la competitività del Paese, ma che non è mai stata abolita per mancanza di copertura finanziaria. Ora la Web Tax ne può finanziare il taglio». Ma, come detto, il Governo non ha attualmente allo studio alcuna ipotesi di abolire la Tobin Tax. Neppure ora che, con Brexit, si apre anche per Milano la possibilità di attirare almeno una piccola fetta di attività finanziaria in uscita da Londra. «I deputati Gregorio Gitti (Pd) e Alessandro Pagano (Lega) hanno depositato la norma di abolizione, che può entrare a regime già con la prossima legge di stabilità», spiega Pezzulli. Vedremo come andrà a finire, con la legislatura agli sgoccioli.

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La Tobin Tax in versione italiana lascia perplessi gli addetti ai lavori per molti motivi. Non solo perché - come in tutti i casi nel mondo in cui è stata introdotta - non ha creato un grande gettito fiscale e non ha diminuito la speculazione finanziaria (si veda articolo a fianco). Ma anche per alcuni aspetti tecnici. Per esempio la tassazione italiana sulle transazioni finanziarie è su base netta e non lorda: questo significa che non sono tassate le singole transazioni giornaliere, ma il saldo di fine giornata. «Se è vero che questo penalizza i fondi e gli investitori di lungo periodo rispetto ai day-trader, l’esenzione è funzionale all’esigenza di non disincentivare la liquidità sui mercati garantiti dai day-trader - osserva Gianluigi Gugliotta, direttore generale di Assosim -. La Francia invece ha fatto l’opposto». Questo significa che la tassa non colpisce i veri speculatori, che fanno compravendite mordi e fuggi che vengono chiuse in giornata, ma gli investitori veri. «Se si può scegliere su quale mercato fare trading, di certo non si sceglie l’Italia», commenta Perilli.

Contemporaneamente, però, Milano sta provando a giocare la partita di Brexit, pur scontrandosi con città molto più “attraenti” per il business finanziario come Francoforte o Dublino. La legge speciale prevede vari incentivi fiscali: il taglio dell’Irap per le aziende che investono nell’area metropolitana di Milano assumendo almeno 50 persone, la defiscalizzazione dei benefit dei manager che si trasferiscono a Milano e così via. Ma la Tobin Tax va nella direzione opposta.

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