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M&A, protagonisti a confronto al Summit del Sole 24 Ore. In Italia inizio d’anno con il botto: +161%

Dalle 9,30 per tutto il giorno tavole rotonde e approfondimenti tecnici sulle operazione di fusione e acquisizione in Italia e nel mondo

(ankabala - stock.adobe.com)
  • Le Pmi pronte per il mercato: i contributi di Selva (Mediolanum), Benaglia (Style Capital), Campara (Golden Goose), Morpurgo (Fineurop Soditic), Roversi (Ambienta) e Vettosi ( Vsl Club)

    I numeri presentati in apertura da Kpmg raccontano di un 2021 iniziato con il turbo per il mercato italiano dell’M&A. Numeri che trovano conferma nelle sensazioni degli operatori, con Eugenio Morpurgo (ad e fondatore di Fineurop Soditic) che vede “l’anno appena iniziato proiettato ben oltre le mille operazioni in Italia. Non siamo ai valori di qualche anno fa, ma il trend è chiaro: molte più operazioni, capillari, e meno mega deals”. Un’evoluzione che viaggia in parallelo con una cultura d’impresa sempre più aperta al mercato: “Ormai è chiaro agli imprenditori che serve approccio di architettura aperta, con la finanza straordinaria che può essere il vero acceleratore della crescita. Senza i giusti supporti non si sta al passo con i competitor”, dice Diego Selva, Head of investment banking di Banca Mediolanum. Esperienze, queste, che Silvio Campara (ad Golden Goose), Roberta Benaglia (ad Style Capital) e Fabrizio Vezzosi (managing director Vsl Club) vivono direttamente, con un elemento forse in comune che è la ricerca del fattore “unicità”. Che, soprattutto per il made in Italy “può fare davvero la differenza in un’operazione di M&A”, ha commentato Mauro Roversi, partner e Chief investment officer di Ambienta.

  • Quale ruolo per l’investitore pubblico? Ne parlano Gianni, Marcucci, Sambuco e Tamagnini

    Complice la pandemia, e la necessità di mettere in campo tutte le risorse disponibili, è tornato in primo piano il ruolo dell’investimento pubblico con strumenti vecchi e nuovi. “Vediamo la necessità di un vero e proprio passaggio del testimone - suggerisce Maurizio Tamagnini, ad del Fondo Fsi - e in questi casi è necessario che pubblico e privato si pongano in un’ottica di complementarietà”. Un percorso, dentro e fuori dal mercato, che Kedrion ha vissuto in prima persona e di cui il presidente Paolo Marcucci può tracciare un primo bilancio: “Per lo sviluppo della nostra azienda è stato decisivo il ruolo esercitato dal capitale paziente targato Cdp tra il 2012 e il 2013, quando i mercati ’tradizionali’ si erano chiusi soprattutto per le aziende italiane”. Da allora, per Kedrion e non solo, di acqua sotto i ponti ne è passata molto, ma ciò che resta è “la necessità di superare tutti gli steccati idologici, tra pubblico e privato e tra strumenti diversi. Tutto o quasi ci può stare, anche con l’intervento pubblico, purché lo Stato che investe continui ad astenersi dalla gestione”, secondo Roberto Sambuco, partner di Vitale&Co. E di Stato ha parlato anche Francesco Guanni, senior Partner di Gianni & Origoni, ricordando che dopo il fallimento di buona parte delle privatizzazioni tentate in Italia oggi “la vera sfida è quella di convogliare il risparmio privato nei fondi e nei vari strumenti della finanza alternativa”. Un’altra, forse l’ultima, chance per l’Italia.


  • La leva della finanza per le aziende sotto stress: le voci di Lazard, Pillarstone, Sorgenia e QuattroR

    L’M&A, insieme alla leva della finanza, può essere un elemento chiave soprattutto per le aziende sotto stress, destinate inevitabilmente ad aumentare con la pandemia. E qui approcci ed esperienza si diversificano, da caso a caso. Lazard, ad esempio, ha maturato uno schema che prevede tre passaggi: “Prima c’è da lavorare sulla liquidità, poi da costruire un nuovo piano all’insegna della giusta dose di discontinuità e infine elaborare un’analisi accurata sul capitale”. Un’esperienza che per certi aspetti ha vissuto in prima persona Gianfilippo Mancini, ad di Sorgenia, durante quello che lui stesso ha definito come “uno dei casi di turnaround dei casi di maggior successo in Italia, che non avrebbe potuto realizzarsi senza il coinvolgimento e l’impegno di tutte le grandi banche italiane”. Sul fronte investitori, le esperienze sono quelle di Pillarstone e QuattroR: “Uno dei fattori chiave - ragiona Gaudenzio Bonaldo Gregori, ad e managing partner di Pillarstone - è quello temporale: l’investitore, e dal suo punto di vista anche l’imprenditore, devono poter disporre del tempo necessario per costruire valore”. È qui che si qualifica il pernanet capital, di cui QuattroR è altro esempio nato dall’esperienza di Cdp e dall’intuizione di Claudio De Vincenti, come ha ricordato il presidente di QuattroR Andrea Morante: “Tra gli elementi decisivi c’è la capacità di raccontare specificità e diversità al mercato. È tra le sfide che i fondi devono saper affrontare e vincere”.

  • Gatti: intervento estero spesso virtuoso. Golden power? C’è da occuparsene più che preoccuparsi

    “Se guardiamo a cosa è capitato quando sono intervenuti investitori esteri in Italia il processo è stato per lo più virtuoso”, sottolinea Francesco Gatti, equity partner di Gatti Pavesi Bianchi Ludovici: “Penso alle competenze, già citate dal dottor Micillo. Ma anche all’Esg: spesso la sensibilità di questi temi è conferita da investitori esteri”. Nodo più delicato, quello del golden power, di cui Gatti è tra i massimi esperti: “Se vogliamo occuparci del tema e non semplicemente preoccuparcene, dobbiamo renderci conto che non tutti i settori sono uguali ma ce ne sono alcuni, come quelli infrastrutturali, in cui è necessaria un’attenzione particolare dello Stato”.

  • Giudici (Nomura): fondamentale che le aziende continuino a essere percepite italiane

    Per Stefano Giudici, responsabile Investment Banking Italia di Nomura che ad esempio ha seguito in prima persona la recente acquisizione di Jil Sander da parte di OTB, la holding di Renzo Rosso, “non c’è solo la moda tra i settori di interesse da parte dei grandi capitali esteri. Penso ad esempio all’alimentare, o all’automazione”, tutti ambiti in cui “Il made in Italy si conferma, da solo, come uno dei brand più noti e apprezzati al mondo”. Ed è proprio questa la chiave per preservare il valore presente e futuro: “Un’operazione è di successo solo se l’azienda continua a essere percepita come italiana. Chi ha salvaguardato questo aspetto, ha vinto”.

  • Cardinali (JP Morgan): capitali esteri molto presenti su infrastrutture e delisting. Sull’Italia sentiment positivo

    Francesco Cardinali, senior country officer di JP Morgan in Italia, pone l’accento su due aspetti: infrastrutture e delisting, due fronti su cui il ruolo dei grandi investitori è stato decisivo e l’interesse resta alto. “Da tempo vediamo un focus dei captali esteri sulle infrastrutture, un segnale per noi importante della volontà di investire nello sviluppo del Paese, quello che peraltro auspichiamo tutti”, ha detto Cardinali. Altro tema, i delisting, “che di per sé non è un fatto negativo” e anzi può rappresentare la premessa per “realizzare in tempi rapidi importanti operazioni di ristrutturazione o rilancio”. Messaggio rassicurante sul rischio Italia: “Il sentiment sul Paese è positivo, la voglia di investire resta alta”.

  • Belloni (Lvmh): acquisite 7 aziende in Italia, sede e identità rimaste intatte. Pronti a comprare ancora, ma non il Milan

    Nel giorno in cui Lvmh, sull’onda dei conti presentati ieri, tocca i 300 miliardi di capitalizzazione, il direttore generale Antonio Belloni ricorda le 7 acquisizioni effettuati in Italia dal gruppo francese. Operazioni basate su quella “cultura dell’estetica” che contraddistingue il dna del Paese e che “non è stata toccata: le sedi sono rimaste dov’erano, l’anima è restata qui in Italia”. La svolta, piuttosto, è stata sulla redditività, “ad esempio nel caso di Fendi e Bulgari la redditività è migliorata di sei volte”. Il gruppo non esclude ulteriori acquisizioni: “In Lvmh abbiamo tanto da fare, vista anche la maxi operazione Tiffany. Ma siamo sempre alla ricerca di nuove opportunità”. Ma non il Milan?: “Mi sono esaurito nel smentire su questa operazione che ha attratto più interesse di tutte le altre che abbiamo fatto... Poi sono juventino e dovrei dimettermi!”, ha chiosato Belloni..

  • Micillo (Intesa Sanpaolo): imprese italiane sottocapitalizzate, l’apporto di nuove risorse è un’opportunità

    Più rischi o opportunità per le imprese Italia? Mauro Micillo, Chief of Imi Corporate & Investment Banking di Intesa Sanpaolo non ci sono dubbi: “Vista la sottocapitalizzazione del nostro tessuto produttivo, l’apporto di nuve risorse è senza dubbio un’opportunità”. Perché “spesso insieme ai capitali arrivano competenze” e poi perché, ricorda, ormai i multipli offerti dal private capital sono “più interessanti di quelli offerti dalla Borsa”. La sfida, a questo punto, è quella di far funzionare i due mercati come vasi comunicanti, in cui imprese e imprenditori possano muoversi con grande flessibilità. Dal canto suo, Intesa Sanpaolo intende giocare il suo ruolo anche “attraverso la neonata direzione MidCap, operativa proprio dal 12 aprile, che anche grazie al contributo delle competenze di Ubi intende accompagnare, in Italia e all’estero, le medie aziende del nostro Paese”.

  • Latorre (Kpmg): nel 2020 l’m&a ha retto, sempre più decisivo il ruolo dei private equity. L’Italia compra di più all’estero

    «Nonostante la pandemia, nel 2020 ha retto l’m&a, con una flessione dei volumi pari a meno del 4% sul 2019. Tutto questo grazie a un secondo semestre in straordinario recupero, premessa di un 2021 da record, e a un ruolo sempre più centrale dei fondi di private equity», ha detto Giuseppe Latorre, partner di Kpmg, head of corporate finance. L’Italia mantiene le posizioni con un volume di m&a pari al 2,9% e 7.870 aziende con un fatturato di oltre 50 milioni potenziale target di operazioni di M&A. “In Italia il mercato si sta democratizzando: ci sono sempre più transazioni di dimensioni minori e un crescente attivismo dell’Italia all’estero: tra il 2011 e il 2020 abbiamo contato 1.239 deal di realtà italiane all’estero, contro le 818 del decennio precedente”.

  • Al via il Merger & Acquisition Summit

    È iniziato alle 9.30 il Merger & Acquisition Summit, organizzato dalle redazioni Finanza&Mercati e Norme&Tributi del Sole 24 Ore in collaborazione con 4cLegal. Sotto esame, in una serie di tavole rotonde fino alla serata, ci sono le operazioni di fusione e acquisizione in Italia con tutte le opportunità connesse, finanziarie e tecnico-giuridiche.

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