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Climate change, ecco l’impatto del Quantitative easing della Bce

Il Quantitative easing è poco green. Lo hanno dimostrato due studiosi italiani, Stefano Battiston e Irene Monasterolo, che insegnano nelle università di Zurigo e Vienna. Ecco i risultati dello studio sugli acquisti di corporate bond da parte dell’istituto centrale di Francoforte

di Vitaliano D'Angerio

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Il Quantitative easing è poco green. Lo hanno dimostrato due studiosi italiani, Stefano Battiston e Irene Monasterolo, che insegnano nelle università di Zurigo e Vienna. Ecco i risultati dello studio sugli acquisti di corporate bond da parte dell’istituto centrale di Francoforte


3' di lettura

L’acquisto di bond societari da parte della Bce può nuocere all’ambiente? Sì, può. Lo hanno dimostrato due studiosi italiani, Stefano Battiston e Irene Monasterolo, che insegnano rispettivamente nelle università di Zurigo (dipartimento Banking e Finance) e Vienna (Climate Economics e Finance). «In che modo la politica monetaria della Bce può sostenere la transizione per la finanza sostenibile?» è il titolo della ricerca con dati aggiornati al febbraio di quest’anno, dove emerge che il piano di acquisto dei corporate bond denominato Cspp (Corporate sector purchase program) non è in linea con gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di CO2 previsti dall’Europa per il 2030.

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Un Qe poco green

Più in generale, si evidenzia nello studio, l’intero mercato europeo di obbligazioni societarie «non è allineato con i target 2030» per l’alta esposizione ai carburanti fossili e ai trasporti carbon-intensive; poi c’è una quota molto limitata di green bond.

La Bce ha delegato sei banche centrali all’acquisto dei bond societari nell’ambito del Quantitative easing. Battiston e Monasterolo nel loro studio spiegano che, per esempio , «Banca d’Italia mostra la più alta esposizione al settore dei carburanti fossili, la Bundesbank è quella più esposta sull’automotive mentre la Banca di Francia è la più esposta sul settore utility» definito come segmento intensive energy. «Con la definizione di intensive energy intendiamo i settori e le aziende ad alto uso di combustibili fossili, i cui costi di produzione aumenterebbero con l’introduzione di politiche climatiche», ha spiegato Monasterolo a Plus24.

Green bond e Bce

Nei documenti pubblicati a giugno dagli esperti di Bruxelles delegati alla classificazione degli strumenti finanziari “verdi”, veniva indicato in 18 miliardi di euro l’ammontare di green bond nel portafoglio Bce. L’istituto centrale europeo dovrebbe fare di più su questo versante? «Il nostro studio – rileva Monasterolo – mostra che gli investimenti della Bce nei green bond sono proporzionali all’ammontare emesso di obbligazioni verdi nel mercato dell’area euro, che era di circa il 4,4% nel 2018. È un valore piccolo ma destinato ad aumentare e riflette il ruolo ancora limitato delle attività verdi nell’economia reale». E aggiunge: «Va precisato che il nostro studio copre i green bond emessi da aziende e che seguono i criteri posti dalla Bce nel Qe ossia: investment grade, emessi da società non finanziarie, in euro e con sede nell’area euro».

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Soluzioni proposte

Lo studio, oltre all’analisi dell’esistente, fa delle proposte per riallineare l’acquisto dei bond societari agli obiettivi 2030: la Bce potrebbe introdurre un fattore di ponderazione per le aziende con minor utilizzo di carbone per unità di fatturato all’interno di ogni settore. «Per esempio – si legge nel report – nell’ambito del settore utility, Terna è meno carbon intensive di Engie sulla base di quanto le aziende dichiarano sulle emissioni di CO2 per fatturato». Non solo, Monasterolo spiega che «un acquisto leggermente più che proporzionale di green bond da parte della Bce darebbe un segnale importante per gli investitori finanziari. Come condizione per tali acquisti, la Bce potrebbe richiedere alle istituzioni politiche europee e nazionali di fare di più per l’introduzione di politiche ambientali e climatiche credibili e di lungo termine così da preservare la competitività economica e la stabilità finanziaria». E conclude: «Un’introduzione tardiva e disordinata di politiche ambientali e climatiche può portare a perdite di valore per i contratti emessi da aziende i cui profitti direttamente o indirettamente dipendono dall’uso di combustibili fossili. Perdite che si possono riversare a cascata sui loro investitori con potenziali implicazioni sulla stabilità finanziaria».

Inchiesta di Plus24 sui fondi sostenibili

«Chi guadagna con la sostenibilità» è il titolo dell’inchiesta di copertina di Plus24, il settimanale di risparmio e investimenti del Sole24Ore, in edicola sabato 27 luglio. Nell’indagine vengono analizzati fondi azionari specializzati su America ed Europa e che si dichiarano sostenibili. Sono stati “aperti” i portafogli e ci sono molte sorprese.

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