Reportage da Berlino

Ma i tedeschi della ex Ddr continuano a sentirsi “diversi”

La solidarietà nazionale e la gioia nel cambiamento, così vive in quelle giornate del 1989, sembra essere oggi evaporata per le strade di quella che fu Berlino Est. E secondo una recente ricerca c’è un «soprendente e crescente pessimismo, da parte di metà dei tedeschi»

dalla nostra inviata Raffaella Calandra


Sul ponte Bösebrücke a Berlino: qui tutto è iniziato

4' di lettura

BERLINO - È successo proprio qui. Qui dove ora il tram sferraglia. Alcuni ciclisti allungano la pedalata. E una scolaresca si incammina, in fila ordinata. Proprio qui, sul Bösebrüche, trent’anni fa una folla crescente si ritrovò al valico, per verificare se davvero, come avevano sentito in tv, potessero andare liberamente da Est ad Ovest. Allora, proprio qui, il Muro di Berlino crollò del tutto.

Una coppia di anziani si ferma davanti alle targhe che, alle due estremità del ponte, ricordano la nascita e la morte della barriera, che per 28 anni è stato il simbolo più concreto e drammatico della divisione di un mondo. Per questo trentesimo anniversario, nello slargo intitolato “Piazza 9 Novembre 1989” delle gigantografie in bianco e nero ricordano l’«ubriacatura di gioia di quella notte, che ha cambiato la storia», sorride Doris, 56 anni e la «fortuna» - confessa – di aver vissuto «il giorno più felice della nostra storia».

La vecchia stazione di Bornholmer Strasse, con i caratteri incisi ancora a lettere gotiche, è ora chiusa, per lavori. Qui correva quel sistema di muri, che non è più possibile vedere da nessuna parte, per come effettivamente appariva. Poco lontano, in Bernauer Strasse, all’interno del Memoriale del Muro, la cancelliera, il presidente della Repubblica, insieme agli omologhi slovacchi e ungheresi, commemorano le vittime del Muro. Ma nemmeno lì davvero ci si rende davvero conto di cosa fosse Die Mauer, che appare invece – autentico - in qualche fotogramma storico, proiettato ora sulle facciate degli edifici di Alexander Platz. Mentre gli slogan del passato- wir sind das Volk – si mescolano con la colonna sonora dei festeggiamenti di oggi. E la voce di David Bowie dagli altoparlanti ancora celebra gli “eroi” di allora. 

Peter Schneider: “Un muro astratto ancora nella testa”

«Die Mauer c’è ancora nella testa di molti»
«Il Muro, invece, è sopravvissuto nelle teste delle persone», sospira Peter Schneider, storico leader del movimento studentesco, scrittore- tra l’altro- de “Il saltatore del muro”. «Pensavo che dopo una generazione, sarebbero svanite quelle differenze inevitabilmente presenti tra persone vissute per 50 anni in due laboratori opposti. Invece – riflette -  ancora oggi non è così». Ancora oggi, anche i più giovani, tra quelli dell’est, lamentano di sentirsi «diversi rispetto ai coetanei dell’Ovest». I sondaggi lo rivelano, i racconti dei berlinesi lo confermano. Anche qui, in questa “striscia di mezzo” della città – die Mitte - che solo da poco si sta rianimando, dopo essere stata a lungo solo l’ombra del muro. Lo confermano anche tra i locali di OranienStrasse o nelle strade della movida ad Est, dove ormai non c’è più alcuna traccia di quella decadenza, evidente sulle facciate 30 anni fa. «Ma in molti confessano di sentirsi ancora cittadini di serie B», riporta Schneider. E non è solo un fattore economico – gli stipendi sono ormai quasi equiparati (al 98%), anche se la produttività è ancora differente (75% quella dell’Est, rispetto all’Ovest). La differenza sta soprattutto nel sentirsi «perdenti culturali, sono i forgotten men tedeschi. Quelli che – riflette ancora Schneider - non si ritrovano nella lingua di chi amministra il potere». E non comprendono ad Est molte scelte, a cominciare da quella della cancelliera, Angela Merkel, di accogliere un milione di rifugiati nel 2015. Per questo, l’ex mädchen della Ddr è divenuta una “traditrice” agli occhi di chi abita ancora nelle regioni orientali.

«Eppure, quanti di noi, come me, siamo scappati, proprio come fanno ora i migranti», obietta Peter Bibier, ex cittadino della Repubblica democratica tedesca. «Io sono entrato ad ovest, nascosto in un armadietto», racconta, mentre camminiamo, alla porta di Brandeburgo, sotto il tendone di striscioline colorate, che ondeggiano al vento: istallazione voluta per questo importante anniversario. Molte volte, lui aveva provato a lasciare la Germania sovietica, attraverso la Cecoslovacchia, l’Ungheria, anche la Bulgaria e la Turchia, ma invano. Fino all’incontro con un camionista, che lo porto con sé, in un mobile. Per questo, non esitò ad aiutare altri tedeschi poi a fuggire. Benché questo lo esponesse a rischi, tanto che poi la Stasi arrivò a lui e lo imprigionò, come “trafficante di uomini”. «Quando il muro è caduto, sono stato fiero di aver in parte contribuito anche io», racconta.

Per molti, la democrazia è minacciata
Ma è proprio quella solidarietà nazionale di allora che sembra essere evaporata oggi, insieme all’”ubriacatura di gioia”. Così anche una recente ricerca di Open Society Foundation denuncia un «soprendente e crescente pessimismo, da parte di metà dei tedeschi», sintetizza il direttore Goran Bordisky, in una pausa della Q Conference. «La stessa democrazia viene considerata sotto minaccia». Ancora una volta, è la rabbia dei “left behind” ad emergere, anche sullo sfondo della festa di questo anniversario. La stessa che alimenta, da tempo, quella che qui chiamano “Ostalgie”, nostalgia di alcuni aspetti di quel mondo dell’Est, crollato col muro. «E proprio per questo è ancora più importante raccontare, soprattutto ai più giovani, che quella era una dittatura», scandisce Peter Keup, che nella Ddr fu imprigionato per aver tentato di scappare. Lui che ha conosciuto le prigioni della Stasi e quel mondo – «di diffidenza verso l’altro» – che il sistema dei controlli dei servizi segreti aveva creato. Lo aveva più vicino di quanto lui stesse non immaginasse, visto che solo di recente ha scoperto che «anche il fratello era uno degli informatori della Stasi».

Ma quando, nella sera di questo trentesimo anniversario, il maestro Daniel Barenboim dirigerà di nuovo l’orchestra alla porta di Brandeburgo, come esattamente 30 anni fa - davanti a migliaia di persone e straordinarie misure di sicurezza – sulle note dell’Eroica di Beethoven i berlinesi torneranno di nuovo ad abbracciarsi, felici come quel 9 novembre 1989. In attesa che un’altra “Wende”, svolta, faccia cadere anche i muri rimasti nella testa. Anche ora che il cielo sopra Berlino, da 30 anni, non è più diviso.

@rafcalandra

Per approfondire:
1989-2019: Berlino al di là del muro
Berlino, il Muro 30 anni dopo diventa un'opera in 3D (fotogallery)

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