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M&A tra Usa e Italia in crescita del 118% in quattro anni. Ma ora frena

di Mara Monti


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(Adobe Stock)

2' di lettura

Non soltanto gli investimenti in Italia delle imprese americane, ma anche quelli delle società italiane negli Usa sono cresciuti velocemente, almeno fino a quando il contesto internazionale lo permetteva. Lo sostiene il primo report sulle operazioni di Merger and Acquisition tra Italia e Usa elaborato dalla American Chamber of Commerce in Italy: dal 2013 al 2017 le operazioni di M&A inbound e outbound tra l’Italia e gli Usa sono cresciute del 118 per cento. Un trend che nel 2018 ha avuto un rallentamento a causa del contesto economico incerto.

Gli operatori americani interessati alle società italiane sono sempre più numerosi e con target aziende che possono vantare business e prodotti con un brand riconosciuto. Un trend che negli ultimi 4 anni ha visto raddoppiare il numero di operazioni di società italiane passate a operatori a stelle a strisce da 25 nel 2013 a 50 nel 2017. Lo stesso dicasi per l’interesse crescente delle aziende italiane verso gli Usa avendo portato a termine negli ultimi 4 anni 22 operazioni.

Se gli americani puntano ai settori industriali e finanziari , le aziende italiane sono più orientate ai comparti consumer, retail, industrial, telecom, media e tecnologia. Dal punto di vista del fatturato, le società target hanno in media un giro d’affari al di sotto di 50 milioni di euro e solo in rari casi superano la soglia dei 200 milioni come nei casi di Fedrigoni e Bain Capital, Cattolica - Berkshire mentre negli Usa non si supera la soglia di fatturato di 100 milioni di euro come nel caso di General Cable da parte di Prysmian.

Tra gli operatori italiani attivi verso gli Usa, prevalgono gli operatori strategici interessati ad acquisire la maggioranza della società, mentre si nota l’assenza dei fondi di investimento. Lo stesso dicasi per le operazioni inbound le quali solo in pochi caso hanno visto l’acquisizione di pacchetti di minoranza delle società.

A livello di sistema, le operazioni di fusione e acquisizione hanno avuto effetti positivi sulle imprese acquisite, sia a un punto di vista economico sia in termini di produttività, permettendo di trasformare il “family-ower business” in player globali, senza perdere l’dentità italiana dell’azienda, si legge nel report. Inoltre l’ingresso di nuovi investitori ha portato benefici non solo in termini di capitali, ma anche di nuove capacità manageriali e governance più efficiente nella gestione delle imprese.

«Oggi più che mai è necessario intensificare il flusso di investimenti sull'asse transatlantico - ha commentato, Giuliano Tomassi Marinangeli, presidente AmCham Italy -. Considerate le aspettative macroeconomiche per il 2019, sarà fondamentale aumentare di molto il focus su M&A per incrementare ulteriormente i livelli raggiunti».

«Sul mercato italiano, nel secondo semestre del 2018, ha pesato il clima di incertezza dovuto al nuovo scenario politico e alla volatilità dei mercati finanziari internazionali, a testimonianza del rallentamento nelle aspettative di crescita - ha aggiunto Simone Crolla, Consigliere Delegato di American Chamber of Commerce in Italy -. Tuttavia, il trend di operazioni M&A sull’asse Italia-USA è destinato a crescere, garantendo notevoli opportunità di sviluppo dimensionale alle nostre imprese e facendone emergere l'enorme potenziale ancora inespresso, rafforzando al contempo l'ossatura della seconda industria europea».

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