diario di viaggio

Maastricht, nel cuore d’Europa alla scoperta dell’«altra» Olanda

La più meridionale delle regioni olandesi è una terra di confine dove si parla un dialetto morbido e si vive senza correre mai, godendosi i piaceri della vita come il buon cibo, il nettare dei vitigni locali, il caffè, e radici orgogliosamente provinciali

di Enrico Marro


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6' di lettura

Piazzata con millimetrica precisione sul confine tra mondo latino e germanico, posata su morbide colline e bagnata dalla Mosa, la cittadina famosa per il Trattato firmato il 7 febbraio 1992 riserva non poche sorprese a chi pensa di fare un classico viaggio in Olanda. Sì perché Maastricht è qualcosa di più e di diverso: l’altra faccia dei Paesi Bassi, una terra di confine dove si parla un dialetto morbido come le pendenze che accarezzano la cittadina (senza le classiche “R” dure della lingua olandese) e si vive senza correre mai, «per nessuna ragione» come dicono i locali, godendosi i piaceri della vita come il buon cibo, il nettare dei vitigni locali, il caffè, e radici orgogliosamente provinciali.

Maastricht rappresenta l’altra faccia dei Paesi Bassi, una terra di confine dove si vive senza correre mai, godendosi i piaceri della vita come il buon cibo, il nettare dei vitigni locali e il caffè (foto Maastricht Marketing, eighty8things)

Città dalla vocazione glocal
La cittadina di 120mila abitanti, capoluogo del Limburg, si può raggiungere in un’ora di treno dall’aeroporto internazionale di Eindhoven, nella vicina regione del Brabante. Maastricht ospita tra l’altro la più internazionale delle università olandesi , che le regala un volto giovane e “global” in contrasto con la sua natura provinciale. Passeggiare tra vie lastricate come le nostre di sampietrini - portati qui dalle legioni romane - non è normale per una città dei Paesi Bassi. È sorprendente come lo scoprire che la più antica cattedrale gotica del Benelux, costruita qui nel “limes” nel 1294 dai dominicani spagnoli, oggi è una colossale libreria alta 50 metri con volumi in sei lingue (italiano compreso) ma soprattutto un polo di attrazione culturale che ospita mostre, workshop, incontri con gli autori e il delizioso caffè della piccola catena limburghese Coffeelovers.

La più antica cattedrale gotica del Benelux, completata nel 1294, oggi è una libreria da un milione di visitatori l'anno (foto Maastricht Marketing)

Sconsacrata da Napoleone e utilizzata in mille modi non convenzionali dalla municipalità di Maastricht (monumentale sede per festeggiare il Carnevale dei bambini, ospedale, sede degli esami scolastici, ma soprattutto luogo mitico dove tra Ottocento e Novecento generazioni di limburghesi si sono scambiati il primo furtivo bacio, nascosti nell’oscurità trasgressiva dell’abside), dal 2006 la cattedrale ha trovato una vocazione definitiva come polo di attrazione culturale. Ogni anno passano dalle sue enormi mura oltre un milione di visitatori, attratti dal luogo iconico ma anche dai 200 eventi di ogni tipo organizzati tra navate e abside.

L’interno del Kruiserenhotel, l’unico cinque stelle dell’Olanda meridionale, ricavato da una cattedrale gotica del XV secolo e dall’adiacente monastero (foto Oostwegel Collection)

Ma l’utilizzo non convenzionale delle cattedrali gotiche non si limita al duomo-libreria: sempre nel cuore di Maastricht spicca il profilo imponente del Kruiserenhotel, un design hotel costruito all'interno di una cattedrale gotica del XV secolo e dell’adiacente monastero. Unico cinque stelle dell’Olanda meridionale, il design hotel vincitore del Dutch Hotel Award 2017 dispone di 60 tra camere e suite deluxe, con uno stile che riesce a sposare linee moderne e minimaliste con la magnificenza gotica. Gustare il breakfast dal piano mezzanino, sospeso tra le enormi navate e con vista su vetrate e rosoni, è veramente un’esperienza insolita.

Tom Domoulin, la “farfalla di Maastricht” che ha vinto il Giro d'Italia 2017, è un grande estimatore del “Vlaai”, il tipico dolce limburghese (foto De Bisschopsmolen)

Il mulino con pasticceria
Sempre in centro merita poi una visita il più antico mulino medievale ad acqua perfettamente funzionante dei Paesi Bassi, che ogni giorno produce 50 chili di farina utilizzati nell’adiacente forno “De Bisschopsmolen”. C’è la possibilità di organizzare workshop per imparare a fare il pane del Limburgo, impastato nel più naturale dei modi, con i quattro ingredienti fondamentali: farina, acqua, olio e sale. Nella pasticceria del mulino è da provareil Vlaai, una specie di crostata di frutta locale (alla ciliegia, alle albicocche, alle mele e così via) amata dal vincitore del giro d’Italia Tom Domoulin , nato proprio a Maastricht, che l’ha introdotta nella sua dieta sportiva. Assieme a mulino e panetteria-pasticceria, nell’antico palazzo del “De Bisschopsmolen” c’è anche un piccolo ristorante per dolci colazioni a chilometro zero, i saloni per i workshop e un bed & breakfast.

Il più antico mulino ad acqua olandese ancora funzionante, il “De Bisschopsmolen”, che ogni giorno produce la farina per il forno-pasticceria adiacente (foto eighty8things, Rowena Rutten)

Meta per i coffee lover
Nella Maastricht monumentale delle grandi cattedrali, alcune trasformate in colossali librerie e hotel deluxe, la vita rilassata di provincia viene scandita da un rito a noi molto familiare: quello del caffè. Quasi una religione per questi olandesi non convenzionali, che nel cuore del capoluogo del Limburg sfoggiano l’antica torrefazione “Maison Blanche Dael”. Fondata nel 1879, è un’azienda familiare che produce 28 tipi di caffè (tra miscele e singole qualità) e 141 miscele di tè.

Tutte le qualità “Blanche Dael” sono coltivate a oltre duemila metri d’altezza e acquistate direttamente dai produttori in Etiopia, Indonesia, Costarica e Nicaragua, senza intermediari

Una visita all’antico negozio in centro dimostra la passione dei limburghesi per il caffè: tutte le qualità “Blanche Dael” sono coltivate a oltre duemila metri d’altezza e acquistate direttamente dai produttori in Etiopia, Indonesia, Costarica e Nicaragua, senza intermediari. Tra i caffè biologici sono da non perdere l’etiopico “Sidamo Organic” e l’indonesiano “Raja Batak”, ma anche il fruttato “Santa Anita”, costaricano, e il nicaraguense “Mara-Gogype” dai chicchi enormi. C’è anche un decaffeinato che, a differenza di quelli industriali, non viene “lavato” con prodotti chimici ma con semplice acqua, e un intenso ristretto in omaggio alla tradizione italiana. Sconosciuti alla distribuzione tricolore, i “Blanche Dael” si possono assaporare nei caffè della piccola catena “Coffelovers”, con i suoi otto punti vendita (uno all’interno della libreria-cattedrale), ma anche ordinare via internet.

Tuur, fondatore del temporary restaurant Tapijn Brasserie, ospitato in una ex sede dell'esercito nel cuore del parco cittadino. E' rinomato per le sue birre artigianali

C’è spazio (a tempo) anche per la birra
Per gli appassionati di birra artigianale, invece, la tappa d’obbligo è il temporary restaurant Tapijn Brasserie, nel cuore del parco cittadino, in una ex sede dell’esercito costruita dalle truppe statunitensi dopo la liberazione di Maastricht nel 1944. Il ristorante, sempre molto affollato, ospita anche un birrificio artigianale con prodotti che si sposano perfettamente al menu, articolato su una cucina nordeuropea reinventata nel nome dei prodotti stagionali locali. Come tutti i temporary, è destinato a scomparire: chiuderà i battenti nell’aprile del 2021.

Nel Limburgo esistono una cinquantina di viticoltori per un totale di una novantina di ettari (foto eighty8things, Rowena Rutten)

Il vino è “limited edition”
Ma il nettare che più della birra resta nel cuore (e nel palato) dei limburghesi è il vino, orgoglio locale che non deluderà i sofisticati palati italiani: nella regione esistono una cinquantina di viticoltori per un totale di una novantina di ettari. Una produzione limitata, dunque, che non viene esportata perché sufficiente solo a soddisfare la domanda locale: quindi semisconosciuta a noi italiani. Ma della qualità del nettare limburghese si è accorta anche l’Unione europea, che ha insignito del marchio Denominazione di Origine Protetta il vino del “Mergelland”, con vitigni cresciuti sul terreno argilloso e calcareo della marna, e quello dell'area intorno al paesino di Vijlen. «Un buon primo passo per far crescere questa regione vinicola», come spiega l’enologo e sommelier Maurice Warnier.

I vini Saint Martinus hanno conquistato in vent’anni oltre cento medaglie internazionali (foto eighty8things, Rowena Rutten)

Tra le etichette locali spicca Saint Martinus, etichetta nata nel 1988 nel paesino che il destino ha voluto con il nome del patrono di viticoltori e sommelier: nei suoi 27 ettari su dieci chilometri quadrati intorno a Vijlen si producono nettari DOP che hanno conquistato in vent’anni oltre cento medaglie internazionali. Rinomata per i suoi rossi, che spaziano dal Johannes al 7 zonden, ma anche per bianchi come il Francisca o il Josefien, quest’ultimo molto popolare nei Paesi Bassi, l’azienda vinicola produce anche grappe (come la Melchior) e spumanti.

L'Unione europea ha insignito del marchio DOP il vino del “Mergellan” e quello dell'area intorno al paesino di Vijlen (foto Maastricht Marketing, Sarah Leonora)

Molto più artigianale è il vino Domein Steenberg, appena seimila bottiglie l’anno prodotte con passione dalla famiglia Creusen tra le morbide colline della zona di Epen, a sudest di Maastricht, a due passi dal confine belga e da quello tedesco (con Aquisgrana a pochi chilometri). L’etichetta imbottiglia tra gli altri Pinot bianchi, Pinot grigi, il sempre più popolare Riesling e il famoso GT, un bianco forte sempre più amato in Olanda.

Il wine restaurant Mes Amis, con menu spesso a sorpresa dall'impeccabile “pairing”

Per gustare i vini locali con il giusto “pairing” di piatti limburgheesi uno dei posti da provare a Maastricht è il Wine Restaurant Mes Ami, aperto nel 2001 in un edificio del Seicento da Annaline Doelen, “vinoloog” (enologa) di lungo corso e specializzato negli abbinamenti enogastronomici. I menu spesso sono a sorpresa, con delizie stagionali che possono moltiplicarsi fino a sei portate.

Le colline della regione del Limburg (foto Maastricht Marketing, Sam Steylaerts)

Dulcis in fundo, il miele
Nel menu del week-end a Maastricht è il momento del dolce. Last but not least, a sorpresa a queste latitudini non così mediterranee troviamo anche il miele. A introdurlo nel Limburg è stato il vulcanico Kenny Essers, che approfittando del mutamento climatico e della sua passione per natura e aria aperta ha venduto il suo negozietto di bric-a-brac, aprendo la sua prima apicoltura nel 2015 aggiungendone altre 12 in appena quattro anni.

Kenny Essers, il vulcanico produttore di miele del Limburg, che organizza workshop (anche per bambini) alla scoperta del mondo delle api

La travolgente simpatia di Kenny è in grado di trascinarti nel magico mondo delle api con un passo più da show televisivo che da Discovery Channel: provate a prenotare (da marzo a settembre) una visita nella sua apicoltura principale e toccherete con mano di che pasta - d’acacia - è fatto: non filtrata, verrebbe da dire, esattamente come il suo miele, apprezzato anche all’estero, in particolare dai palati mediorientali. Si può acquistare nei negozi locali e su internet nel suo e-commerce, anche se lui agli ordini online preferisce i mercatini locali del Limburgo, dove è onnipresente con il suo colorato furgone, incantando tutti con la sua parlantina senza briglie. Chapeau, Kenny, per il miele e per la tua personalità: è grazie anche a persone come te che voi olandesi siete stati ribattezzati “gli italiani del Nordeuropa”.

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