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Macchine da caffè, ipotesi di un cavaliere bianco italiano per l’ex Saeco

Tavolo in Regione Emilia-Romagna: la multinazionale bergamasca Evoca ha annunciato la chiusura del sito Saga Coffee sull'Appennino bolognese con 220 dipendenti e la delocalizzazione in Romania per salvare i conti del gruppo

di Ilaria Vesentini

3' di lettura

Nessun passo indietro dal gruppo Evoca sulla decisione di chiudere il sito di Gaggio Montano di Saga Coffee, sull’Appennino Bolognese, acquistato solo quattro anni fa, e di archiviare così il suo patrimonio di know-how nelle tecnologie per il caffè e di persone (220 dipendenti, l’80% donne). Ma dal tavolo regionale di ieri è sbucata un’offerta di reindustrializzazione da parte di un imprenditore della meccanica che apre un possibile spiraglio.

Presidio permanente

Nel frattempo prosegue il presidio permanente davanti allo stabilimento produttivo di macchine da caffè ex Saeco, gruppo fondato nel 1981 da Sergio Zappella con un socio svizzero e il re bolognese delle capsule Giovanni Zaccanti (artefice anche del successo di Caffitaly e oggi patron di Parmacotto), arrivato in Borsa nel 2000 con i marchi Saeco e Gaggia, 1.500 dipendenti e la leadership europea di mercato nelle macchine automatiche per il caffè espresso (oltre un milione di macchine prodotte ogni anno e 250 milioni di euro di fatturato).

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Nel 2004 entra il private equity

Nel 2004, con una capitalizzazione di oltre 700 milioni di euro e il passaggio di mano al fondo di private equity francese Pai Partners che lo delista, inizia il declino di Saeco, che neppure la cura industriale avviata nel 2009 dal gruppo olandese Philips riesce a sanare, fino allo spezzatino del 2017, quando Philips cede la divisione delle macchine professionali Saeco alla multinazionale bergamasca Evoca, prima conosciuta come N&W Global Vending, leader nella produzione di distributori automatici di snack e bevande controllata dal fondo Lone Star, che si assicura la licenza dei marchi Saeco e Gaggia, dalle cui iniziali nasce il nuovo brand Saga Coffee.

Il grido d’allarme

«Non è più accettabile che una multinazionale, dopo aver utilizzato la conoscenza e la capacità di lavoratori ad alta professionalità, abbandoni improvvisamente il territorio, specie in aree fragili come quelle montane», è il grido d’allarme lanciato al Governo dalle istituzioni locali di fronte all’annuncio fatto tre settimane fa da Evoca che a marzo 2022 chiuderà il sito in Appennino.

«Spostarsi in Romania è delocalizzare»

Il gruppo, quartier generale nel Bergamasco, 9 siti produttivi nel mondo e 600 brevetti è reduce da un bilancio 2020 disastroso, complice il Covid, con i ricavi scesi di un terzo (dagli oltre 460 milioni del 2019 a 304 milioni) e perdite triplicate, dai 29 milioni di buco del 2019 al rosso di 78 milioni nel 2020. Valori che si sommano a pesanti segni meno in conto economico in tutti gli ultimi dieci anni, mai chiusi con marginalità positive. «Evoca non è una multinazionale, è una famiglia bergamasca e spostare la produzione in Romania non significa riorganizzazione industriale, si chiama delocalizzazione, una mera operazione di stampo finanziario che dà in pasto alle banche i lavoratori di Gaggio, dove tra l’altro il gruppo perde solo 5 milioni di euro, sugli oltre 70 complessivi», dichiara l’assessore regionale alle Attività produttive Vincenzo Colla, ricordando che Gaggio Montano è un comune di 5mila anime e 220 posti di lavoro fanno la differenza e che ci sono gruppi che hanno acquistato imprese e hanno successo anche a 700 metri di altitudine e a 45 minuti dal più vicino casello autostradale.

Scelta già vista

«La scelta di Evoca è analoga a quella già compiuta da numerose multinazionali come Whirpool, Gkn e tante altre nel nostro Paese, senza dimenticare Philips sempre a Gaggio Montano, con le identiche motivazioni: delocalizzare in Est Europa dove costa meno produrre per aumentare i profitti», sottolineano i sindacati Fiom e Fim, che solo un anno fa avevano concordato con Evoca Group 50 uscite volontarie, finalizzate alla messa in sicurezza dello stabilimento di Gaggio Montano, dichiarato allora dalla stessa Saga Coffe strategico all’interno del gruppo.L’unica exit strategy sembra ora la cessione a una diversa proprietà.

Advisor in campo

La Regione ha dato mandato a un advisor di verificare l’ipotesi reindustrializzazionie e valutare la serietà e l’impatto della proposta arrivata da un imprenditore meccanico, che dovrebbe incontrare le istituzioni nei prossimi dieci giorni. «Siamo pronti a fare tutto il possibile e a utilizzare tutti gli strumenti legislativi a nostra disposizione, ma vogliamo la continuità produttiva di quel sito, è troppo importante per la montagna e per gli oltre 200 tra lavoratrici e lavoratori coinvolti», afferma il governatore Stefano Bonaccini. Nel frattempo sono state assicurate altre otto settimane di ammortizzatori sociali e il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha promesso che prima della fine di novembre sarà a Gaggio Montano per ascoltare i lavoratori.

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