costruiti su misura

Macchine Danieli, missione possibile dove c’è il pericolo

Dalle centrali nucleari ai gasdotti, il driver è quello di evitare rischi agli operai

di Raoul de Forcade

 Una macchina di Telerobot ha lavorato allo smantellamento della centrale del Garigliano. Muovendosi nel camino di 100 metri, prendeva campioni del rivestimento radioattivo e lo raschiava via per bonificarlo

4' di lettura

Supportare gli uomini in ambienti di lavoro dove ci sono condizioni difficili o sostituirli in operazioni di manutenzione in cui l’utilizzo di manodopera tradizionale comporterebbe fermi prolungati delle macchine e costi molto più alti. I robot prodotti da Danieli Telerobot Labs servono a questo e spesso sono molto differenti da quelli umanoidi simili ad iCub (alla cui realizzazione, peraltro, l’azienda genovese ha contribuito nella fase iniziale). A volte sono piccolissimi, con pochi centimetri di diametro ma indispensabili per operare in condotte altrimenti difficilmente raggiungibili (come quello per cui l’azienda ha appena ottenuto una commessa da 1,8 milioni dall’Ue e destinato all’acceleratore di particelle Iter); altre volte sono grandi e in grado di lavorare in ambienti radioattivi o vicini agli altiforni. Ma soprattutto sono robot costruiti su misura.

«Negli ambienti complessi, pericolosi e ostili, come gli impianti siderurgici, le installazioni offshore, le centrali nucleari – spiega David Corsini, ad dell’azienda - c’è la necessità di svolgere operazioni, di cui non si può fare a meno, per le quali gli uomini non possono agire da soli e che, d’altro canto, neppure le macchine, per complessità d’ambiente o di obiettivo, sono in grado di svolgere da sole. In determinati contesti, quindi, è pratica comune realizzare macchine speciali e dedicate a una singola e specifica applicazione. I normali robot industriali, infatti, pur molto versatili e robusti, sono standardizzati e non sono progettati e configurati per questi specifici ambienti. Necessitano quindi di essere integrati con soluzioni ad hoc affidabili e collaudate nel tempo. Scherzando siamo soliti dire che i robot industriali sono ancora troppo stupidi e quelli da laboratorio di ricerca troppo intelligenti per essere utilizzabili. Noi creiamo appunto robot e macchinari, per tutelare l’uomo e l’ambiente negli scenari industriali più severi, disegnati su misura e sviluppati seguendo una metodologia messa a punto con l’esperienza maturata in ormai più di 2.500 installazioni, in oltre 40 Paesi nel mondo».

Loading...

Telerobot Labs dal dicembre 2016 è consociata al colosso degli impianti siderurgici Danieli, con giro d’affari attorno ai 3 miliardi e circa 10mila addetti. Ma «anche prima di entrare a far parte di un gruppo top performer mondiale - ricorda Corsini - abbiamo avuto l’opportunità di sviluppare prestigiosi progetti, come i primi prototipi di iCub, la fornitura dei robot da ispezione e taglio per smantellare sia il camino che le turbine a vapore della ex centrale nucleare del Garigliano, lo sviluppo di veicoli teleoperati per ispezione e manutenzione dei gasdotti Blue stream e South stream nel Mar Nero». Corsini spiega che Telerobot, che è una delle poche aziende in Liguria impegnate nella produzione di robot, in questo momento si sta dedicando, tra l’altro, ad applicazioni in siderurgia dove, rispetto all’industria convenzionale, il driver non è tanto avere ripetitività, precisione di operazioni, costanza di produzione e velocità quanto evitare rischi per gli operai. Ci sono operazioni che si devono fare in prossimità della zona più calda dell’acciaieria che, eseguite con i robot, tolgono gli umani da possibili situazioni di pericolo. Stiamo inoltre facendo applicazioni di intelligenza artificiale volta al riconoscimento dei difetti in prodotti semilavorati, grazie ad algoritmi di machine learning, applicati su robot che prima svolgevano solo operazioni di etichettature, marcature e identificazioni di lotti di produzione e ora arrivano a fare anche attività di controllo di qualità».

La recente commessa per Iter è frutto di una lunga esperienza maturata, ad esempio, afferma Francesco Becchi, direttore tecnico dell’azienda, con la centrale del Garigliano. «Lì – ricorda – abbiamo installato un robot che viveva nel camino lungo 100 metri della centrale, andava su e giù e prendeva campioni del rivestimento interno dei quali veniva misurata la radioattività. Il robot aveva anche gli strumenti per raschiare via questo rivestimento. L’ha fatto per diversi mesi, fino a quando abbiamo rimosso tutta la parte interna del camino fino a quando abbiamo portato via la contaminazione e il manufatto è stato riportato dallo stato di rifiuto nucleare a quello di rifiuto convenzionale».

Ma quel robot, prosegue Becchi, «si muoveva in un condotto dal diametro interno di 1,8 metri che si allargava, alla base, fino a 3,4 metri. Ora il robot che stiamo realizzando per l’ispezione dei condotti di alimentazione di Iter, e che è una sorta di trenino dotato di telecamere e di un compressore per gonfiare un palloncino capace di isolare un’area del condotto, ha un diametro di 5 centimetri e si muove in un tubo di 45 metri in cui la parte più piccola è di 54 millimetri e quella più larga di 69». Danieli Telerobot sta anche collaborando, sempre con macchine per controlli e manutenzioni, col progetto europeo Demo, in Spagna, per applicare la fusione nucleare alla produzione di energia elettrica. L’azienda, infine, punta a partecipare, dice Becchi, «al progetto Dtt di Frascati, avviato da Enea ed Eni, che punta a creare una macchina a fusione nucleare italiana».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti