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Macchine grafiche, il 2020 va meglio del previsto: il calo è solo del 16,7%

Grazie al packaging, il settore limita i danni della crisi da coronavirus: verso un fatturato da 2,36 miliardi. Acimga: «Il Governo riconosca l’importanza del comparto»

Le macchine per la stampa limitano i danni della crisi da Covid

2' di lettura

Grazie al packaging l’industria delle macchine grafiche e cartotecniche contiene i danni della crisi da coronavirus. L’attività sviluppata al servizio della collettività durante la pandemia e i periodi più difficili di lockdown, che hanno determinato incremento nei consumi beni di prima necessità, farmaci e carte sanitarie, ha permesso anche ai settori a monte, come la fornitura di tecnologie e assistenza per produzione e stampa di imballi, di contenere il passivo. I dati preconsuntivi 2020 elaborati dall’Ufficio Studi Acimga, l’associazione confindustriale di settore, indicano per le macchine per la stampa, la cartotecnica e il converting un fatturato a chiusura d’anno di 2,36 miliardi, in ripiegamento del 16,7% rispetto al 2019, con l’export a 1,45 miliardi, in flessione contenuta al 14,4 per cento.

Brusco calo delle consegne interne

Più marcato il calo delle consegne sul mercato interno, ferme a 910 milioni, pari a - 20,2 per cento. I dati sono decisamente migliori rispetto a quelli medi attesi per l’industria della meccanica strumentale italiana (- 27% secondo le stime Federmacchine), che schierano le imprese facenti capo ad Acimga fra i segmenti più vitali e che autorizzano a intravedere spiragli di ripresa, nell0auspicio di un più rapido ritorno alla normalità favorito dalla disponibilità dei vaccini anti-Covid soprattutto sui mercati esteri, sbocco principale del «made by Italy». Uno sguardo ai settori a valle, durante il periodo più serrato di lockdown, evidenzia imballaggi (per gli alimentari, per i prodotti farmaceutici e per l’ecommerce) e carte sanitarie in prima linea, con intensificazione di produzioni a sostegno dell’emergenza.

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Perdita limitata del 5,5%

Dalle proiezioni sviluppate su dati di scenario Fmi e dati storici di Onu Comtrade, Eurostat e Us Census Bureau, dovrebbero riuscire a consuntivo d’anno a limitare al 5,5% la perdita di produzione in valore (a 12,8 miliardi), con esportazioni in calo del 7,2%, a 8,18 miliardi. «Se la chiusura d’anno non sarà così critica rispetto ai primi timori, va sottolineata l’importanza del packaging sul risultato», commenta il presidente di Acimga, Aldo Peretti. «Ora auspichiamo che la seconda fase del Covid non impatti così tanto da impedire la ripartenza nel 2021 e, soprattutto, che il Governo riconosca il contributo positivo del packaging a questa fase molto critica dell'economia e non torni su questioni come l’ipotesi di plastic tax che farebbero ripiombare il settore in crisi profonda».

Il nodo delle politiche di sostegno

L’azione di lobby portata avanti da Acimga ha garantito durante il lockdown «la continuità operativa di tutte le tecnologie di stampa e di converting», spiega il direttore generale dell’associazione, Andrea Briganti. «D’ora in avanti saranno determinanti le scelte politiche del Governo sugli interventi a sostegno della ripresa, soprattutto in materia di investimenti per l'innovazione e in primo luogo per garantire alle nostre imprese il definitivo salto di qualità verso le trasformazioni green e digitale 4.0».

Per approfondire

Il 46% degli italiani vuole il packaging green, ma il mercato è in ritardo

https://www.ilsole24ore.com/art/il-46percento-italiani-vuole-packaging-green-ma-mercato-e-ritardo-ACmsjWJB


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