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Macchine utensili senza acciaio, le imprese chiedono alla Ue di sbloccare l’import

La proposta di Ucimu per dare ossigeno ai costruttori: il portafoglio ordini è pieno, ma mancano i materiali per evaderli nei tempi e ai costi stabiliti dai contratti

di Giovanna Mancini

(Nataliya Hora - stock.adobe.com)

4' di lettura

Sospendere temporaneamente i dazi sui materiali siderurgici provenienti da Paesi extra-Ue; istituire un tavolo di lavoro tra istituzioni e associazioni di categoria per cercare fonti alternative di approvvigionamento e per introdurre nei contratti indicatori che tengano conto della forte volatilità dei prezzi di questa fase storica.
I costruttori italiani di macchine utensili fanno appello al governo per attuare alcune misure, che potrebbero da subito sbloccare una situazione divenuta insostenibile, che e rischia di bloccare un’intera filiera.

Boom di ordini e carenza di materie prime

Il paradosso è che il 2022 si annunciava come un anno record per il settore. Dopo le difficoltà della pandemia, nel 2021 la produzione (compresi i servizi connessi al settore) ha sfiorato i 10 miliardi di euro, in recupero sui livelli pre-Covid. Ma soprattutto, gli ordini sono aumentati del 70,1% su base annua. «A gennaio, il portafoglio ordini delle nostre imprese garantiva 10 mesi di produzione, contro i tradizionali 5, quindi le attese erano ottime, nonostante già da mesi stessimo affrontando difficoltà legate all'approvvigionamento e ai costi delle materie prime e dei semilavorati», spiega Barbara Colombo, presidente di Ucimu. Ma la guerra tra Russia e Ucraina ha fatto esplodere costi e ritardi nella catena dei rifornimenti.

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«A gennaio, i nostri fornitori acquistavano la carpenteria saldata tradizionale a 950 euro a tonnellata, prezzo che già incorporava un aumento del 48% rispetto all'anno prima. Nel giro di pochi giorni questo prezzo è salito a 2mila euro a tonnellata», racconta la presidente di Ucimu.Mancano materie prime come acciaio, ghisa, nichel, che rappresentano il 30-40% del prodotto finito, ma anche semilavorati e componenti elettroniche. E quando si trovano, hanno costi insostenibili, che riducono i margini delle imprese. Inoltre, tempi di consegna dei macchinari si sono allungati dai tradizionali 6-8 mesi a 9-12 mesi.

Il tutto, a vantaggio dei competitor esteri che in questo momento subiscono la crisi degli approvvigionamenti e dell'energia meno dell'Italia, che acquista da Russia e Ucraina circa il 50% delle forniture di ghisa e di carpenteria.

La filiera rischia il blocco produttivo

«La nostra preoccupazione è che si blocchi un'intera filiera – dice Barbara Colombo –. Alcuni fornitori hanno già avviato fermi temporanei della produzione. Noi abbiamo forti ritardi sulle consegne e non escludo che, se continueremo a non ricevere i materiali, anche le nostre aziende prima o poi saranno costrette a fermarsi e a ricorrere alla cassa integrazione. Se il governo non interviene in fretta, rischiamo gravi conseguenze anche sul piano sociale il prossimo autunno».

Le proposte di Ucimu

La proposta di Ucimu è di sospendere, temporaneamente, i dazi all'import di acciaio che l'Unione europea aveva introdotto nel 2018 (in risposta ai dazi imposti dagli Stati Uniti ai prodotti siderurgici europei), fissando quote contingentate di ingresso di materiale e imponendo per le quote eccedenti dazi fino al 25%. «Una misura nata per tutelare le produzioni europee, ma che in questo momento non fa che aggravare uno squilibrio di mercato già molto forte, penalizzando le nostre imrpese», osserva Colombo. Che chiede al governo italiano di sostenere questa proposta a livello europeo, ma anche di istituire un gruppo di lavoro con le associazioni per cercare fonti alternative di approvvigionamento (ad esempio da India, Cina, Brasile o Sudafrica) e infine di definire indicatori oggettivi che tengano conto delle variazioni di prezzo delle principali voci di spesa che costituiscono un bene, in modo da inserirli nei contratti di vendita ed evitare che, in fase di consegna, il valore del macchinario non risulti eccessivamente sovrastimato o sottostimato rispetto a quello pattuito in sede di ordine.

«Sono proposte che avevamo già avanzato al governo lo scorso anno, ma ora speriamo che abbian oseguito, perché la situazione è diventata insostenibile e non sol oper noi», aggiunge la presidente di Ucimu.

Gli altri costruttori: l’appello di Acimga

Tutta l’industria dei macchinari si trova infatti in una situazione analoga, con un pieno di ordini e l'impossibilità di evaderli. Tra questi, i costruttori di macchine per la stampa e la trasformazione, rappresentati da Acimga, che nel 2021 hanno registrato ordini in aumento del 43,6% rispetto al 2020 e del 16% circa rispetto al 2019. «Se avessimo avuto solo il problema dei semiconduttori e dei quadri elettrici, saremmo riusciti a convertire il 100% di quegli ordini in fatturato, con una programmazione già piena per i successivi 18 mesi. Ma ora la situazione è ben diversa», conferma il presidente di Acimga, Andrea Briganti.

Non solo, infatti, mancano i materiali con cui produrre i beni finiti (in particolare acciaio, ghisa, nichel, alluminio, ma anche semilavorati e componenti elettroniche), ma inoltre si riducono notevolmente i margini dei costruttori, che si vedono pertanto costretti a rinegoziare i contratti, ma non sempre i clienti sono disposti a farlo.

Il settore, aggiunge il presidente, sconta un modello produttivo «build to order», guidato dalla domanda, che non prevede scorte di magazzino. Un modello efficace in passato, ma che oggi si rivela controproducente e poco flessibile per essere adattato a un sistema di fornitura a singhiozzo e caratterizzato da significative fluttuazioni di prezzo.

«Probabilmente è un modello che nel prossimo futuro dovrà cambiare – osserva Briganti –. La questione è spostare competenze e non pezzi di ferro. Quando i macchinari saranno elementi di trasferimento delle competenze sul cliente, non saremo più così subordinati alla marginalità del pezzo di ferro, ma riusciremo a fornire valore aggiunto basato su competenza e capacità di servire il cliente attraverso quel macchinario».

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