l’accordo con la grecia

Macedonia: referendum senza quorum, ipotesi elezioni anticipate

di Stefano Carrer


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(REUTERS)

2' di lettura

Ha votato meno del 40% dell'elettorato, ma chi l'ha fatto si è espresso per oltre il 90% in favore dell'adesione alla Ue e alla Nato attraverso l'accettazione dell'accordo firmato dal governo con la Grecia: l'esito del referendum del 30 settembre a Skopje sembra complicare il percorso della FYROM (Ex Repubblica jugoslava di Macedonia) verso l'integrazione in Europa, in quanto il boicottaggio deciso da gran parte dell'opposizione – con il sostegno dello stesso presidente della Repubblica Gjorge Ivanov - ha impedito il raggiungimento de quorum del 50% degli aventi diritto.

Il primo ministro Zoran Zaev – l'uomo che ha firmato con il premier greco Tsipras il compromesso che contempla il cambiamento del nome del Paese in “Repubblica della Macedonia del Nord” – ha però dichiarato di aver ricevuto un chiaro mandato per proseguire sulla strada intrapresa di una maggiore integrazione con l'Occidente per la via di una intesa di buon vicinato con Atene. “I cittadini ci hanno dato un messaggio chiarissimo” ha detto, aggiungendo “Il referendum viene deciso da chi vuole decidere”. Gli oppositori hanno anch'essi cantato vittoria.

La bassa affluenza alle urne referendarie (circa il 37%) viene considerata da vari osservatori un ulteriore esempio di come il nazionalismo stia diventando un problema sempre maggiore in Europa, visto che anche in un piccolo Paese che avrebbe un chiaro interesse economico a integrarsi con la Ue le pulsioni nazional-populiste hanno saputo suscitare una vasta eco. Il nazionalismo slavo-macedone non accetta che il Paese debba cambiare nome e costituzione per andare d'accordo con la Grecia e superarne quindi l'opposizione (che dura da 27 anni) che impedisce l'ingresso di Skopje in Ue e Nato.

Anche tra i greci, peraltro, è molto forte l'opposizione a un accordo che consente, sia pure con una qualificazione geografica, l'utilizzo del termine “Macedonia” per il paese limitrofo: i nazionalisti lo considerano un affronto e una usurpazione, con potenziali implicazioni di rivendicazione territoriale sulla Grecia settentrionale.

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Zaev, quindi, intende procedere a cercare di far passare a maggioranza qualificata di due terzi dal Parlamento le modifiche costituzionali necessarie a promuovere una “Macedonia europea” e attuare quindi l'accordo di luglio con la Grecia. Se non sara' possibile, diventeranno inevitabili elezioni anticipate entro fine anno, come ha riconosciuto lo stesso Zaev. Per vari osservatori, l'ipotesi elezioni anticipate – sostanzialmente sullo stesso tema del referendum - è ormai probabile.

Ad Atene il ministero degli esteri ha dichiarato che le obiezioni all'intesa si sono rivelate false ed erronee e che il governo greco continua a supportarla. Tuttavia il ministro della Difesa Panos Kammenos ha twittato che il referendum a Skopje è da considerare invalido a causa del basso numero di votanti. Kammenos fa parte di un piccolo partito nazionalista che sta in coalizione con Syriza, ma ha promesso di opporsi al premier Tsipras, dimettendosi dall'esecutivo, se l'intesa sara' portata al Parlamento greco. Un passaggio procedurale che a questo punto non appare possibile prima della prossima primavera. Il che potrebbe innescare elezioni anticipate anche in Grecia, che dovra' comunque votare entro l'autunno 2019.

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