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Macron alla conquista dell’Assemblée: obiettivo maggioranza assoluta

di Marco Moussanet


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Emmanuel Macron (Epa)

3' di lettura

Dopo aver conquistato l’Eliseo, lo scorso 7 maggio, diventando il più giovane presidente francese di sempre, il trentanovenne Emmanuel Macron si accinge, con il suo partito Lrem (La République En Marche), a ottenere la maggioranza assoluta alla Camera (quella che conta, dato il suo potere prevalente rispetto al Senato). Secondo i sondaggi, il movimento nato poco più di un anno fa dovrebbe infatti ritrovarsi – al termine dei due turni delle elezioni legislative, oggi e domenica prossima – con un numero di deputati compreso tra 350 e 430.

In ogni caso largamente al di sopra della soglia appunto della maggioranza assoluta (289 seggi). Pur presentando, nel quadro dell’alleanza con i centristi del MoDem, “solo” 529 candidati. In 48 collegi Macron e il partner François Bayrou hanno deciso di non essere presenti per non danneggiare altrettanti esponenti socialisti e della destra moderata che hanno annunciato, se eletti, il loro sostegno alla “maggioranza presidenziale”.

Il voto in Francia per l’Assemblea nazionale

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Dietro a Lrem (al quale le rilevazioni sulle intenzioni di voto assegnano il 29-30% dei consensi) ci sarà la destra dei Républicains (che ha dovuto accantonare i sogni di rivincita e dovrebbe accontentarsi del 20-21%, con 120-150 deputati rispetto ai 199 attuali). E poi via via tutti gli altri, che saranno fortemente penalizzati da un sistema elettorale che premia i due partiti più forti e con un più solido radicamento territoriale. Il Front National, in terza posizione con il 17-8%, si dovrà accontentare di 8-18 parlamentari e rischia di non poter avere un suo gruppo (servono almeno 15 deputati). La “Francia ribelle” di Jean-Luc Mélenchon è prevista al 13%, mentre il Partito socialista dovrebbe fermarsi al 7-8 per cento. Con 15-25 deputati rispetto ai 284 attuali, un disastro.

A meno di improbabili sorprese – e nonostante le inchieste preliminari aperte dalla Procura nei confronti di un fedelissimo del presidente e del MoDem - Macron realizzerà così una seconda impresa che non era mai riuscita a nessuno. Con un’operazione di radicale rinnovamento – la più importante della Quinta Repubblica, dal 1958 - che darà vita a un Parlamento completamente diverso da quello uscente (anche grazie all’entrata in vigore della legge che vieta il cumulo dei mandati, spingendo circa 200 deputati su 577 a optare per l’incarico di sindaco, presidente di Provincia o Regione e quindi a non ripresentarsi).

Nella futura Assemblée Nationale ci saranno moltissimi volti nuovi. Ci saranno inoltre più donne (il 52% dei candidati di Lrem è di sesso femminile), più giovani (l’età media dei “macronisti” è di 46 anni rispetto ai 57,6 della Camera uscente), più società civile (281 candidati di Lrem non hanno mai avuto incarichi politici) e più esponenti del settore privato (il 60% dei nomi presentati da Lrem, con 156 tra manager, piccoli imprenditori e liberi professionisti).

Un simile successo – che ha spinto il socialista Benoit Hamon a parlare di “Macronmania” - ha evidentemente anche un risvolto finanziario importante, per il partito del presidente. Visto che il sistema francese di finanziamento pubblico prevede il versamento di 1,42 euro ogni voto ottenuto e di 37.280 euro per ogni seggio.

Ma per Macron – e il Governo “plurale” guidato dall’esponente della destra Edouard Philippe – si tratta soprattutto di avere i numeri in Parlamento per poter realizzare il programma di riforme annunciato in campagna elettorale. A partire dai decreti di modifica del diritto del lavoro annunciati per settembre, che devono essere autorizzati preventivamente e approvati successivamente dalla Camera.

L’esito del voto potrebbe infine avere un impatto sul Governo, che rischia un mini-rimpasto postelettorale. Sei ministri sono infatti candidati e Macron ha da tempo annunciato che in caso di sconfitta dovranno lasciare l’Esecutivo.

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