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Macron e May, Merkel e Trump: i messaggi di fine anno dei leader

di Antonella Scott


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4' di lettura

Donald Trump che vuole a tutti i costi un muro al confine con il Messico, ma che dovrà ora negoziarlo con un Congresso tornato a maggioranza democratica; Theresa May che cerca disperatamente di uscire dal labirinto di Brexit per poter guardare al di là del dilemma che ha monopolizzato per mesi il mondo britannico; Emmanuel Macron costretto a registrare la «rabbia» e l’«impazienza» dei francesi, ma comunque determinato a proseguire le riforme; Angela Merkel, infine, che ha già incassato nei mesi scorsi l’insoddisfazione degli elettori e ora, dopo aver lasciato dopo 18 anni la guida della sua Cdu, allunga lo sguardo oltre confine - pensando forse anche al proprio futuro - e imposta il suo discorso di fine anno sul multilateralismo e sul ruolo della Germania nel mondo, sul rafforzamento dell’Unione Europea. Rivolgendo i propri auguri ai connazionali, lunedì sera, i grandi leader mondiali hanno sintetizzato le sfide che li attendono, accomunati dalla necessità di fare i conti con i rispettivi tratti nazionali del populismo, principale eredità lasciata dal 2018 all’anno nuovo.

Theresa May: andiamo oltre Brexit
Per la signora May uno spartiacque quasi non c’è: criticata dai propri ministri in vacanza, la premier britannica ha convocato già per il 2 gennaio, mercoledì, una riunione del governo. In settimana entrano in vigore in Gran Bretagna due novità - un tetto ai prezzi dell’energia e il controllo delle differenze nelle retribuzioni di manager e altri dipendenti delle grandi compagnie quotate - e la premier, nel messaggio di fine anno, è parsa preoccupata di raccogliere le critiche di chi ritiene che il governo, concentrato sul distacco dalla Ue, abbia trascurato tutto il resto. E di questo la May vorrebbe tornare a occuparsi, per questo chiede un via libera all’accordo raggiunto con Bruxelles per lasciarsi Brexit alle spalle e permettere alla Gran Bretagna di «girare l’angolo» e «iniziare un nuovo capitolo». Consentendo al governo di riprendere in mano i temi della scuola, delle abitazioni, della sanità, dell’ambiente. Brexit è importante, ha detto la May, ma non è «la sola questione che conta».

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La sfida di Macron: avanti con le riforme
Anche Emmanuel Macron probabilmente è ansioso di lasciarsi il 2018 alle spalle: le proteste dei “gilet gialli” contro le sue riforme considerate squilibrate hanno scavato un baratro tra lui e i francesi. Ansioso di riconnettersi, Macron ha fatto i suoi auguri in piedi, alle spalle una grande bandiera francese che richiama alla fraternità e all’uguaglianza. «Questa rabbi a - ha spiegato usando il “noi” per provare a mettersi sullo stesso piano della gente - mi ha fatto capire che non siamo rassegnati. I risultati delle riforme economiche non possono essere immediati. E l’impazienza, che condivido - ha però concluso Macron - non consente alcun passo indietro». Riforma dei sussidi di disoccupazione, delle pensioni pubbliche, della pubblica amministrazione: è l’agenda 2019 di Macron, nessun cedimento. «Non possiamo lavorare meno e guadagnare di più, tagliare le tasse e aumentare la spesa», ha detto Macron. Negli ultimi giorni le proteste si sono indebolite, complici alcune concessioni sui redditi più bassi fatte da Macron e dal governo, che ora avvieranno un dibattito nazionale su come rispondere a questa grande crisi, come conciliare riforme e solidarietà sociale. Ma così come si sono indebolite, le manifestazioni dei gilet gialli sono pronte a riesplodere.

Angela Merkel guarda oltre confine
Per le prossime settimane Macron ha anche preannunciato il rilancio del suo progetto europeo: la rabbia dei manifestanti passa anche da Bruxelles, e dalle elezioni europee che incroceranno le insoddisfazioni di tutti i Paesi membri e daranno la misura della forza dei partiti populisti ed euro-scettici. Tra chi fin d’ora si impegna dalla parte dell’Unione è Angela Merkel, che vuole una Germania al lavoro per rafforzare la Ue. Non solo, la cancelliera ha promesso un Paese maggiormente proiettato sul fronte internazionale, meno rinchiuso sui propri problemi: «Dobbiamo alzarci, discutere e combattere per le nostre convinzioni - ha detto lunedì sera la Merkel - più di quanto abbiamo fatto in passato. E, nel nostro interesse, dobbiamo assumerci maggiore responsabilità». La signora Merkel si è detta convinta che soltanto la cooperazione internazionale consente di trovare soluzioni ai nodi del terrorismo, dei cambiamenti climatici, all’emergenza immigrazione.

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Undici giorni di shutdown
La cancelliera tedesca va in direzione opposta a quella di Donald Trump. Che ha scelto ancora una volta Twitter per trasmettere agli americani il proprio messaggio. In pieno shutdown - la chiusura di parte dei servizi della pubblica amministrazione per il mancato accordo tra Casa Bianca e democratici sui relativi finanziamenti - Trump ha trascorso la fine dell’anno lavorando alla Casa Bianca, «mentre tutti festeggiate». Al centro delle divergenze tra i due campi, la costruzione di una barriera «forte e potente» al confine Usa-Messico. Facendosi intervistare nella notte di San Silvestro da Fox News, Trump ha lasciato capire che sulla sicurezza alla frontiera non è in vena di compromessi con l’opposizione democratica: «Sono nello Studio Ovale - ha twittato Trump -. Democratici, tornate subito dalle vacanze e dateci i voti necessari alla sicurezza di frontiera, muro compreso». Nel Congresso a maggioranza democratica l’opposizione spera in un accordo che metta fine allo shutdown senza impegnare nuovi fondi per il muro, ma il Senato a maggioranza ancora repubblicana è garanzia di un proseguimento dell’impasse. Anche se ogni giorno che passa aumenta il numero di servizi federali bloccati e di personale che resta senza stipendio. Per il governo americano, non è stato un buon inizio.

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