Mea culpa dopo 27 anni

Macron: la Francia riconosce le sue responsabilità nel genocidio del Ruanda

Al Memoriale di Kigali, capitale della Repubblica del Ruanda, sono seppelliti i resti di oltre 250mila delle circa 800mila vittime del genocidio, essenzialmente Tutsi, vittime nel 1994 dell’odio dell’etnia Hutu

Macron: "Chiedo scusa per le responsabilità della Francia in Rwanda"

3' di lettura

Dopo averlo preannunciato in un tweet pubblicato prima di decollare per Kigali - “nutro la profonda convinzione che nelle prossime ore scriveremo insieme una nuova pagina della nostra relazione con il Ruanda e l'Africa” - oggi quella pagina l'ha scritta sul serio. Durante un discorso al Memoriale del Genocidio che nel 1994 segnò il tragico culmine del conflitto etnico tra Hutu e Tutsi, il presidente Emmanuel Macron ha fatto un pubblico e ufficiale mea culpa, a nome della Francia, per i massacri di 27 anni fa, nei quali rimasero uccise circa un milione di persone di maggioranza Tutsi. «La Francia riconosce la parte di sofferenze che ha inflitto ai ruandesi», ha esordito Macron: «Non si è resa complice - ma ha fatto per troppo tempo prevalere il silenzio sull'esame della verità».

La speranza «di camminare nuovamente insieme»

«La Francia riconosce la parte di sofferenze che ha inflitto ai ruandesi», ha esordito Macron: «Non si è resa complice - ma ha fatto per troppo tempo prevalere il silenzio sull'esame della verità». Il viaggio di Macron in Ruanda punta ad essere la “tappa finale della normalizzazione delle relazioni” con la Francia, dopo oltre 25 anni di tensioni legate al ruolo svolto da Parigi in quella immane tragedia. «Questo percorso di riconoscimento, attraverso i nostri debiti, i nostri doni, ci offre la speranza di uscire da questa notte e di camminare nuovamente insieme. Su questo cammino - ha proseguito Macron, nel corso di un intervento di 20 minuti - solo coloro che hanno attraversato la notte possono, forse, perdonare, farci il dono di perdonarci».

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Kagame: parole Macron valgono più delle scuse

“La normalizzazione delle nostre relazioni non può essere avviata senza questa tappa”, ha detto Macron in una conferenza stampa congiunta con il presidente ruandese Paul Kagame a Kigali. Attualmente la Francia è rappresentata a Kigali da un incaricato d'affari. Kagame, da parte sua, ha elogiato le parole del suo omologo francese. L'inquilino dell'Eliseo ha fatto “un discorso potente”, ha detto Kagame ai giornalisti, aggiungendo che “le sue parole hanno più valore delle scuse, sono la verità”. “Questo è stato un atto di enorme coraggio”, ha sottolineato Kagame.

Macron ha poi annunciato il ritorno di un ambasciatore in Ruanda, posto rimasto vacante dal 2015 a causa delle tensioni tra i due Paesi dovute proprio al ruolo della Francia nel genocidio del 1994

Associazione sopravvissuti critica Macron per mancate scuse

Di segno opposto la reazione alle parole del presidente Macron del presidente di Ibuka, una delle più importanti associazioni a sostegno delle vittime del genocidio dei Tutsi. Egide Nkuranga si è infatti rammaricato per l'assenza di “scuse chiare” nel discorso del leader francese sul ruolo della Francia. “Ci aspettavamo che si scusasse chiaramente a nome dello Stato francese. Non l'ha fatto. Anche per chiedere perdono, non l'ha fatto”, ha detto Nkuranga. Tuttavia, ha aggiunto, Macron “ha davvero cercato di spiegare il genocidio, come è successo, cosa non hanno fatto, le loro responsabilità... Questo è molto importante, dimostra che ci capisce”. “Anche se non si è scusato chiaramente - ha concluso -, vediamo comunque che ciò è qualcosa che può avvenire in futuro”.

Sforzi per normalizzare le relazioni tra i due Paesi

Al Memoriale di Kigali, capitale della Repubblica del Ruanda, sono seppelliti i resti di oltre 250mila delle circa 800mila vittime del genocidio, essenzialmente Tutsi. In precedenza, Macron ha visitato il Museo della memoria, con cartelli pedagogici, video e testimonianze, ma anche vetrine con crani, ossa e abiti stracciati, deponendo una corona di fiori. L'obiettivo del leader francese è giungere ad una definitiva normalizzazione delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, resi difficili da oltre un quarto di secolo dal ruolo svolto dalla Francia ai tempi del genocidio.


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