LE MISURE ANNUNCIATE

Macron, le misure contro la collera: aumento del salario minimo e tagli fiscali per lavoratori e pensionati

di Riccardo Sorrentino


Gilet Gialli, dietro front di Macron

4' di lettura

Una condanna forte delle violenze, «inammissibili». Poi l’apertura di uno «stato di emergenza economico e sociale», che si concretizza con una serie di misure a favore dei più deboli - i pensionati, i lavoratori con salario minimo - e l’apertura di un grande dibattito pubblico sui grandi temi politici, a cominciare dal rapporto tra la vita quotidiana («avere una casa, spostarsi, riscaldarsi») e il riscaldamento climatico, soprattutto nelle aree non metropolitane.

«Quarant’anni di malessere»
Emmanuel Macron ha affidato a un quarto d’ora di discorso, letto con una posa un po’ rigida e non privo di toni retorici (peraltro tipici del mondo politico francese) il compito di ricostruire il rapporto con la piazza. Non quella degli scontri («Nessuna rabbia può giustificare l’attacco a un poliziotto, un gendarme, che si distrugga un esercizio commerciale o un edificio pubblico», ha detto), ma quella dei più deboli che la cattiva sequenza degli interventi politici ha dimenticato: «Abbiamo finito per abituarci», ha detto il presidente ricordando che «sono quarant’anni di malessere che riemergono».

Nessun passo indietro sulla patrimoniale
La sua non è però una marcia indietro totale. Nelle misure proposte manca la revisione dell’imposta patrimoniale, chiesta dai Gilets jaunes: aiuterà la creazione di nuovi posti di lavoro, ha detto e tornare indietro indebolirebbe l’economia. Piuttosto diventerà più rigida la politica sull’evasione fiscale e meno elastiche le elusioni: «I dirigenti delle imprese francesi devono pagare le imposte in Francia».

Aumento del salario minimo
Il presidente ha poi annunciato un aumento di 100 euro del salario minimo - oggi è pari a 1.185 euro netti e a 1.578 euro lordi - senza oneri aggiuntivi per i datori di lavoro; la defiscalizzazione degli straordinari - uno di quei provvedimenti annunciati da tempo ma rinviati - la defiscalizzazione dei bonus di fine anno da parte delle imprese, che Macron invita a versare; e l’abrogazione dell’aumento dei contributi - una delle misure considerate più odiose dai francesi - per i pensionati che guadagnano meno di 2mila euro al mese: «Lo sforzo richiesto era troppo pesante e non era giusto» ha ammesso il presidente, che non ha mancato di assumersi le proprie responsabilità: «So che mi è capitato di ferire qualcuno di voi con le mie parole», ha detto.

L’apertura di un grande dibattito nazionale
A Macron interessa anche ricostruire anche il dialogo sociale e far risalire la propria popolarità, che oggi è pari - a seconda dei sondaggi - al 18-21%. L’idea del “dibattito nazionale” già lanciato dal presidente del consiglio Édouard Philippe sul tema della fiscalità, sarà allargato a tutti gli aspetti politici, compresa la distribuzione dei redditi, le riforme della rappresentanza per tener conto, per esempio, delle schede bianche, l’equilibrio della fiscalità e il modo di far fronte, nella quotidianità, al cambiamento climatico.

Attenzione alle aree non metropolitane
Macron ha inoltre capito bene che uno dei nodi è il rapporto tra le città e le aree non metropolitane: gli enti locali sono stati troppo bruscamente privati di alcune entrate, a causa della parziale abrogazione di imposte immobiliari, senza sufficienti compensazioni; e i servizi pubblici ne hanno sofferto. Il presidente incontrerà allora, «regione per regione», i sindaci francesi, per ricostruire un programma che non sia così verticale e centralizzato come lo è stato finora. «Le buone soluzioni emergeranno sul terreno», ha detto.

Nessuna indulgenza per i violenti
Le proteste possono diventare quindi «una chance», ha spiegato il presidente che, all’inizio del discorso, ha condannato duramente le violenze: «Non riceveranno alcuna indulgenza». Allo stesso modo, poche concessioni sul tema dell’immigrazione: «Voglio che la Nazione si metta d’accordo con se stessa su quella che è la sua identità profonda». Un retorico: «La mia preoccupazione siete voi, la mia sola battaglia è per voi, la nostra sola battaglia è per la Francia» ha concluso il discorso.

I Gilet jaunes libres: «Mezze misure»
Per i Gilet jaunes libres - i moderati che non hanno partecipato alle proteste di sabato - si tratta di «mezze misure». «Cento euro vanno bene per gli smicards (coloro che ricevono lo Smic, il salario minimo, ndr), ma che ne è - ha detto il portavoce Benjamin Cauchy alla rete tv France 2- dei salariati medi che vivono una pressione fiscale enorme? Che ne è della carbon tax su navi e aerei? i Gilet jaunes e i francesi sono per l’ecologia. Per le pensioni - ha spiegato infine - l’indicizzazione al costo della vita sarebbe il minimo».

La Ue accende i riflettori sui conti pubblici
Critiche le opposizioni, mentre il sindacato Cgt ha annunciato una mobilitazione, insieme ai Gilets jaunes, per venerdì. Il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ha intanto immediatamente acceso i riflettori sulle ricadute che le nuove misure avranno sul bilancio pubblico francese. «Stiamo monitorando attentamente le potenziali nuove misure annunciate - ha detto - ma non possiamo commentarle prima che siano propriamente varate e dettagliate».

Un costo di 8-10 miliardi
Le misure proposte da Macron imporranno una rivisitazione della Loi de Finances 2019, la Finanziaria francese. Secondo Olivier Dussopt, segretario di Stato con delega al budget, i provvedimenti costeranno 8-10 miliardi di euro, una cifra compresa tra lo 0,33 e lo 0,41% del pil nominale previsto dal governo per il 2019. Attualmente Parigi prevede per l’anno prossimo un deficit del 2,8%, anche se 0,9 punti percentuali sono legati a misure straordinarie: nel 2019 lo stato francese verserà alle imprese alcuni crediti di imposta relativi al 2018 che sono stati trasformati in deduzioni fiscali e creeranno quindi, per un anno, un “buco” nelle entrate. Nel 2020 il disavanzo dovrebbe infatti calare all’1,4%. In ogni caso Parigi rischia, per le misure annunciate da presidente e in assenza di interventi correttivi, di sforare il tetto del 3%.

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