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Made in Italy: intesa storica con gli Usa per tutelare la mozzarella Dop

Qualcosa si muove sulla protezione dei prodotti alimentari di qualità negli Stati Uniti. A rompere il muro contro muro di questi anni è stato il Consorzio della mozzarella di Bufala campana Dop che ha siglato a Caserta uno storico accordo con gli statunitensi del Consortium of common food names (Ccfn)

di Giorgio dell'Orefice


Le rotte del food made in Italy nel mondo

3' di lettura

Qualcosa si muove sulla protezione dei prodotti alimentari di qualità negli Stati Uniti. A rompere il muro contro muro di questi anni è stato il Consorzio della mozzarella di Bufala campana Dop che ha siglato a Caserta uno storico accordo con gli statunitensi del Consortium of common food names (Ccfn) sulla protezione della Mozzarella di Bufala campana Dop negli Stati Uniti.

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In base all’accordo –sottoscritto dal presidente del Consorzio della Bufala campana Dop, Domenico Raimondo e dal vicepresidente nonché direttore del CCFN, Jaime Castaneda - i due enti riconoscono il carattere distintivo della denominazione Mozzarella di Bufala Campana Dop e viene stabilito che «qualsiasi richiamo testuale o grafico al territorio di produzione su un prodotto similare – si legge in una nota congiunta - lede i diritti della Dop campana». Al tempo stesso però «si concorda poi sul libero utilizzo del termine “Mozzarella” per definire un formaggio prodotto secondo quanto previsto dal Codex Alimentarius e dello standard Food and Drug Adminsitration Usa».

L’INDUSTRIA DELLA MOZZARELLA CAMPANA DOP

L’INDUSTRIA DELLA MOZZARELLA CAMPANA DOP

Si tratta di una vera e propria svolta sul piano della tutela internazionale dei prodotti Dop e Igp europei e italiani. Il Consortium of Common Food Names (che qualcuno in Italia ha ribattezzato “il consorzio dei falsari”) in realtà associa aziende alimentari Usa che producono da decenni formaggi similari rispetto agli italiani Parmigiano, Grana, Pecorino, Asiago, Gorgonzola con fatturati di miliardi di dollari e un budget annuale di decine di milioni da destinare a uno dei principali obiettivi del CCFN ovvero quello di affermare sui mercati internazionali la genericità di nomi come Parmesan, Asiago, Gorgonzola o lo stesso Mozzarella.

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Un’associazione che oltre a disporre di cospicui mezzi finanziari adotta anche strategie aggressive. Risale infatti ad appena due anni fa una durissima lettera di cui fu promotore il CCFN insieme ad altre importanti associazioni di industrie alimentari Usa indirizzata al Presidente Trump nella quale si denunciava come le tutele concesse ai produttori europei di Dop e Igp in accordi bilaterali che Bruxelles ha siglato in questi anni (a partire da Ceta tra Ue e Canada) potessero danneggiare le industrie Usa di prodotti similari e per questo si invitava l’amministrazione Usa a utilizzare tutta la propria moral suasion con le controparti di Bruxelles (ad oggi in discussione ci sono ancora gli accordi con Messico e Mercosur) per frenare tali concessioni.

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Adesso invece questa importante intesa che potrebbe segnare il passaggio da una logica di veti incrociati alla definizione di regole di convivenza sul mercato che possano fare da cornice a una sana concorrenza. «Questo accordo – ha commentato il vicepresidente del CCFN, Jaime Castaneda– porterà chiarezza ai consumatori americani e globali proteggendo al contempo la loro capacità di scegliere tra un’ampia selezione di prodotti alimentari di alta qualità. Si tratta di un passo importante per proteggere i diritti dei produttori di formaggi dai nomi generici e dei titolari delle indicazioni geografiche». «Abbiamo scelto la strada del dialogo senza atteggiamenti pregiudiziali – ha aggiunto il presidente del Consorzio della Mozzarella di Bufala campana Dop, Domenico Raimondo (che è anche presidente di Afidop, l’associazione dei formaggi Dop italiani) -. Ci auguriamo che questo nostro accordo possa presto estendersi ad altri formaggi e portare alla risoluzione dei problemi. Solo in questo modo è possibile evitare chiusure protezionistiche».

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Il Consorzio della Mozzarella di Bufala campana Dop vanta un fatturato alla produzione di 400 milioni di euro che diventano 750 al consumo e una quota di vendite all’estero che dopo un decennio in cui l’export è cresciuto del 150% è oggi 33,4%. Il mercato Usa copre una quota del 7% ed è il principale sbocco extra-Ue ma soprattutto vanta considerevoli margini di sviluppo considerata la grande crescita in questi anni della domanda di prodotti certificati da parte dei consumatori Usa.

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