intervista a Alessandro Giglio

«Made in Italy, dopo le tv passo all’e-commerce»

L’acquisizione di Terashop e il sogno di far impennare il transato online dagli attuali 100 milioni al miliardo

di Raoul de Forcade


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Immagini del programma Made in Italy, suCctv, la Tv di Stato cinese, con la conduttrice Yang Zi. Totalizza 100 milioni di spettatori settimanali.

4' di lettura

«La nostra ambizione è diventare i più grandi tra gli italiani nell’esportazione di made in Italy nel mondo e i numeri uno nell’e-commerce in Italia. Ma di fatto, con l’acquisizione di Terashop, riteniamo di aver raggiunto questo risultato». E ora «il sogno» è di far impennare il transato online «dagli attuali 100 milioni di euro a un miliardo, nell’arco di 5-6 anni». Alessandro Giglio, l’imprenditore genovese alla guida di Giglio group, riassume così il progetto che ha portato l’azienda da lui fondata nel 2003 a cambiare, nel giro di una manciata di anni, il core business, passando dal controllo di canali tv satellitari, per lo più concentrati sulla divulgazione del made in Italy, al commercio digitale di prodotti italiani.

Il tutto passando attraverso una “doppia” quotazione in Borsa, caratterizzata dallo sbarco in piazza Affari, nel 2015, sul mercato Aim Italia e poi, nel 2018, il passaggio all’Mta Star. Negli ultimi mesi, la svolta decisiva, con la cessione dell’area media (esclusi i canali tv in Cina, dove il gruppo ha una posizione di leadership) alla spagnola Vertice 360; e poi l’acquisizione della società di e-commerce in outsourcing Terashop (chiusa a ottobre, a un valore complessivo di 2,6 milioni, a fronte dell’emissione di 757mila azioni Giglio group) e l’allargamento del business sul web al settore food, che si aggiunge ai già sviluppati comparti del fashion e del design. A novembre, inoltre, Giglio group ha chiuso un accordo di partnership con Hse24 (proprietaria dell’omonimo canale tv) per la creazione e la gestione del canale e-comerce della società.

Da cosa deriva la decisione di cedere la parte media del gruppo?
Per tanti anni abbiamo raccontato, sui media di tutto il mondo, le eccellenze del made in Italy; il passaggio naturale è stato quello di iniziare a venderlo. E da lì è partita la progressiva concentrazione sulla vendita digitale, e quindi sull’e-commerce. Abbiamo conferito Nautical channel, la parte satellitare che era M-Three Satcom e i canali tv italiani a Vertice 360, a fronte di una nostra partecipazione azionaria, pari al 5,95%, nella società spagnola. Riteniamo che loro, essendo estremamente focalizzati sul settore e con grandi competenze, possano proseguire il cammino da noi intrapreso e condurlo nella giusta direzione, con i giusti sviluppi commerciali. Con la nostra partecipazione, inoltre, noi restiamo comunque legati al comparto e possiamo concentrarci sull’e-commerce.

Avete però tenuto le tv in Cina.
Sì, in Cina la tv prosegue. Lì i social hanno grandi piattaforme video e anche store online: la parte media e quella e-commerce sono perfettamente integrabili. In Cina contiamo una base utenti di 180 milioni di persone, declinati sui vari canali che abbiamo su piattaforme digitali e social. Mentre i nostri contenuti trasmessi dalla tv di Stato cinese raggiungono settimanalmente oltre 100 milioni di persone.

Lo chef Max Mariola del Gambero Rosso. Giglio group ha dismesso il settore media, esclusi i canali cinesi. E punta sull'e-commerce con fashion, design e food

Perché l’acquisto di Terashop e l’ingresso nel food?
Terashop era, dopo di noi, la seconda società di e-commerce in Italia. Gestisce, tra l’altro, l’e-commerce del gruppo Mediaset, di Mc Donald’s Italia, di Expert. Poi anche brand della moda come Fratelli Rossetti, e del food, come Fabbri e Cameo. Quello che loro avevano in più rispetto a noi è una piattaforma tecnologica estremamente evoluta, e già con grande esperienza anche nel settore food, nonché uno sviluppo importante nel settore dell’omnicanalità, che consente al cliente, ad esempio, di acquistare in un negozio e poi farsi arrivare il prodotto a casa (il che permette ai negozi di avere meno magazzino e contenere i costi, ndr). Il food, peraltro, è un settore che sta crescendo sull’online del 40% l’anno. Con Terashop e il food vogliamo essere i più grandi esportatori digitali italiani nel mondo di made in Italy. E l’esperienza di Terashop ci sarà utile anche nell’accordo con Hse24, che è importantissimo e ci vede fornitori di tutta la piattaforma e-commerce dell’azienda, nonché di importanti volumi di abbigliamento e accessori.

Ma che apporto date ai brand che si rivolgono a voi?
Proponiamo un modello di e-commerce evoluto: partiamo dalla creazione del sito per il brand e arriviamo alla gestione totale in outsourcing dell’e-commerce. Il che vuol dire gestirlo a livello tecnologico, di design ma anche di logistica, di pagamenti, di web marketing, fino ad arrivare al customer care. Ma poiché ciò che fa veramente i numeri di vendita sono i grandi marketplace, esponiamo i prodotti dei nostri brand nelle vetrine virtuali dei grandi magazzini online, come Bloomingdale, Macys, Yoox, Zalando, Amazon o JD.com. Solo per fare qualche nome, perché lavoriamo con oltre 200 marketplace. E collaboriamo con più di 100 aziende del made in Italy di fashion, design e food. Tra queste ultime, Riso Scotti e , per citarne alcune liguri, Olio Carli, Generale conserve, Everton. Quest’anno, in cui il food ancora non è computato, avremo un transato, in scontrini, superiore a 100 milioni. E abbiamo il sogno, in 5 o 6 anni di arrivare a un miliardo di euro. In ottobre, intanto, partiremo con l’apertura dei nostri e-commerce store in Cina. Cominceremo con Stefano Ricci, poi proseguiremo con Bric's a novembre e Trussardi a dicembre. A seguire, ogni mese del 2020 lanceremo un nuovo e-commerce store.

Gestite anche magazzini?
Abbiamo 4 centri logistici, non di proprietà ma gestiti dai nostri sistemi e con manager del gruppo Giglio, a Milano, New York, Hong Kong e Shenzen.

Quanto personale avete?
Con Terashop abbiamo integrato il nostro personale con 30 persone, estremamente valide. Tra queste l’attuale ad, Antonio Lembo, che resterà al suo posto. Ora siamo centinaio e prevediamo qualche assunzione. Ma immaginiamo di arrivare al massimo a 120 persone.

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