ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùdistretti

Export, la marcia dei prodotti del Made in Italy: record all’oreficeria

di Barbara Ganz


default onloading pic

3' di lettura

Oltre 5mila chilometri, per la precisione 5.640: è la distanza media che percorre un pezzo di oreficeria prodotto nel Vicentino per raggiungere il suo cliente finale, tipicamente negli Stati Uniti e in Asia. Solo 10 anni fa, un gioiello made in Vicenza viaggiava a distanze inferiori di 1.200 chilometri.

Una lettura inedita dei distretti del Triveneto, della loro vitalità e del raggio di azione su cui si misurano, guarda ai chilometri prima ancora che al valore in miliardi o alle percentuali di crescita. «Un modo per valutare la dinamicità e il peso dei mercati emergenti - spiega Anna Maria Moressa, direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo che da 16 anni monitora 150 distretti italiani -. Il calcolo è stato fatto considerando la distanza fra Venezia e la capitale dello Stato considerato».

LA MARCIA DEI PRODOTTI DISTRETTO PER DISTRETTO
LA MARCIA DEI PRODOTTI DISTRETTO PER DISTRETTO
LA MARCIA DEI PRODOTTI DISTRETTO PER DISTRETTO

In media, un bene prodotto in un distretto veneto viaggia per 3.147 chilometri: agli ultimi posto, per ragioni facilmente comprensibili e legate alla deperibilità delle merci, ci sono le Carni di Verona e l’Ittico di Venezia e Polesine, che si fermano rispettivamente a 1.417 e 916 chilometri. Se si guarda a 10 anni fa, praticamente tutti i distretti hanno aumentato la strada percorsa per raggiungere i propri clienti nel mondo: la media è 409 chilometri in più nel decennio, e comprende gli exploit del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene (+910 km), la termomeccanica scaligera (+837) e i mobili in stile di Bovolone (+882), con un passo indietro significativo per le calzature della Riviera del Brenta, che hanno accorciato il proprio viaggio di 592 chilometri anche per l’importanza crescente dei rapporti sviluppati dal distretto con un importante maison del lusso francese.

È la fotografia di un campione di imprese «che non smettono mai di cercare nuovi clienti e mercati», osserva lo studio. E in effetti, sempre nell’intervallo considerato fra il 2008 e il 2018, il peso dei Paesi emergenti e lontani è salito dall’8,8 al 13%, e quello dei Paesi avanzati lontani è cresciuto da quota 11 a 13,6%. L’export ha segnato un aumento record negli Usa (+1.122 milioni per i distretti veneti, + 190 per il Vicentino), seguiti a livello regionale da Francia, Germania, Cina e Regno Unito. Ragionare in chilometri offre anche altri spunti di riflessione sui distretti: Intesa Sanpaolo ha monitorato oltre 7 milioni di transazioni da fornitori italiani, per un controvalore che sfiora i 60 miliardi : non è la totalità degli acquisti fatti dalle imprese , solo quelli intermediati dal gruppo Intesa Sanpaolo, ma i numeri ne fanno un campione significativo pari a circa un quarto degli acquisti di beni e servizi da parte delle imprese analizzate. Ne risulta una distanza media di 82 chilometri, per il Veneto: «Significa che per le imprese che appartengono a un distretto, la maggior parte dei fornitori è vicina, nella stessa provincia o poco oltre - è la lettura di Anna Maria Moressa -. Con tutti i vantaggi che ne conseguono in termini di velocità di risposta, minori costi di traporto e controllo della filiera. Il dato è addirittura inferiore in regioni come Emilia Romagna, 70 chilometri, e Lombardia, che si ferma a 75. Se invece guardiamo al Mezzogiorno le reti di fornitura si allungano, tanto da arrivare in regioni come Puglia e Abruzzo rispettivamente a 236 e 278 chilometri». Il record è della meccanica strumentale di Vicenza: 61 chilometri di distanza significano la possibilità di trovare, a portata di mano, una specializzazione diffusa e una rete di competenze e fornitori affidabili. Una conferma, anche, di quell’”effetto distretto” che sembrava avere in alcuni momenti esaurito la propria spinta: «Non è così - conferma la ricercatrice - soprattutto in termini di internazionalizzazione e innovazione. Non solo: le ricadute positive riguardano le grandi, le medie e le piccole imprese, e queste ultime sono perfino in maggioranza se si tratta di condividere informazioni utili con altre realtà del distretto».

Aziende proiettate sui mercati mondiali, ma saldamente radicate, che hanno raccontato la propria esperienza a Confindustria Vicenza. È il caso di Euromeccanica Group di Rosà, Vicenza, stampaggio e altre lavorazioni prevalentemente per il settore automotive, 70% di export - che ha avuto un ruolo determinante nel sostanziale raddoppio vissuto negli ultimi cinque anni - e una produzione totalmente concentrata su sette siti del Bassanese: «Per Conciliare innovazione, costi e made in Italy la ricetta è spaccarsi il cervello in quattro e motivare i collaboratori» spiega l’ad Otello Dalla Rosa. In un altro settore, arredo per esterno e design, Nardi Spa porta i propri prodotti in 115 Paesi: «Il nostro non è solo made in Italy, ma made in Chiampo - spiega Anna Nardi, ceo - così riusciamo ad avere ogni fase sotto controllo e a rispondere in una settimana dall’ordine».

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...