ultimi tre giorni per avviare la trattativa

Madrid non dà tregua a Barcellona

di Luca Veronese

La vicepremier spagnola, Soraya Saenz de Santamaria

3' di lettura

Tre giorni alla fine della Catalogna autonoma. O tre giorni per avviare una trattativa. Non sembrano esserci alternative. Ma quello tra Carles Puigdemont e Mariano Rajoy sembra un dialogo tra sordi.

Ieri, il governatore catalano ha scritto al premier spagnolo chiedendo «di fissare, il prima possibile, una riunione che ci permetta di esplorare i primi accordi», per poi avviare un dialogo «nei prossimi due mesi», perché «tutte quelle istituzioni e personalità internazionali, spagnole e catalane che hanno espresso la propria volontà di aprire un percorso di trattativa abbiano la possibilità di sondarlo» e per verificare «in tale modo l’impegno di ciascuna delle parti a trovare una soluzione concordata».

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Puigdemont ha dunque rinnovato la proposta di sedersi a negoziare: «Evitiamo - ha scritto ancora - che la situazione si deteriori ulteriormente. Con buona volontà, riconoscendo il problema e guardandolo in faccia, sono sicuro che potremo trovare la via verso la soluzione».

Il leader catalano, tuttavia, non ha tenuto conto delle pressioni di Rajoy e non ha chiarito il senso del suo intervento all’Assemblea regionale, la scorsa settimana, nel quale aveva sì dichiarato l’indipendenza, ma ne aveva subito sospeso gli effetti, ribadendo la volontà di agire perché «la Catalogna diventi una Repubblica indipendente», in considerazione dei risultati del referendum «illegale» per la legge spagnola ma «valido, efficace e vincolante» per il fronte indipendentista.

«La situazione che stiamo vivendo - ha scritto ieri Puigdemont a Rajoy - è di un’importanza tale che esige risposte e soluzioni politiche all’altezza. Questa mia lettera vuole contribuire a raggiungere tale tipo di risposte, che sono poi quelle che ci richiede la maggioranza della società e quelle che si aspetta l’Europa, la quale non concepisce altra maniera di risolvere i conflitti che non passi attraverso il dialogo, la trattativa e l’accordo».

Il governo spagnolo si è mostrato compatto di fronte alla lettera del capo della Generalitat, ribadendo che se non arriverà entro giovedì una chiara smentita della dichiarazione di indipendenza - sospesa ma comunque mai rinnegata - l’autonomia catalana verrà sospesa e Barcellona sarà commissariata da Madrid, come prevede l’articolo 155 della Costituzione, se una regione non rispetta le leggi nazionali, per difendere gli interessi generali della Spagna.

Rajoy, in una risposta scritta, ha detto di «deplorare profondamente» che il presidente Puigdemont abbia «deciso di non rispondere» e ha confermato la seconda scadenza dell’ultimatum, giovedì alle ore 10, prima dell’attivazione delle «misure costituzionali». «Puigdemont ha ancora la soluzione nelle sue mani, può rispondere sì o no», ha aggiunto la vicepremier spagnola Soraya de Santamaria. «Nessuno nega il dialogo», ma questo deve svolgersi «nei confini della legge, con la massima chiarezza, il dialogo non si esige, si pratica», ha detto per invitare Barcellona ad approfittare «delle ore che rimangono per rispondere con chiarezza». Puigdemont «nel documento che ci ha inviato non ha risposto alla domanda che gli era stata posta», ha detto anche il ministro della Giustizia spagnolo Rafael Català. Su twitter, Xavier Albiol, uno dei dirigenti del Partito popolare di Rajoy, ha dato dell’«incosciente» al governatore catalano.

A Madrid, Rajoy può contare sul sostegno dei Socialisti, che tuttavia sono a favore del dialogo, ma deve contenere i falchi del suo Partito popolare che da tempo avrebbero voluto un intervento deciso contro la Catalogna. A Barcellona, Puigdemont vede sfaldarsi la sua maggioranza nella quale la Cup, l’estrema sinistra nazionalista, non vuole fare accordi con il governo spagnolo.

Non ci sono alternative. O giovedì si arriverà alla rottura definitiva, alla battaglia istituzionale, con la dichiarazione di indipendenza e la conseguente repressione, oppure nelle prossime ore, in modo davvero imprevedibile, tra lo Stato spagnolo e la regione più ricca del Paese si riuscirà ad avviare una qualche forma di dialogo, con una mediazione ancora tutta da definire. Il governo catalano, attraverso Tv3, la televisione della regione, ha già fatto sapere che giovedì non ci sarà alcuna risposta.

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