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Maersk punta su Taranto per lo scalo e il trasbordo di container refrigerati

Nel giro di due settimane è atteso l’arrivo di navi Maersk che scaricheranno container sulla banchina del terminal container gestito dal gruppo turco Yilport

di Domenico Palmiotti

(Dario Lo Presti - stock.adobe.com)

2' di lettura

Maersk fa rotta sul porto di Taranto. Nel giro di due settimane è atteso l’arrivo, per ora per un mese, di navi Maersk che scaricheranno container refrigerati sulla banchina del terminal container gestito dal gruppo turco Yilport. Un’altra nave provvederà a prelevarli e a trasferirli a destinazione. Tra nave “madre” e nave “feeder” sono previste due toccate a settimana. Dopo la prova dei primi di agosto, quando un’altra unità Maersk approdó a Taranto, sembra quindi prendere corpo un maggiore interesse della compagnia verso lo scalo pugliese.

La prova estiva

E già la prova dell’estate si chiuse con reciproca soddisfazione di Maersk e di Yilport (quest’ultimo gruppo è concessionario del terminal di Taranto attraverso la società San Cataldo Container Terminal). Portare più traffico a Taranto in uno scenario ancora difficile, è anche l’obiettivo su cui sta lavorando il management Yilport. Attualmente, oltre a gestire un servizio container di linea per la compagnia Cma Cgm, il terminal ha sviluppato anche lo special cargo, attività che non c’era col precedente concessionario Evergreen.

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Grandi manufatti

Si tratta della movimentazione di grandi manufatti come, per esempio, le turbine. Yilport, su 1.800 metri lineari di banchina, sta usando i primi 700 più altri 300 vicino alla radice del molo. Inoltre ha ammodernato le gru esistenti. A Yilport una serie di operatori hanno già rappresentato che i sistemi logistici internazionali cercano “ingressi” nell’Europa centrale e la posizione del porto di Taranto è più vantaggiosa per i traffici provenienti da Suez.

I due problemi da risolvere

Ma il terminal ha due problemi rilevanti: il dragaggio dei fondali nel tratto di mare antistante la banchina e il collegamento alla linea ferroviaria adriatica. Per quest’ultima, il programma di Rfi sconta ritardi. Prima era stata indicata la data di ottobre, adesso si è scivolati a gennaio 2022. L’inadeguatezza dei fondali, invece, ha avuto già ripercussioni: il terminalista ha dovuto rifiutare compagnie con navi che hanno bisogno di un fondale più profondo. «Oggi la banchina - spiega a Il Sole 24 Ore Sergio Prete, presidente dell’Autorita di sistema portuale del Mar Ionio - ha un fondale inferiore ai 15 metri di profondità in testata e di 12,5-13 metri in calata. Col dragaggio porteremo a 16,50 metri di profondità il fondale antistante 1.200 metri di banchina e il cerchio di evoluzione, che è lo spazio di manovra della nave».

In attesa di autorizzazioni

«Attendiamo le ultime autorizzazioni, contiamo di avviare i lavori entro fine anno, mentre è già pronta la vasca di colmata dove depositeremo i 2,3 milioni di metri cubi di materiali dragati - afferma Prete -. Tra dragaggio e vasca di colmata, l’impegno economico è di 85 milioni. Meno di un anno è il tempo stimato per il dragaggio». Il 22 novembre è stata intanto inaugurata dal vice ministro alle Infrastrutture e trasporti, Teresa Bellanova, la nuova banchina di levante del molo San Cataldo costata 25 milioni insieme alla calata 1 e finita con due mesi di anticipo. La banchina est si unisce a quella ovest dello stesso molo - usata da maggio a novembre da Msc - e adesso, rileva Prete, «abbiamo quattro ormeggi destinati anche alle crociere, due per grandi navi e due per navi meno grandi».

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