Persone

Maestro di narrazioni e fenomeno editoriale

di Stefano Salis


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3' di lettura

Gratitudine che comprende la restituzione, a moltissimi, del piacere puro della lettura, del divertimento intelligente, della godibilità delle storie a cui questo maestro della narrazione – che non ha mai rinunciato alla fortissima impronta dell’oralità, anche perché veniva dal teatro ed è sempre rimasto un formidabile autore di dialoghi e un impareggiabile “contastorie”, come amava definirsi – ci aveva abitutati. E, a un pubblico probabilmente ancora più vasto, aveva dato, magnifico dono, proprio lo stupore e la meraviglia dell’avvicinamento alla lettura, temuta in molti casi o vista, in altri, come impervio territorio destinato solo a pochi. Anche in questo Andrea Camilleri è stato un autore unico.

E poi c’è, appunto, l’affetto. Non comune per uno scrittore: Camilleri è stato capace di raccogliere attorno a sé un sentimento che è tipico dei miti, delle icone giovanili, che oggi sono quasi solo le rockstar, gli sportivi o gli attori. Ebbene, Camilleri era visto ormai da tanti lettori comuni come “uno di famiglia”, una sorta di zio o un nonno saggio che sapeva raccontare, anche a voce, storie affascinanti e divertenti. «Mi piacerebbe che ci rincontrassimo, tutti quanti qui, in una sera come questa, tra cento anni»: aveva chiuso così un anno fa, infatti, con la sua inconfondibile voce roca, arrugginita da migliaia di sigarette, nel Teatro greco di Siracusa, il monologo su Tiresia. Ed è con quelle stesse parole che ieri la famiglia Camilleri, in una nota, ha ringraziato «tutti i suoi lettori e tutti i suoi amici per avergli voluto così bene».

E dire che la storia editoriale di Camilleri era iniziata, come in molti casi, con i tanti rifiuti e la pubblicazione per un editore a pagamento, Lalli, del suo primo romanzo, Il corso delle cose (1978). Dopo qualche anno, l’esordio nell’editoria vera con Garzanti con quel Filo di fumo (1980) che inaugurava il filone dei romanzi storici e quell’uso spregiudicato del dialetto che lo caratterizzeranno in futuro. Garzanti volle, e ottenne di mettere, alla fine della storia un glossario. «Comprendendo le sue taciute ragioni, principiai a compilarlo di malavoglia: poi, a poco a poco ci pigliai gusto e me la scialai», ricordò Camilleri, rivelando, anche qui con divertimento, la natura dell’uso del dialetto nei suoi successivi libri. Poi, da Montalbano in giù, e con la scoperta del genere giallo, la strada è stata in discesa. La prima storia del commissario, La forma dell’acqua (1994) comporta l’avvio di uno straordinario rapporto con la casa editrice Sellerio. Il commissario sarà protagonista, ad oggi, con Il cuoco dell’Alcyon, di 27 romanzi cui vanno aggiunti i titoli miscellanei per Mondadori. E cui sicuramente si aggiungerà, prima o poi, l’ultimo della serie, titolo provvisorio di Riccardino, che Camilleri aveva già scritto (e riscritto) e consegnato alla casa editrice.

Autore di oltre 100 titoli, Camilleri ha venduto in Italia con i libri editi da Sellerio 25 milioni di copie e con i titoli Mondadori altri 6 milioni: un fenomeno editoriale senza pari nel nostro panorama che distanzia, sideralmente, qualsiasi altro concorrente. Come se non bastasse, la «serie evento» del commissario Montalbano è stata vista, complessivamente, da circa 1,2 miliardi di telespettatori. Sono stati realizzati 34 tv movie (tratti da 24 romanzi e 20 racconti) in onda in prima serata su Rai 2 (dal 1999 al 2001) e su Rai 1 (dal 2002 a oggi) con ascolti record: nel 2018 sono arrivati a toccare punte di 12,9 milioni di telespettatori, nemmeno la nazionale di calcio per dire, con il 45,6% di share.

Eppure, per quanto eccezionali e davvero mai visti per l’editoria italiana, non sono i numeri a testimoniare il successo, e l’importanza culturale, che ha avuto il «fenomeno Camilleri» in questi decenni. Instancabile scrittore, era però molto presente anche nel commento “politico” dei fatti che capitavano intorno a lui. È intervenuto spesso, da intellettuale e da persona di buon senso ed esperienza, nel dibattito civile e culturale degli ultimi anni. Lo faceva con grazia, ironia e intelligenza: le caratteristiche della rubrica che tenne - intitolata «Posacenere» - per un anno, il 2012, sul nostro supplemento domenicale, giornale che amava (e testimoniò il suo affetto in tempi non sospetti, facendolo leggere a Montalbano nei racconti di Un mese con Montalbano del 1998) e al quale aveva regalato, anche recentemente, una copertina, con un racconto intimo che ripubblichiamo qui a fianco.

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