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Mafia: in arresto favoreggiatori del boss latitante Matteo Messina Denaro

Sono 15 gli indagati, fra le altre, per associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e favoreggiamento della latitanza del mafioso. Arrestato anche il referente di zona del federato clan Papa

Blitz della Polizia: in arresto favoreggiatori di Matteo Messina Denaro

Sono 15 gli indagati, fra le altre, per associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e favoreggiamento della latitanza del mafioso. Arrestato anche il referente di zona del federato clan Papa


4' di lettura

Blitz della Polizia di Stato nelle province di Trapani e di Caserta. La Squadra Mobile di Trapani, su delega della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, sta eseguendo numerose perquisizioni e arresti nei confronti dei favoreggiatori di Matteo Messina Denaro.

Perquisita la residenza del latitante Matteo Messina Denaro

Sono 15 gli indagati a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione, detenzione di armi e favoreggiamento della latitanza del boss mafioso. Perquisita anche ’abitazione di Castelvetrano, residenza anagrafica del latitante Messina Denaro.

Arrestato anche il referente del clan Papa

La Squadra Mobile di Caserta, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, sta eseguendo numerosi arresti nei confronti degli esponenti del sodalizio criminale con a capo un ex cutoliano, attuale reggente del clan dei Casalesi nell’agro Teano. Tra gli arrestati anche il referente di zona del federato clan Papa.

Il controllo del territorio e gli interessi economici

Dall’indagine, denominata “Ermes Fase 3”, è emerso che i 15 indagati, membri o contigui dei mandamenti mafiosi di Mazara del Vallo e di Castelvetrano, si sono adoperati per garantirne gli interessi economici, il controllo del territorio e delle attività produttive da parte dell’associazione e per aver favorito, in passato, la comunicazione riservata con il latitante Matteo Messina Denaro. Le attività investigative hanno fatto luce sugli interessi economici e sui rapporti fra i sodali del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, e sui rapporti che il capo mafia mazarese, deceduto in data 13/07/2017, intratteneva con altri appartenenti alla famiglia mafiosa di Marsala, di Campobello di Mazara e di Castelvetrano.

Pizzini per decidere su estorsioni e lavori pubblici

Nel corso di incontri riservati e attraverso lo scambio di “pizzini” si decideva le estorsioni da effettuare nella compravendita di fondi agricoli e nell’esecuzione di lavori pubblici. L’indagine ha dimostrato anche l’intestazione fittizia di beni riconducibili a mafiosi e l’intervento dell’organizzazione per risolvere partite di debito/credito fra soggetti vicini alle “famiglie”. Le decisioni in merito ad alcune estorsioni venivano assunte su indicazione diretta del latitante Matteo Messina Denaro.

I contatti col boss

Dalle indagini è emerso che uno degli indagati ha costituito un punto di riferimento nel segreto circuito di comunicazioni finalizzate alla veicolazione dei “pizzini” del latitante Matteo Messina Denaro. É intervenuto nella risoluzione dei conflitti interni alla consorteria mafiosa o comunque per essa rilevanti; ha partecipato ad incontri e riunioni riservate con altri membri dell’organizzazione mafiosa, anche finalizzati allo scambio di informazioni e ha mantenuto contatti con altri esponenti di vertice dell’associazione.

Le pressioni dei complici del boss

Anche un altro soggetto ha partecipato a riunioni e incontri con altri membri dell’organizzazione e ha favorito lo scambio di informazioni con membri e vertici delle famiglie mafiose della provincia di Trapani e non solo. É anche intervenuto nella risoluzione dei conflitti interni alla consorteria mafiosa e si è imposto nel territorio quale imprenditore del settore di carburanti in posizione dominante in forza dalla sua appartenenza a “cosa nostra”. L’uomo è anche indagato, in concorso, anche per aver costretto, con l’intimidazione mafiosa, un dipendente di una società per la vendita di carburanti di Campobello di Mazara a rassegnare le proprie dimissioni, rinunciando al pagamento degli stipendi arretrati e alle altre spettanze economiche derivanti dal suo rapporto di lavoro. L’indagato era stato condannato per aver favorito la latitanza di un noto boss mafioso e successivamente per danneggiamento aggravato ai danni dell’abitazione di un uomo politico di Castelvetrano.

Le minacce e le pressioni estorsive

L’attività investigative hanno dimostrato che l’assoggettamento del territorio e il controllo delle attività economico-imprenditoriali passava attraverso minacce e azioni violente, per le quali era fondamentale un costante scambio di informazioni fra i vertici delle famiglie della provincia. Documentate le pressioni estorsive esercitate su un agricoltore marsalese, per costringerlo a cedere a un membro dell’associazione un appezzamento di terreno, che invece avrebbe voluto acquistare per sè.

Le intercettazioni

Le indagini hanno fatto luce anche sui contrasti fra uno degli indagati mafiosi e alcuni imprenditori agricoli e allevatori e su gli incontri tra mafiosi finalizzati a ricercare una soluzione. L´intervento di “cosa nostra” era essenziale anche per risolvere dissidi per l´utilizzo di alcuni fondi agricoli e per il pascolo nelle campagne di Castelvetrano. Attraverso le intercettazioni è stato disvelato il tentativo di estorsione nei confronti degli eredi del defunto boss mafioso campobellese, affinchè cedessero la proprietà di un vasto appezzamento di terreno in contrada Zangara di Castelvetrano, appartenuto al boss Salvatore Riina. Le minacce dalla cosca mafiosa di Campobello, rappresentata dal boss mafioso, furono avallate anche da una lettera intimidatoria attribuita al latitante Matteo Messina Denaro, risalente al 2013.

L’arresto del reggente Domingo a Castellammare del Golfo

Già il 16 giugno un blitz dei carabinieri a Castellammare del Golfo, provincia di Trapani, feudo di Matteo Messina Denaro, aveva portato all’arresto di 13 persone e alla denuncia di altre 11. Tra gli arrestati c’era anche il reggente del clan, Francesco Domingo, considerato fedelissimo del boss latitante e già condannato per associazione mafiosa. Gli inquirenti hanno accertato collegamenti di Domingo con famiglie mafiose di New York. Indagato il sindaco di Castellammare Nicola Rizzo, eletto nel 2018 con una lista civica di centrodestra. Nall’operazione condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Trapani, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, i reati contestati erano stati associazione di tipo mafioso, estorsione, furto, favoreggiamento, violazione della sorveglianza speciale e altro, tutti aggravati dal metodo mafioso.

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