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Mafia, blitz a Bari contro i clan Mercante, Diomede e Capriati: 104 arresti

di Redazione Online

Un’auto dei Carabinieri (Ansa)

3' di lettura

Custodia cautelare in carcere per 104 indagati per associazione di tipo mafioso, tentato omicidio, rapina, sequestro di persona, detenzione di armi, lesioni personali con aggravante mafiosa, violazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. La megaoperazione, denominata Pandora, al centro delle indagini della Dda di Bari e dei Carabinieri del Ros, ha colpito i vertici dei clan “Mercante-Diomede” e “Capriati” attivi in Bari e nelle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.

Mafia, blitz a Bari contro tre clan: 104 arresti

Obiettivo contrastare l’attività mafiosa nel barese
L’inchiesta, che ha l’obiettivo di contrastare l'attività mafiosa nel barese e nord barese, ha acceso un faro sul crescente ruolo dei clan “Mercante-Diomede” e “Capriati”, federati tra loro, nel panorama criminale pugliese. Clan caratterizzati da una struttura gerarchizzata in cui sono delineati i ruoli e compiti degli affiliati; dall'imposizione di rigide regole interne e rispetto delle gerarchie; dal controllo militare del territorio; dall’operatività delle articolazioni presenti in vari comuni della provincia di Bari e Barletta-Andria-Trani; dal ricorso ai rituali di affiliazione promossi, diretti e organizzati dai componenti che all’interno del sodalizio rivestono la qualità di “padrini”, a favore dei “figliocci”. Con tanto di
“battesimo”, per conferire la “personalità mafiosa” necessaria per agire nell'ambito del consorzio con pienezza di diritti e doveri.

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I vertici del sodalizio
L'indagine ha consentito nel clan “Mercante-Diomede” di attribuire inequivocabilmente il ruolo di capo e organizzatore del sodalizio all'indagato Giuseppe Mercante e al suo alter ego Nicola Diomede. Ma anche di individuare le articolazioni e i relativi componenti che operano a Bari, nei quartieri “Libertà”, “Carrassi-San Pasquale”, ma anche nei comuni baresi di Bitonto, Triggiano-Adelfia, Altamura-Gravina in Puglia. Sono state documentate convergenze e rapporti con i clan “Parisi” e “Di Cosola” e riscontrata la permanenza della storica e ciclica conflittualità con il clan “Strisciuglio”. Sono state anche acclarate le cointeressenze e la mutua assistenza con il clan “Capriati”. E ricostruiti gli “interessi” perseguiti dall'associazione, come l'usura, la ricettazione e altri reati contro il patrimonio, a partire dai furti in abitazioni e passando attraverso l'imposizione/installazione delle slot-machine negli esercizi pubblici e il possesso di armi e lo spaccio di stupefacenti.

Coinvolto anche un imprenditore dell’antiracket di Molfetta
È stata documentata l'appartenenza al clan “Mercante – Diomede” di Roberto De Roberto, imprenditore nel settore della sicurezza privata, attuale membro del consiglio direttivo della Fai – antiracket di Molfetta associazione regionale, quale vice presidente, indagato per associazione di tipo mafioso. Sono stati indentificati i responsabili: del tentato omicidio di Domenico Conte, ai vertici dell'articolazione dei “Capriati” operante in Bitonto (Ba), commesso in quel centro abitato nel 2013 e dell'aggressione fisica a un detenuto nell'area passeggio del carcere di Lecce. È stata accertata la permanenza attuale del clan Capriati e la conferma del ruolo di vertice di Antonio Capriati e dei nipoti Domenico e Filippo, nonostante lo stato detentivo. È stata riscontrata la coesione interna anche a fronte dello stato di detenzione dei suoi affiliati; acclarato il rapporto di interazione con il clan “Mercante-Diomede” e documentata la rinnovata capacità di espansione e operatività sul territorio barese.

Le articolazioni nei quartieri
È stato anche delineato l'organigramma delle articolazioni presenti nel quartiere “San Nicola-Bari vecchia” (storica roccaforte del sodalizio) e “San Girolamo” di Bari; nei comuni baresi di Bitonto-Triggiano-Valenzano; nel comprensorio del nord barese (Terlizzi, Ruvo di Puglia, Corato, Bisceglie e Trani) i cui responsabili sono stati identificati negli indagati Domenico Amoruso, Gioacchino Baldassarre e Domenico Conte. Sono stati identificati gli autori del tentato omicidio di un affiliato al clan “Strisciuglio”, del tentato omicidio di un uomo del clan “Strisciuglio”, della rapina a mano armata e contestuale sequestro di persona a danno dei conducenti di un autoarticolato della Tnt (accaduto nel 2011 in provincia di Bari. Sono stati anche documentati i rapporti tra i clan mafiosi “Mercante-Diomede” e “Capriati” con esponenti della criminalità organizzata di altre aree della Puglia.

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