LA RETATA

Mafia: blitz contro clan Rinzivillo, 37 arresti

di Ivan Cimmarusti

(Ansa)

2' di lettura

Un patto d’acciaio per controllare il mercato ittico italiano. Dalla Sicilia al Lazio alla Lombardia, fino alla Germania: il business nelle mani di Matteo Messina Denaro passa anche attraverso insospettabili imprenditori e “uomini d'onore” come Salvatore Rinzivillo alleato di Francesco Guttadauro, esponente di rilievo della famiglia mafiosa di Brancaccio e imparentato con lo stesso potente boss.

Le imputazioni
Questo emerge dalla vasta inchiesta della Procura nazionale antimafia e delle Dda di Roma e Caltanissetta, che hanno coordinato gli accertamenti di Guardia di finanza, carabinieri e polizia. In manette sono finiti 37 appartenenti al clan mafioso Rinzivillo in Sicilia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Germania. Disposto anche il sequestro di beni per 11 milioni di euro. Nei loro confronti sono ipotizzati i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti, trasferimento fraudolento di valori, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione illegale di armi e accesso abusivo ai sistemi informatici di rilevanza nazionale.

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Messina Denaro e il business ittico
Stando alle indagini, come riportate negli atti, «Salvatore Rinzivillo, con gli imprenditori Carmelo Giannone e Antonio Catania, ha avviato, una proficua attività imprenditoriale nell'ambito del settore della commercializzazione di prodotti ittici assieme a Francesco Guttadauro». Per gli inquirenti «Rinzivillo entrava in affari con Guttadauro, il quale, oltre ad essere esponente di rilievo della famiglia mafiosa palermitana di Brancaccio – che fa capo al padre, il noto dottore Giuseppe Guttadauro, fratello di Filippo Guttadauro, cognato quest'ultimo di Matteo Messina Denaro – annovera una condanna per associazione mafiosa». Nei documenti si legge che «l’alleanza tra il Rinzivillo ed i Guttadauro sfociava nella pianificazione di un vasto commercio di pesce tra la Sicilia, il Marocco, il Lazio, la Lombardia e la Germania, che vedeva impegnato concretamente il Guttadauro, già dimorante in Marocco, ove commerciava pesce azzurro che veniva sia destinato al commercio sia sottoposto a confezionamento».

Bagno di soldi nel Lazio
Secondo i magistrati Cosa nostra sarebbe entrata in contatto con il “mercato ittico” laziale attraverso un imprenditore, Mario Carrai, della società Linemar di Anzio. Nei documenti c'è una intercettazione tra Angelo Giannone e Rinzivillo, in cui si fa riferimento al mercato del pesce sulla piazza di Roma. «Qui c'è da farci il bagno di soldi” dice Giannone. L'uomo fa i conti: “Si parla di mille pesci spada a settimana che si deve maneggiare (…) caricando 20mila chili di pesce spada ci sono tantissimi soldi da guadagnare».

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