Operazione Araldo

Mafia, blitz dei Carabinieri a Palermo: dieci arresti per estorsione e usura. Tassi annui fino al 5400%

Il boss ai domiciliari Giuseppe Scaduto, già capo del mandamento mafioso di Bagheria (Palermo), sovrintendeva agli affari

Mafia, blitz a Palermo: dieci arresti per estorsione e usura

3' di lettura

Dieci arresti per concorso esterno in associazione mafiosa, usura ed etorsione nel palermitano. All'alba di questa mattina, nell'ambito dell’operazione Araldo, i militari della Compagnia Carabinieri di Bagheria e del Nucleo speciale di Polizia valutaria della Guardia di finanza hanno tratto in arresto 10 persone, in esecuzione di un provvedimento applicativo di misura cautelare emesso su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo – Sezione territoriale di Palermo, di cui 9 in carcere e 1 agli arresti domiciliari.

Il boss ai domiciliari sovrintendava agli affari

Pur essendo agli arresti domiciliari ’sovrintendeva’ agli affari Giuseppe Scaduto, 75 anni, già capo del mandamento mafioso di Bagheria (Palermo). Tra gli arrestati del blitz ’Araldo’ che ha fatto luce su un vasto giro di usura all’ombra di Cosa nostra. Per gli investigatori l’anziano boss aveva delegato Atanasio Alcamo, 45 anni, già imputato per 416 bis. Entrambi sono finiti oggi in manette, insieme a Giovanni Di Salvo, 42 anni, considerato il capo e l’organizzatore del gruppo criminale; l’avvocato Alessandro Del Giudice, 53 anni, “promotore e procacciatore” di clienti; Simone Nappini, 50 anni, “intermediario ed erogatore materiale” dei prestiti alle vittime; Antonino Troia, 57 anni, detto ’Nino’; Giovanni Riela, 48 anni; Gioacchino Focarino, 69 anni, detto ’Gino’; Antonino Saverino, 66 anni, detto ’Nino’; e Vincenzo Fucarino, 74 anni (agli arresti domiciliari) coinvolti, secondo gli investigatori, a vario titolo nell’associazione.

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Altre 11 persone indagate a piede libero

Altre 11 persone sono indagate a piede libero. Ordinato il sequestro preventivo di quote di una società, di un locale commerciale adibito a laboratorio e del relativo terreno e di un bar-tavola calda di Villabate con annesso chiosco, per un valore complessivo di circa 500mila euro.

I reati contestati

I reati contestati sono, a vario titolo, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al delitto di usura, usura e estorsione aggravate dalla metodologia mafiosa e trasferimento fraudolento di valori.

Tassi annui fino al 5400% annuo

L'attività investigativa, iniziata nell'aprile 2018, ha:- acclarato l'esistenza di un sodalizio dedito all'usura tra i Comuni di Bagheria (PA), Ficarazzi(PA) e Villabate (PA);- permesso l'individuazione delle vittime, tutte in evidente stato di indigenza e in una chiara posizione di insolvenza, costrette a rivolgersi agli arrestati per poter ricevere dei prestiti con un tasso usuraio variante. Tassi che, a seconda degli episodi, variavano dal 143% annuo e raggiungevano anche il 5.400% annuo (a fronte di un prestito di 500 euro, la somma da restituire in soli 4 giorni diventava di 800 euro).

Comandante Battaglia: «Le vittime degli usurai denuncino»

«Quello dell’usura è un fenomeno piuttosto esteso nel comprensorio di Bagheria ed è un reato difficilissimo da accertare», ha detto il capitano Francesco Battaglia, comandante della Compagnia carabinieri di Bagheria all’Adnkronos . «O si accerta incidentalmente come è capitato a noi con questa indagine oppure l’unica strada è la denuncia. Il rischio in caso contrario è di non uscire da una morsa che può portare, nei casi più tragici, al suicidio», ha spiegato. Da qui l’appello ai cittadini: «Esortiamo le vittime a denunciare offrendo il massimo sostegno all’ascolto e alla protezione». Le indagini di carabinieri e finanzieri hanno permesso di ricostruire i ruoli ricoperti all’interno dell’organizzazione dai singoli indagati. A segnalare le vittime al gruppo criminale era una funzionaria di Riscossione Sicilia spa, che deve rispondere di accesso abusivo a un sistema informatico. «Utilizzava impropriamente una banca dati messa a disposizione per la sua funzione ottenendo informazioni a proposito delle vittime che poi segnalava al gruppo criminale», ha spiegato il capitano Battaglia. Tra le vittime degli strozzini c’erano semplici cittadini in stato di indigenza, ma anche commercianti.

Violenze e minacce alle vittime

Alle vittime, inoltre, la restituzione della somma di denaro prestata veniva richiesta con violenza o minaccia. Le attività illecite venivano svolte con metodologia mafiosa, atteso che i sodali evidenziavano alle vittime la provenienza mafiosa del denaro oggetto di finanziamento, con il chiaro intento di incutere timore e di garantirsi la restituzione degli importi pattuiti. L'organizzazione criminale, anche con la collaborazione di una funzionaria in servizio presso la società “Riscossione Sicilia Spa” (che forniva illecitamente notizie riservate circa le posizioni debitorie di numerosi soggetti), una volta individuate le potenziali vittime, assicurava loro la possibilità di ricevere dei prestiti ai tassi usurai descritti.


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