il capo di cosa nostra compie 87 anni

Mafia, il boss Totò Riina in fin di vita: figli e moglie al capezzale

di Redazione Online

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(Ansa)


3' di lettura

È in fin di vita il boss corleonese Totò Riina. Malato da tempo, è ricoverato nel Reparto detenuti dell'ospedale di Parma. Il capomafia, in coma farmacologico da giorni dopo due interventi chirurgici, compie oggi 87 anni. Arrestato il 15 gennaio del 1993 dopo 24 anni di latitanza, è ancora considerato dagli inquirenti il capo indiscusso di Cosa nostra. I medici avevano da subito avvertito che difficilmente il boss, le cui condizioni sono da anni compromesse, avrebbe superato gli interventi.

Orlando firma permesso: figli e moglie vicino al padre
Con il parere positivo della Procura nazionale antimafia e dell'Amministrazione penitenziaria, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha firmato il permesso per i figli di Totò Riina che potranno stargli vicino, nella struttura sanitaria a Parma in cui si trova da tempo e le cui condizioni sono precipitate.
Più nel dettaglio, il permesso firmato dal Guardasigilli riguarda i figli, la moglie e i parenti più stretti che saranno autorizzati a stare vicini al proprio congiunto,

Lo scorso 16 ottobre, per un legittimo impedimento dovuto a un problema di pressione, era slittata l’udienza del processo in cui Riina è imputato per minacce di morte al direttore della casa di reclusione di Opera, Giacinto Siciliano. Non era stato possibile trasferire il boss dalla sezione detentiva dell'ospedale Maggiore di Parma all'aula del carcere di via Burla per il collegamento in videoconferenza con il Tribunale di Milano. La ripresa del processo era prevista il 16 gennaio.

Riina detenuto a Parma dal gennaio 2014
Riina è detenuto nell'ospedale di Parma al 41 bis da gennaio 2016, ricoverato nel reparto riservato ai carcerati. Lì Salvatore Riina si trova e resterà perché, secondo il tribunale di Sorveglianza di Bologna, è «palese» la «assoluta tutela del diritto alla salute sia fisica che psichica» del boss, mai pentito, ancora pericoloso e «in grado di intervenire nelle logiche di Cosa Nostra». I giudici, con un provvedimento di dieci pagine, depositato dopo l’udienza del 7 luglio proprio nel giorno del 25/o anniversario della Strage di via D’Amelio, per cui Riina sconta uno degli ergastoli a cui è condannato, hanno rigettano le istanze di differimento della pena per le condizioni di salute. Era stata la Suprema Corte a inizio giugno ad aprire uno spiraglio, suscitando anche polemiche, con un rinvio alla Sorveglianza e la richiesta di motivare meglio la compatibilità con il regime carcerario e la pericolosità Punti che i giudici bolognesi hanno affrontato e sciolto uno a uno.

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No tribunale sorveglianza a scarcerazione
Riina ha sì molte malattie, alcune legate all’età, ma è assistito quotidianamente con «estrema attenzione e rispetto della sua volontà, al pari di qualsiasi altra persona che versi in analoghe condizioni fisiche». Condizioni che non riducono il pericolo: per i giudici infatti Riina è «vigile» e «lucido» e non è cambiato. Lo dimostra un colloquio videoregistrato, il 27 febbraio, con la moglie Ninetta Bagarella. «Io non mi pento...a me non mi piegheranno» e «Io non voglio chiedere niente a nessuno ... mi posso fare anche 3000 anni no 30 anni», le sue parole. Espressioni significative di un ravvedimento e di una presa di distanza dal passato che non ci sono, almeno secondo gli atti giudiziari. «Non ha mai palesato - scrivono i giudici (relatore Manuela Mirandola, presidente Antonietta Fiorillo) - neppure un atteggiamento di mero distacco né dai delitti commessi, né dalle logiche culturali che contraddistinguono la criminalità organizzata di tipo mafioso».

Il boss considerato «irredimibile»
L’impossibilità di perseguire la finalità rieducativa della pena è conseguenza, pertanto, di una sua scelta e non delle condizioni fisiche. Che non sia scalfito dagli anni il ruolo di vertice di Riina, lo dicono i colloqui intercettati, da cui emerge un fermo atteggiamento di disprezzo e delegittimazione per i collaboratori di giustizia, pagati, afferma l’anziano boss, per dire il falso.Nonostante l’età, dunque, non ci sono margini per applicare una misura alternativa, si legge nell’ordinanza.

Le 26 condanne all’ergastolo
Riina sta scontando 26 condanne all’ergastolo per decine di omicidi e stragi tra le quali gli attentati del '92 in cui persero la vita Falcone e Borsellino. Sua la scelta di lanciare un'offensiva armata contro lo Stato nei primi anni '90. Irredimibile fino alla fine, solo tre anni fa, dal carcere parlando con un co-detenuto, si vantava dell’omicidio di Falcone e continuava a minacciare di morte i magistrati. Uno degli ultimi processi a suo carico, ancora in corso, è quello sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, in cui è imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato.

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