martedì inizia la requisitoria

Mafia capitale, domani la requisitoria: nel mirino dei pm le infiltrazioni nei settori strategici della Pa

di Ivan Cimmarusti

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2' di lettura

Il processo Mafia Capitale entra nel vivo. Il «sacco di Roma» sarà analizzato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dai sostituti Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli, che domani iniziano la requisitoria nei confronti dei 46 imputati tra i quali il presunto «dominus» dell’ipotizzata associazione mafiosa, l’ex Nar Massimo Carminati. In ballo non c'è solo l’associazione mafiosa, ma anche le connesse corruzioni al Comune di Roma e alla Regione Lazio, negli appalti pubblici legati allo smaltimento dei rifiuti, accoglienza profughi e rifugiati e manutenzione del verde pubblico.

Il nodo dell’associazione mafiosa
L’obiettivo dell’accusa è di dimostrare l’esistenza del reato di associazione per delinquere di stampo mafioso, disciplinato dall’articolo 416bis del codice penale. Le difese hanno tentato di minimizzare questa ipotesi, anche se allo stato esistono due diversi provvedimenti che lo attestano. Si tratta delle decisioni del Tribunale del Riesame ma, soprattutto, della Corte di Cassazione, che in sede cautelare hanno confermato la ricostruzione d'accusa della Procura della Repubblica di Roma.

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Entro giovedì le richieste di condanna
L’obiettivo dei magistrati è di formulare le richieste di condanna mercoledì, anche se non è escluso che si possa arrivare a giovedì. Due giorni per illustrare al collegio della X sezione penale il ruolo dell’associazione mafiosa a Roma, che avrebbe contribuito - assieme alle altre mafie - a depredare la Capitale per 1 miliardo 300 milioni (dati Guardia di finanza del 2014). Da fascista anni '70 legato alla Banda della Magliana, Carminati sarebbe diventato il «re» dell’organizzazione, che si «avvale della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di estorsione, usura, riciclaggio, corruzione di pubblici ufficiali». Il tutto con lo scopo di «acquisire in modo diretto o indiretto la gestione e il controllo di attività economiche, di concessioni, autorizzazioni, appalti e servizi pubblici».

L’organizzazione
La presunta associazione mafiosa conta 18 elementi di spicco, tra i quali Carminati, «il braccio imprenditoriale» Salvatore Buzzi e il consigliere regionale di centro-destra Luca Gramazio. In particolare «Carminati è capo e organizzatore, sovrintende e coordina tutte le attività della associazione, impartisce direttive agli altri partecipi fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartenenti alle forze dell'ordine e ai servizi segreti».

Buzzi, invece, organizzatore, gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche della associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, della accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo, si occupa della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti. Gramazio, «prima consigliere comunale al Comune di Roma poi Consigliere Regionale alla Regione Lazio, pone al servizio dell’organizzazione le sue qualità istituzionali, svolge una funzione di collegamento tra l’organizzazione la politica e le istituzioni, elabora, insieme a Fabrizio Franco Testa, Buzzi e Carminati, le strategie di penetrazione della Pubblica Amministrazione, interviene, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica Amministrazione di interesse dell’associazione».

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