l’interrogatorio

Mafia Capitale, parla Carminati: io un fascista anni Settanta

di Ivan Cimmarusti

(ANSA)

4' di lettura

«Sono fiero di essere un fascista anni '70». Massimo Carminati è apparso spavaldo nella sua audizione davanti ai giudici della X sezione penale del Tribunale di Roma. Non fa mai riferimento alla «mafia», anche se in apertura di interrogatorio precisa che lui, a differenza di Salvatore Buzzi, non tirerà in ballo altri soggetti. Tuttavia per lui si tratta di un «processo dove io sono l’articolo 7 (aggravante mafiosa, ndr)».

«Io una macchietta»
Carminati tenta di allontanare la sua immagine di personaggio enigmatico, legato alla mafia e all’eversione nera. «Mi hanno scocciato con queste storie. «Io sono diventato una macchietta, chi mi conosce sa che sono una macchietta. Mi hanno dato del “Nero” di Romanzo Criminale, del samurai, mi hanno rotto tutti le scatole. Ma queste cose che in un certo tipo di mondo ti rende ridicolo, non sono cose che ti danno potere, sono cose che ti fanno diventare deficiente». Aggiunge che «tutti quelli che mi conoscono mi prendevano per il culo, su questa cosa sono diventato una macchietta, questa è la verità. Non sto dicendo che sono una mammoletta. Ma non c’entro nulla con Romanzo criminale». E quanto alla katana, la spada dei samurai che gli è stata sequestrata a casa, Carminati ha detto che «non è una katana ma una spada per sfilettare i tonni che mi regalò Lorenzo Cola (ex consulente esterno di Finmeccanica, ndr) quando uscì il libro di Carlo Bonini». «Non c’entro niente con Romanzo Criminale - ha ribadito - con i samurai e con tutte queste puttanate».

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I rapporti con Buzzi
L’esame è stato condotto dai legali di Carminati, Giosuè e Ippolita Naso. Il presunto boss di Mafia Capitale spiega come ha conosciuto Buzzi, sospettato di essere il «braccio imprenditoriale» del clan. «Me l’ha presentato Riccardo Mancini (ex ad dell’Ente Eur spa, ndr), nella seconda metà del 2011. Mancini è un mio grande amico da quando avevamo 16 anni». Poi aggiunge: «Mi rivolsi a Mancini perché avevo bisogno di lavorare. Fu Mancini a mettermi in contatto con Salvatore che è un grande imprenditore, uno dei migliori di Roma». Fu lo stesso Buzzi, secondo quanto racconta, a coinvolgerlo nel progetto costruzione del campo nomadi: «Salvatore mi disse di aver avuto l’incarico dal sindaco Alemanno». Spiega che «in cooperativa parlavo solo con Buzzi e per la parte economica con Paolo Di Ninno. Mai avuto rapporti con altre persone in cooperativa. Il lavoro per me era Buzzi, non ero organico alla cooperativa. Quando non c'era Buzzi, io aspettavo fuori, non entravo neanche in cooperativa, mi prendevo tre quattro caffé alla macchinetta».

Soldi in nero
Il presunto boss afferma anche che «quando conobbi Buzzi dissi che io avevo problemi nel giustificare i soldi, per questo glieli consegavo in nero». Aggiunge: «Sono un grande commerciante, sono molto bravo con i soldi, molto più di quello che si pensa. Non ho fatto nulla di illegale, l'unica illegalità è che dovevo nascondere i soldi perché ho la parte civile che vuole 20 miliardi per il furto al caveau dell'ex banca di Roma (alla cittadella giudiziaria di Roma, ndr) e dunque dovevo nascondere i miei proventi, anche quelli legali». «Non dico che non siano giuste le loro richieste e che loro non hanno ragione ma i soldi non mi basterebbero manco se vincessi al superenalotto». «Se avessi potuto, mi sarei messo in regola e avrei pagato anche le tasse, ma non è così - conclude - Io non potevo fare impresa ufficialmente».

Il campo nomadi e il Misna
Carminati afferma di aver svolto dei lavori in collaborazione con Buzzi e che, all’epoca dei fatti, l’amministrazione non aveva liquidato il dovuto. «Dissi a Buzzi che dovevamo andare per le vie legali». Ricostruendo la vicenda dei mancati pagamenti per i lavori al campo nomadi e al Misna, Carminati sostiene di essere stato truffato dal Comune: «Sono dei truffatori, hanno fatto fare un lavoro sapendo bene che non avrebbero pagato. Questo è il mio pensiero nei confronti di Alemanno e del Comune. La prova che non conosco Alemanno e Antonio Lucarelli (all’epoca capo della segreteria di Alemanno in Campidoglio, ndr) è proprio questa: se li avessi conosciuti gli sarei andato a buttare giù la porta di casa». «Io vengo dal mondo di sotto, se fai una cosa nel mondo di sotto si paga, questi del mondo di sopra sono tutti dei “sòla”. Il mondo di sotto è un mondo semplice, molto più serio».

I contatti con Finmeccanica
Qualcosa ce l’ha da dire anche su suoi contatti in Finmeccanica. « Sulle tangenti di Finmeccanica siamo alle leggende metropolitane. Non sono mai stato coinvolto in queste vicende, tutti hanno escluso un mio coinvolgimento. A parte che se uno mi dà i soldi per portarli a qualcun altro sbaglia perché quei soldi me li tengo in tasca. Ho parlato con Buzzi della preoccupazione che i pedinamenti che mi facevano potessero essere riferiti alla mia amicizia con Iannilli (coinvolto nell'inchiesta Finmeccanica, ndr). Ma che io fossi “pagatore” di Finmeccanica escludo di averlo detto. Se fosse stato vero, nonostante la mia amicizia con Buzzi, non lo avrei mai detto».

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